Call for paper per “Il de Martino n. 24/2014 – Resistenza 2.0”

Archivi della Resistenza - LogoIl numero 24 de «Il de Martino», la rivista del nostro Istituto, sarà curato dal collettivo di Archivi della Resistenza di Fosdinovo e verterà sull’uso degli strumenti audiovisivi e multimediali per la raccolta, analisi e diffusione della memoria storica della Resistenza.
Il numero dedicherà una parte all’esperienza dell’Associazione Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani, in occasione del suo decimo anniversario di attività, ma si intende ampliare lo spettro d’interesse alle metodologie di ricerca e alle modalità di divulgazione contemporanea della memoria della Resistenza includendo altre realtà, contattando studiosi delle discipline storiche e antropologiche come pure filmaker, progettisti museali, organizzatori culturali, ecc., per poter così scattare un’istantanea sullo stato dell’arte in Italia della Resistenza ai tempi del Web, insomma di quella che potremmo chiamare “Resistenza 2.0”.

 

Call for paper “Resistenza 2.0”

Al fine di poter coinvolgere esperienze anche molto diversificate si è deciso di aprire il numero a contributi esterni mediante una call for paper. Gli interessati possono inviare entro il 10 maggio 2014 un abstract (al massimo 3000 battute spazi compresi) e un breve curriculum vitae all’indirizzo info@archividellaresistenza.it. Entro il 30 maggio verrà comunicata l’accettazione o meno delle proposte. Entro, e non oltre, il 15 settembre 2014 gli articoli dovranno essere consegnati, secondo le norme redazionali della rivista e con una lunghezza massima di 40.000 battute spazi compresi.

I temi che vorremmo affrontare in questo numero sono i seguenti:

  • “elogio della telecamera”, ovvero uso della videointervista nella storia orale: dalla Resistenza alle lotte recenti (Genova 2001, No Tav, No Ponte, No Dal Molin, No Muos, movimenti delle donne, movimenti antirazzisti, movimenti studenteschi, movimento operaio, ecc.);
  • creazione di archivi digitali, metodologie di inventariazione, risorse e criticità del digitale, tecniche di conservazione;
  • Resistenza e web: utilizzo di strumenti di divulgazione multimediale ma anche ricerche basate su fonti multimediali;
  • eventi, musei, presidi della memoria e percorsi didattici dedicati alla Resistenza in Italia e in Europa, con un’attenzione particolare ai mezzi audiovisivi e multimediali.

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Ilva, un luogo invecchiato molto male

Da «il manifesto», 14 febbraio 2014, p. 11

Recensione a
Mondo operaio, fabbriche, memoria del lavoro,
«Il de Martino», n. 22-23 (2013)

