Il de martino 11-12/01 – Memorie e identità in una società plurale

Il de Martino
Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino
N. 11-12, 2001 – pgg. 256, € 12,91

Memorie e identità in una società plurale.
Metodi e strategie per una ricerca dialogica
Atti del campus sulle culture della storia e della memoria
Fattoria San Pancrazio, Bucine (AR)
24-29 luglio 2000

a cura di
Luciana Pieraccini e Andrea Matucci

Sommario

  • Presentazioni
    • Mariella Zoppi, Toscana Porto Franco. Una concreta utopia
    • Lanfranco Binni, Diritti di citttadinanza e territori
  • Editoriale
    • Ivan Della Mea, Insomma, se si fa un porto che sia franco
  • Introduzione
    • Bruno Cartosio, Noi/altri: memoria, storia, convivenza e futuro
  • Relazioni
    • Mila Busoni, Scelte strategiche del ricordo e dell’oblio. Popoli, eventi e rappresentazioni
    • Cesare Bermani, Storia orale: questioni di metodo
    • Alessandro Portelli, L’uso dell’intervista nella storia orale
    • Geneviève Makaping, Breve diario di una emigrata Bamiléké. L’antropologia dell’altra
    • Adel Jabbar, Migranti. Memoria, progetto e aggiustamento identitario
    • Annamaria Rivera, Cultura, identità, etnicità: un approccio critico
    • Gianluca Gabrielli, Il colonialismo italiano in Libia: appunti su una storia spesso rimossa
    • Pietro Clemente, Il territorio, le generazioni, le storie della vita
    • Giovanni Mimmo Boninelli, Memoria e integrazione: appunti e riflessioni per un possibile percorso
    • Giovanni Contini, Storia orale e identità locale
    • Pulika Calzini, Campi dimenticati: lo sterminio degli zingari
    • Luigi Perrone, Note a margine della ricerca sul fenomeno migratorio
    • Roberto Beneduce, “Politiche dell’etnopsichiatria” e politiche della cultura
  • Documenti
    • Risoluzione finale
      • Bruno Cartosio, Appendice 1: Memoria, Dialogo, Locale / Globale
      • Annamaria Rivera, Appendice 2: Razza, Etnia, Cultura
    • Moreno Biagioni, Storie, memorie, percorsi di cittadinanza e di convivenza
  • Partecipanti ai campus sulle culture della storia e della memoria

* * *

PORTO FRANCO è la Toscana dei diritti di cittadinanza per tutte e tutti, indipendentemente dal sesso, dall’età e dalla provenienza. È la Toscana che all’inizio del nuovo millennio si confronta consapevolmente con la complessità del multiculturalismo e della globalizzazione e sceglie di costruire una propria forte identità di territorio libero da pregiudizi, stereotipi, xenofobia e razzismo, da discriminazioni e condizioni di diseguaglianza. Per conseguire questi obiettivi di civiltà e di nuova cultura collettiva, la società toscana orienta a nuove funzioni “interculturali” la sua organizzazione sociale complessiva: la pubblica amministrazione, dalla Regione ai Comuni, le istituzioni e le associazioni culturali. Il confronto interculturale straordinario e occasionale diventa pratica ordinaria di convivenza civile. È un grande processo di trasformazione; non è una sfida, è una necessità.

(dalla presentazione di Mariella Zoppi)

L’obiettivo generale è l’orientamento della società toscana a politiche ordinarie di attuazione dei diritti di cittadinanza di tutte le persone che vivono in Toscana, indipendentemente dal sesso, dall’età e dalla provenienza. In questa prospettiva, tutte le funzioni ordinarie della pubblica amministrazione assumono e sviluppano una nuova cultura ispirata ai valori dell’incontro, del confronto e dello scambio, del rispetto di ogni diversità, della coerenza tra i saperi e l’organizzazione di una società a misura dei diritti di cittadinanza di tutte e tutti. Oggi non è così. I diritti di cittadinanza non sono eguali per tutte e tutti. Il progetto regionale insiste quindi sulla necessità di riequilibrare diritti ineguali, valorizzando le differenze (tra donne e uomini, tra giovani e anziani, tra “nativi” e “migranti”, tra “normali” e “diversi”) e promuovendo processi di empowerment dei settori sociali discriminati.

(dalla presentazione di Lanfranco Binni)

Ciò che non si può leggere in questi Atti è il valore aggiunto che tutti insieme, coordinatori scientifici e relatori e partecipanti e uditori, abbiamo scoperto siccome collante che per sei giorni sei ha dato costrutto a una sorta di nave dei folli, riuscendo così a tenere la barra del timone fissa alla polare intesa come stella. […] Ciò che s’è capito, un po’ tutti crediamo, durante i sei giorni del campus è precisamente questo: per fare PORTO FRANCO tocca essere, noi stessi, per noi stessi e per tutti i prossimi vicini o lontani che siano, PORTO FRANCO; a tal fine, ognuno di noi, con qualche fastidio e qualche allegria, ha dovuto fare passi indietro e avanti e di lato nelle proprie convinzioni, discutere e discutersi e soprattutto ascoltare.

(dall’editoriale di Ivan Della Mea)

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