Giorni di resistenza e libertà

Marco Travaglini

Da «L’impegno. Rivista di storia contemporanea», Varallo, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, n. 1, giugno 2016, pp. 131-132

Giorni di resistenza e libertà - CopertinaLa pubblicazione Giorni di resistenza e libertà. Colloqui sulla vita, la morte, la guerra con tre uomini della Beltrami, a cura di Filippo Colombara, edita nel 2015 dall’associazione culturale Società di mutuo soccorso Ernesto de Martino e dalla sezione di Omegna dell’ANPI, contiene le interviste, in gran parte inedite, raccolte più di venticinque anni fa dalle voci di Bruno Rutto, Dario Cola e Bortolo Consoli (Bùrtul). Sono storie partigiane di uomini che salirono in montagna dalla prima ora, attivi nella medesima formazione – dal gruppo patrioti Quarna alla Divisione alpina “Filippo Beltrami” –, che non esitarono a “scegliersi la parte”. Incalzati dalle domande , i tre “vecchi di Camasca”, tutti di Omegna, parlano della Resistenza armata, della vita in banda, dei risvolti tragici della lotta di Liberazione: le morti in combattimento, le stragi di civili, le fucilazioni di spie e di compagni di lotta che, tradendo se stessi, si erano trasformati in banditi.

Nelle loro narrazioni (incise al magnetofono tra il 1981 e il 1984 per Rutto e Cola e tra il 1998 e il 1991 per Consoli, quando l’età anagrafica aveva superato i sessant’anni solo per Bùrtul) si disvelano le peripezie e le difficoltà con le quali il gruppo combattente dovette fare i conti giorno dopo giorno, nelle azioni contro il nemico come nella convivenza con la popolazione, contando sull’aiuto, il sostegno e la solidarietà della popolazione, esacerbata dalla durezza dell’occupazione nazifascista. Un rapporto importante e prezioso, costruito su un equilibrio delicato, che andava preservato con attenzione, tenendo conto che chi aiutava i partigiani si esponeva alla rappresaglia, rischiando la vita e i propri averi. E tutto questo stabilendo chiare norme di comportamento per i partigiani e mantenendo la disciplina all’interno del gruppo, per evitare di compromettere l’efficienza e la sicurezza dell’intera formazione.

I racconti di Rutto, Cola e Consoli affrontano le vicende vissute andando oltre lo spartiacque del 13 febbraio 1944, giorno della battaglia di Megolo, in cui trovarono la morte – sull’altura del Cortavolo – il capitano Filippo Maria Beltrami e undici dei suoi uomini. «Lungo i settant’anni che ci separano da quei fatti – scrive Colombara – sono stati pubblicati libri e centinaia di articoli, con la particolarità di fermarsi al 13 febbraio del ’44. E dopo? Dopo, la guerra della formazione partigiana è continuata per oltre un anno, ma ha avuto poca attenzione storica». Oggi, con le testimonianze raccolte in questo libro, si colma un vuoto, si ripara a quella che a lungo è stata una storia “dimezzata”, con una prima parte conosciuta e pubblica e una seconda appartenente alla memoria dei protagonisti e, in quanto tale, pressoché sconosciuta, debole, difficile da preservare, destinata all’oblio. Tra quel “qualcosa” che si è salvato ci sono queste testimonianze e i colloqui raccolti. Da qui la straordinaria importanza di Giorni di resistenza e libertà, che non solo risarcisce i tre protagonisti, e chi con loro impegnò se stesso in quegli anni di fuoco e di neve per il riscatto del paese da vent’anni di fascismo, ma è anche un importante filo della memoria che è giusto conoscere e far conoscere.

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