Bruno Cartosio

L'Ilva di Taranto

Dell’ILVA di Taranto si è parlato molto negli ultimi tempi e, giustamente, si dovrà parlare ancora a lungo,  mentre, a proposito di acciaio, di Bagnoli e di Cornigliano non si parla più. Della Richard Ginori, dei cantieri di Monfalcone e, tutto sommato, della FIAT di Melfi si è parlato poco. Invece le vite in tutti quei luoghi di lavoro e di vita, le lotte, le soggettività e memorie operaie sono al centro del numero doppio appena uscito (nn. 22-23, 232 pp., 15 euro) de “Il de Martino”, la rivista del benemerito Istituto omonimo. E se nelle sue pagine si parla dell’ILVA, per esempio, mettendo insieme con grande efficacia cronistoria aziendale e discorso operaio su di sé, sul lavoro e sulla società circostante, si racconta anche, però, della prassi delle burle in fabbrica, dei minatori e dei canti di protesta sardi, delle industrie metalmeccaniche italiane in Cina.
Le scritture, i saggi presenti nella rivista sono diversi tra loro per impostazione e per efficacia. Alcuni tratti però sono sufficientemente comuni da permettere qualche generalizzazione. Anzitutto, il benvenuto a un lavoro che tematizzando il passaggio “da operai a gente” avvenuto negli ultimi decenni, si colloca nel problematico contesto socio-culturale in cui ci troviamo. Ed è un discorso che cerca di riprendere e riannodare i fili di una vicenda collettiva in cui le cesure tra presente e memoria sono esplorate, non taciute. Il lavoro è serio, anche se, come sempre nelle storie che i lavoratori raccontano su di sé e sul proprio lavoro, nel dramma c’è sempre spazio anche per la commedia. Il mosaico messo insieme dai tre curatori Cesare Bermani, Filippo Colombara e Antonella De Palma pesca nelle ricerche monografiche che loro stessi e altri nove studiosi hanno condotto negli ultimi anni. In tutti i saggi l’impiego degli strumenti della storia orale – essenzialmente l’indagine sul campo e i racconti in prima persona di lavoratori o ex lavoratori che parlano individualmente o in gruppo – si intreccia con il ricorso alle fonti scritte, primarie e secondarie.
Vorrei puntare brevemente l’attenzione su tre contributi, e quindi su tre nodi tematici di rilievo, ben sapendo di fare torto agli altri. Il primo è quello di Gianni Alioti “sulle industrie metalmeccaniche cinesi a conduzione italiana”. il saggio di Alioti aggiunge qualcosa a quello che sappiamo della Cina. Sintetizza i risultati di una ricerca presentata al pubblico italiano nel 2011 dalla Fim-Cisl e dall’Istituto Sindacale di Cooperazione allo Sviluppo, e fornisce dati importanti sulla presenza italiana – Piaggio e Candy, in particolare – nella provincia cinese di Guangdong. Le interviste a lavoratori cinesi permettono di concludere che anche nelle aziende “italiane” non vengono rispettati “i princìpi degli standard internazionali del lavoro, né le linee guida dell’OCSE sulle imprese multinazionali”. Ma non si rimane nel generico: molte delle imprese studiate “garantiscono salari e welfare ben inferiori agli standard minimi, impongono eccessivi orari di lavoro, violano la libertà di associazione sindacale, di contrattazione collettiva, e persino le norme esistenti in materia di salute e sicurezza del lavoro”. Nello spiegare gli investimenti della Piaggio in Cina, Roberto Colaninno aveva detto: “Noi non abbiamo delocalizzato, siamo andati a produrre per mercati che non avremmo mai potuto raggiungere producendo in Italia o in Europa”. Va bene. Questa, diciamo, è la globalizzazione “buona”. E continuava: “La sfida è organizzativa, le imprese devono dotarsi di una cultura che consenta loro di affrontare un mercato globale”. Molto meno bene, naturalmente, visto che in tale “cultura” non si rispettano neppure le pur basse norme della legislazione locale. Infatti, i lavoratori Piaggio ricevono salari inferiori al minimo di legge e gli straordinari (obbligatori, non volontari come dovrebbero essere) non sono pagati secondo le norme e portano le ore di lavoro settimanale a più di 60. Alla Candy fanno lo stesso, con la settimana lavorativa che può anche essere di sette giorni su sette (invece che di sei su sette) con orario prolungato e straordinari sottopagati.
Il comando sulla manodopera nel post-fordismo della globalizzazione neoliberista, in Cina, assomiglia molto a quello del pre-fordismo. In quanto modello di organizzazione produttiva il fordismo non è sparito, coesiste ovunque con quanto è stato introdotto dagli anni del “toyotismo” a oggi. Il punto è che si intreccia sempre più – anche fuori della Cina – con i modelli di comando sociale dei tempi del pre-fordismo. All’affermarsi del modello produttivo e sociale fordista si era accompagnata una pratica di “compromesso”, come viene ricordato in “Futuro interrotto” (il saggio sulla Fiat di Melfi di Fulvia D’Aloisio), grazie al quale la presenza sindacale e la contrattazione erano riconosciute, produttività e salari crescevano sostanzialmente di pari passo, l’occupazione era stabile. I lavoratori di Melfi avevano creduto che la fabbrica avrebbe portato lavoro, salario, stabilità e benessere nella società lucana. Dopo poco più di dieci anni si sono ricreduti. Le loro esistenze sono segnate da incertezza del lavoro e precarietà, inasprimento delle condizioni di lavoro e infine una ricattabilità sociale che inevitabilmente favorisce la sottomissione.
Tra Basilicata e Puglia la distanza è poca, anche se Melfi è nata pochi anni fa come struttura di avanguardia, mentre l’Ilva è nata molti anni fa ed è invecchiata male. La ricerca etnografica su Melfi di cui questo lavoro è un esempio, si integra perfettamente con l’altra sulle aziende cinesi e sull’ultima a cui mi sembra necessario accennare, quella sull’ILVA e su Taranto. De Palma intreccia i frammenti della storia, diciamo così, istituzionale dello stabilimento con i racconti dei lavoratori riguardo al loro luogo di lavoro. Si parla degli impianti e delle lavorazioni. Della vigilanza interna, che doveva controllare l’insubordinazione emergente e che in qualche caso ha prodotto esasperazione: “All’acciaieria una sera hanno picchiato un fiduciario di Riva poi sono andati nello spogliatoio, si sono spogliati, hanno messo gli abiti civili e se ne sono andati a casa. Automaticamente si sono licenziati. Però lo hanno mandato all’ospedale”. Del rapporto con il quartiere Tamburi, contiguo allo stabilimento: “Quando Riva ha cominciato ad avere problemi con il Comitato di quartiere, perché di là poteva venire un pericolo vero, poteva avere anche quarant’anni chi presentava la domanda, ma se vedevano che era dei Tamburi, veniva assunto. Così tappava la bocca alla gente dei Tamburi”. Ma quando i danni alle persone e al quartiere hanno superato le soglie della tollerabilità, l’insieme di mobilitazione, ricerca e informazione, il rapporto “preferenziale” non è più bastato all’ILVA, come sappiamo, a garantirsi la pace sociale. Anche in questo caso, i due pezzi che nel “de Martino” entrano nel merito aggiungono qualcosa alla storia di oggi. E sia qui, sia, per esempio, nei saggi su Bagnoli, Cornigliano e la Richard Ginori – la storia ricostruita e la memoria raccontata aiutano a capire oggi quello che, bene o male, diventerà storia e memoria domani.

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Il de Martino 22-23/13 – Mondo operaio, fabbriche, memoria del lavoro

Come acquistare la rivista

Il de Martino
Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino
per la conoscenza critica e la presenza alternativa
del mondo popolare e proletario

N. 22-23, 2013; pgg. 240, € 15

Mondo operaio, fabbriche,
memoria del lavoro

L'Ilva di Taranto

a cura di
Cesare Bermani, Filippo Colombara,
Antonella De Palma

— Dalla quarta di copertina —

Le profonde trasformazioni economiche del paese hanno decretato la fine di un certo mondo operaio. Nell’arco di pochi decenni i lavoratori dell’industria sono passati da una fase di protagonismo sociale a una di emarginazione o di vera e propria sparizione.
Gli studi che pubblichiamo in questo numero della rivista riguardano vicende operaie in aziende e poli industriali situati in diverse aree della penisola: da Taranto a Bagnoli, a Melfi, alla Sardegna sud occidentale e, salendo a settentrione, dall’area fiorentina al Genovese, all’alto Piemonte, all’estremo nord-est. Alcuni di essi si occupano di fatti conosciuti al di fuori del perimetro localistico e assurti a livello nazionale. Tra questi le storie di Ilva, Fiat Melfi, Richard-Ginori e del bacino industriale del Sulcis.
Nella sezione internazionale, un’indagine sulle fabbriche cinesi a conduzione italiana affronta la questione dei diritti internazionali dei lavoratori, ignorati dalle nostre aziende che hanno delocalizzato la produzione all’estero.
I materiali utilizzati sono tratti da ricerche sul campo in parte ancora in corso. La documentazione principale è costituita da interviste a operai. Decine di storie che oltre a fornire notizie sulle vicissitudini aziendali, si soffermano sulle esperienze di vita e lavoro compiute in quest’ultimo mezzo secolo.

— Sommario —

  • L’argomento
    • Istituto Ernesto de Martino, Da operai a gente
  • Storia e storie
    • Antonella De Palma, Ilva: una storia di fusioni
    • Antonella De Palma, In nome del profitto. Taranto e la “sua” fabbrica
    • Maria Antonietta Selvaggio, Bagnoli: una difficile transizione
    • Jeff Quiligotti, La “gabbia d’oro”. La Cornigliano Italsider dall’entrata in produzione all’autunno caldo
    • Fulvia D’Aloisio, Futuro interrotto. Operai nel post-fordismo e nuova precarizzazione alla Fiat-Sata di Melfi
    • Gianna Bandini e Andrea Grifoni, Ottant’anni di Richard-Ginori. I lavoratori raccontano
    • Marco Puppini, Organizzazione nuova e problemi antichi. Il cantiere navale di Monfalcone dalla crisi degli anni Settanta alle navi da crociera
    • Francesco Bachis, Le scarpe, il mare, la miniera. Note sui conflitti nelle storie di vita di minatori della Sardegna sud occidentale
  • Internazionale
    • Gianni Alioti, Indagine sulle industrie metalmeccaniche cinesi a conduzione italiana
  • Cultura di base
    • Antonietta Podda, Storie e canti di protesta nella Sardegna sud occidentale tra passato e presente. Una ricerca in progress
    • Cesare Bermani, Laggiù a Villar Perosa, terra dei cuscinetti a sfere. Le canzoni di fabbrica
    • Filippo Colombara, Scherzi di classe. Burle e dileggi nelle fabbriche siderurgiche dell’alto Piemonte

Come acquistare la rivista

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Il de Martino 21/12 – I libri dell’Altra Italia

Il de Martino
Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino
per la conoscenza critica e la presenza alternativa
del mondo popolare e proletario

N. 21, 2012; pgg. 183, € 12

I libri dell’Altra Italia: le carte e le storie
dell’archivio delle Edizioni Avanti!

a cura di Antonio Fanelli e Mariamargherita Scotti

Scarica la rivista in formato pdf

Sommario

  • Antonio Fanelli, Mariamargherita Scotti, Introduzione
  • Emilio Capannelli (Soprintendenza Archivistica per la Toscana), Presentazione
  • Antonio Fanelli, Mariamargherita Scotti, Inventario del Fondo Edizioni Avanti! – Edizioni del Gallo dell’Istituto Ernesto de Martino. Lavoro di ordinamento e descrizione (1953-1964)
    • 1. Nota storica di Ivan Della Mea
    • 2. Breve storia del Fondo Edizioni Avanti! – del Gallo
    • 3. Il lavoro di ordinamento e descrizione
    • 4. Conclusioni, in soggettiva
    • 5. Bibliografia essenziale
    • Inventario del Fondo Edizioni Avanti!
      • Serie Materiale libri (1953-1964)
      • Serie Recensioni (1953-1965)
      • Serie Protocolli e Registri di protocollo (1960-1964)
      • Serie Corrispondenza (1953-1966)
      • Sottoserie: Corrispondenza varia per anni (1953-1964)
      • Sottoserie: Corrispondenza particolare (1956-1963)
      • Sottoserie: Corrispondenza commerciale (1956-1959)
      • Sottoserie: Corrispondenza centri diffusione (1954-1966)
      • Indice dei nomi
  • Saggi
    • Valerio Strinati, Gianni Bosio editore di Pietro Nenni
    • Paolo Mencarelli, Un intellettuale militante e le Edizioni Avanti! Luciano Della Mea giornalista, scrittore ed editore
  • Schede di lettura
    • Simone Bellezza: Vladimir Dudincev, Non di solo pane, prefazione di Eridano Bazzarelli, traduzione di Eridano Bazzarelli e Franco Campailla, Edizioni Avanti! (Il Gallo, 37-38), 1957
    • Maria Casalini: Lina Merlin e Carla Barberis, Lettere dalle case chiuse, Edizioni Avanti!, (Il Gallo, 23), 1955
    • Caterina di Pasquale: Renato Giorgi, Marzabotto parla, prefazione di Giuseppe Dozza, Edizioni Avanti! (Il Gallo, 20), 1955; A.M. Volpe Rinonapoli, Fuoco sulla Versilia, prefazione di Filippo Sacchi, Edizioni Avanti! (Il Gallo, 63), 1961
    • Antonio Fanelli: Alberto Jacometti, L’Enal. Una bandita chiusa, Edizioni Avanti! (L’Attualità, 13), 1956
    • Maria Elena Giusti: Roberto Leydi e Renata Mezzanotte Leydi, Marionette e burattini. Testi dal repertorio classico italiano del teatro delle marionette e dei burattini con introduzione, informazioni, note, Edizioni Avanti! (Mondo Popolare, 1), 1958
    • Marco Manfredi: Pier Carlo Masini, Gli internazionalisti. La Banda del Matese (1876-1878), Edizioni Avanti! (Storia del Movimento Operaio Italiano, 2), 1958
    • Giovanni Scirocco: Gaetano Arfè, Storia dell’Avanti!, vol. I, 1892-1926, Edizioni Avanti! (Biblioteca Socialista, 1), 1956; Gaetano Arfè, Storia dell’Avanti!, vol. II, 1926-1940, Edizioni Avanti! (Biblioteca Socialista, 2), 1958
    • Mariamargherita Scotti: Aris Accornero, Il consiglio di gestione alla RIV, Edizioni Avanti! (La condizione operaia in Italia, 4), 1962
  • Un prezioso inedito
    • Alessio Giannanti, “Portella della Ginestra”, il dramma ritrovato di Ignazio Buttitta
  • Recensioni
    • Bruno Cartosio, America profonda. Due secoli raccontati da Harlam County, Kentucky (Alessandro Portelli, Roma, Donzelli, 2011)
    • Paolo Ferrero, Pane rose e libertà. Le canzoni che hanno fatto l’Italia: 150 anni di musica popolare, sociale e di protesta (Cesare Bermani, Milano, Rizzoli, 2011)
    • Franceso Omodeo Zorini, Quello che siamo state. Storia e memoria di donne in fabbrica. Lo iutificio di Villadossola (1900-1950)  (Virginia Paravati, Provincia VCO, 2009)
    • Valerio Strinati, Da sinistra. Intellettuali, Partito Socialista e organizzazione della cultura (1953-1960) (Mariamargherita Scotti, Roma, Ediesse, 2011)
    • Antonio Fanelli, Libro e Mondo Popolare. Le Edizioni Avanti! di Gianni Bosio (1953-1964) (Antonio Fanelli, Milano, Biblion, 2011)
  • Ciao Ivan
    • Moni Ovadia, Ivan il possibile

* * *

L’archivio delle Edizioni Avanti!-Edizioni del Gallo costituisce uno dei fondi più importanti conservati dall’Associazione Istituto Ernesto de Martino, un fondo assai ricco e composito che custodisce la storia di una delle esperienze senz’altro più interessanti e vitali della storia della sinistra italiana […]
Nel 1953 la direzione delle Edizioni Avanti! fu affidata a Gianni Bosio, che da allora in poi la gestì in totale autonomia facendone una vera e propria casa editrice, con un lavoro e un piano editoriale via via sempre più diversificato e suddiviso in collane tematiche: Sotto le bandiere del marxismo, La condizione operaia in Italia, Biblioteca socialista, Storia del Movimento Operaio Italiano, Opere di Carlo Pisacane, Mondo Popolare, Il Gallo e Il Gallo grande, I Poeti del Gallo, Il Disegno politico, Universale ragazzi, L’Attualità, I dossiers, Le riviste, Propaganda come cultura […]
L’insieme del corpus editoriale assomma 250 e più titoli distribuiti nelle diverse collane. Dietro a ognuno di questi titoli c’è una fitta corrispondenza di carattere sia strettamente editoriale, sia politico-culturale, sia umano che dà in modo compiuto il senso di quella che Gianni Bosio definirà la scienza dell’organizzazione culturale. In questa corrispondenza compaiono gran parte dei nomi che hanno fatto la cultura e la politica e anche la società di un quindicennio molto intenso: Nenni, Morandi, Basso, Pertini, Arfè, Panzieri, Fortini, Vittorini, Montale, Gatto, Pirelli, Giulio Trevisani, i fratelli Manacorda, Caleffi, la senatrice Merlin, Alberto Mario Cirese, Diego Carpitella, Pier Paolo Pasolini, Ernesto de Martino, Vittorio Foa, Amilcar Cabral, Agostino Neto, Ernesto “Che” Guevara. Ogni lettera è un documento storico e del documento storico ha il valore.

(dalla Nota storica di Ivan Della Mea)

Il lavoro di Antonio Fanelli e Mariamargherita Scotti è riuscito pienamente a valorizzare questa documentazione. Ha dovuto superare non poche difficoltà, legate alle travagliate vicende vissute dalle carte, al disordine di parte del fondo, alla necessità di ricostruire con scrupolo filologico le modalità di produzione dei documenti, alla necessità di descrivere analiticamente le serie. Ma l’inventario prodotto è non solo uno strumento estremamente perspicuo per chi lo voglia usare per ricerche all’interno del fondo, ma anche, già di per sé, un’ampia illustrazione della ricchezza e dell’originalità dell’attività editoriale e culturale delle Edizioni Avanti!. Basta, ad esempio, scorrere lo sterminato elenco dei nomi dei corrispondenti presenti nel carteggio per comprendere il valore del lavoro e l’attenzione che riscuotevano Gianni Bosio e i suoi collaboratori […]
Al di là del grande interesse storico, mi sembra doveroso infine sottolineare che, letto nel suo insieme, l’archivio delle Edizioni Avanti! può essere anche di insegnamento per chi voglia portare avanti una diversa e alternativa concezione dell’editoria, attenta a voci che altrimenti rischierebbero di restare inascoltate, pur in un periodo come il nostro nel quale la necessità di grandi capitali ha determinato una progressiva e inarrestabile tendenza all’accentramento in poche mani delle grandi case editrici, con tutti i rischi che questa concentrazione comporta sul piano della libertà d’espressione.

(Dalla Presentazione di Emilio Cappannelli)

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Il de Martino 19-20/09 – E Gianni Bosio disse

Il de Martino
Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino
per la conoscenza critica e la presenza alternativa
del mondo popolare e proletario

N. 19-20, 2009; pgg. 224, € 15

E Gianni Bosio disse
a cura di Antonio Fanelli

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Sommario

  • Antonio Fanelli, Presentazione
  • Saggi, ricerche, documenti
    • Mattia Pelli, Gianni Bosio e «Movimento Operaio»: la ricerca storica ai tempi della guerra fredda
    • Paolo Mencarelli, “Una democratica ricerca della verità”: le Edizioni Avanti! nella cultura del proprio tempo 1953-1964
    • Antonio Fanelli, La preistoria dell’Istituto Ernesto de Martino: il progetto per il “Centro di documentazione e studio delle arti e tradizioni popolari” (1957)
    • Appendice
      • Alberto Mario Cirese, Lettera di Alberto Mario Cirese a Gianni Bosio, 6 gennaio 1957, “Centro di documentazione e studio delle arti e tradizioni popolari”
      • Mariamargherita Scotti, Vicini nella distanza. La lunga amicizia di Gianni Bosio e Giovanni Pirelli
      • Giovanni Mimmo Boninelli, Campagna, fabbrica, città: le “indagini” di Carlo Leidi sul mondo popolare e proletario
      • Cesare Bermani, Gli inizi di una nuova storiografia sociale
      • Giovanni Rinaldi, L’Istituto Ernesto de Martino, l’Archivio della Cultura di Base e l’Archivio sonoro su Giuseppe Di Vittorio
  • Memorie, ricordi, racconti: alcuni protagonisti
    • Alessandro Portelli, “È romano ma è serio”
    • Rudi Assuntino, NCI fuori dal NCI
    • Giuseppe Morandi e Gianfranco “Micio” Azzali, “andava a scuola da Belochio … Lui era un politico, non era solo un antropologo”
    • Ivan Della Mea, Dunque, Gianni Bosio. Mio amico. Qui non si parla di politica, o forse sì. Si racconta il rapporto con un uomo straordinario, un maestro. Uno che … prima viene la cultura e poi tutto il resto; uno che scrisse “essere la politica il livello più alto della cultura”
  • Compagni di strada
    • Gli antropologi
      • Pietro Clemente, “Forse gli anni della politica e i Dischi del Sole mi hanno fatto da traghetto di passaggio dai canti rivoluzionari a quelli popolari”
      • Massimo Squillacciotti, Classe ’46 ovvero ricordi di parte
    • Uno storico: Gian Mario Bravo, “ecco l’autonomia della storiografia sul movimento operaio … io ero interessato al discorso di Bosio … che per me era un personaggio un po’ … mitico”
    • Un ministro: Paolo Ferrero, “chi ha tanto lavorato sulla memoria delle classi subalterne … bisogna lavorare perché non sia dimenticato … ecco”
  • Recensioni
    • Bruno Cartosio, Cesare Bermani, Storie orali. Racconto, immaginazione, dialogo (Alessandro Portelli, Roma, Donzelli, 2007)
    • Clara Gallini, Volare al sabba. Una ricerca sulla stregoneria popolare (Cesare Bermani, Roma, Derive e Approdi, 2008)
    • Daniele Balicco, Gramsci, gli intellettuali e la cultura proletaria, (Cesare Bermani, Colibrì, Milano 2007)
    • Daniele Balicco, Fabio Dei, Frammenti indigesti. Temi folclorici negli scritti di Antonio Gramsci (Giovanni Mimmo Boninelli, Carocci, Roma 2007)
    • Michele Nani, “Acciai speciali”. Terni, la Tyssen Krupp, la globalizzazione (Alessandro Portelli, Roma, Donzelli, 2008)
    • Antonio Fanelli, 1968 una ricerca in Salento: suoni grida canti rumori storie immagini (Gianni Bosio, Clara Longhini, Luigi Chiriatti, Ivan Della Mea, Calimera (Le), Kurumuny, 2007)
    • Pietro Clemente, Antologia (Ivan Della Mea, CD Ala Bianca Group – Edizioni Bella Ciao, 2008)
    • Valerio Strinati, Come la lapa quand’è primavera. L’attività politica e culturale di Alberto Mario Cirese dal 1943 al 1957 e la rivista “La Lapa”, con Prefazione di Pietro Clemente (Antonio Fanelli, Biblioteca provinciale “P. Albino”, Campobasso, 2008)
    • Giovanni Senatore, I custodi delle voci. Archivi orali in Toscana: primo censimento (Pietro Clemente e Alessandro Andreini (a cura di), Firenze, Regione Toscana 2007)
    • Enrico Pugliese, I colori della Bassa (Gianfranco Azzali, Giuseppe Morandi, Lega di cultura di Piadena – Arsenali Medicei, 2008)
    • Agostina Bua, La vita in cinque atti: passioni di una famiglia in formazione. Per un’antropologia della vita quotidiana (Elisa Benaim Sarfatti, con interventi di Pietro Clemente e Stuart Woolf, postfazione e cura di Antonio Fanelli, Roma, Cisu, 2008)
  • Notiziario

* * *

Ivan Della Mea, Sandro Portelli, Gianfranco Azzali detto “Micio” e Giuseppe Morandi ci raccontano il ‘loro’ Bosio e viene fuori un Bosio raccontato molto da vicino che tifa Juventus e gioca a pallone, che fuma mille sigarette, va in osteria e sta la sera a cena, a chiacchierare, che fa giochi di parole con il dialetto, che si chiude in camera con Luciano Della Mea per una partita tra Milan e Juve in piena riunione politica; insomma un uomo molto umano e provinciale, cioè legato alla sua terra, alla sua famiglia, un intellettuale serio e rigoroso che cerca la scienza e la conoscenza partendo dal socialismo di base, il cuore nel paese e il cervello nel mondo, e viceversa, per usare un’espressione di Cirese, un Bosio che sta ‘tra cosmo e campanile’.

(dalla Presentazione di Antonio Fanelli)

Quando arrivai per la prima volta a Milano in Via Melzo, all’inizio del ‘69, portandomi dietro le registrazioni fatte in America e finite poi nel disco L’America della contestazione, i contatti furono Michele (Luciano Straniero) e Franco Coggiola (a cui piacque tantissimo una canzone di Joe Hill, The Rebel Girl, che cantava fra sé mentre montavamo il disco). Ero un neofita totale, sia dal punto di vista della politica, sia da quello del lavoro culturale. Sapevo molto dell’America, quasi niente di noi. Gianni Bosio per me era una presenza un po’ mitica, quasi un’immagine di intelligenza pura e un po’ disincarnata. Non ricordo neppure se lo vidi, o se mi limitai a fantasticarlo.

(da “È romano ma è serio” di Alessandro Portelli)

Gianni è morto il 21 agosto 1971 e io sto mica tanto bene, eppure quella piccolissima congiunzione illativa, quel “dunque”, mi ridà un uomo che ho amato davvero e che ancora amo; amo lui, l’acquanegrese sul Chiese mantovano, il padano irriguo; amo lui assai più della sua enorme storia politico organizzativa di “organizzatore di cultura”, come ebbe ad autodefinirsi nel suo Giornale di un organizzatore di cultura. Amo lui per la sua scelta determinatissima di non comparire, mai, di non beneficiare in alcun modo, anche sul piano più che dovuto del riconoscimento politico e culturale, di alcuna gratificazione.

(da Dunque. Gianni Bosio. Mio amico … di Ivan Della Mea)

Io penso che l’IEdM abbia oggi almeno tre vite: una è quella più riconosciuta di essere scrigno di un pezzo di storia della cultura italiana, di incorporare oggetti, racconti, documenti audio e video, un archivio che dice molto della cultura italiana tra gli anni ‘50, ‘60 e ‘70. Io ne vedrei una funzione museografico-monumentale, la possibilità di accedere alle fonti, di consultare, al tempo stesso avere una mostra in cui si racconta di Bosio, del Nuovo Canzoniere Italiano, ecc.
Una seconda vita sta nelle reti che ancora l’Istituto ha a livello nazionale e internazionale, con le quali fa iniziative, concerti, incontri, pubblica libri importanti.
Una terza sta nel diventare anche toscano e far parte di una comunità toscana di studi, ricerche, riproposte.

(da Intervista a Pietro Clemente)

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