Ginevra Di Marco in “W Margherita!”

Sabato 10 giugno 2017, ore 21:00
presso l’Istituto Ernesto de Martino,
via Scardassieri 47, Sesto Fiorentino (FI)

W Margherita!
Perfomance-spettacolo, festa di compleanno
in ricordo di Margherita Hack, comunista
che sapeva guardare oltre l’orizzonte

Ginevra Di Marco e Margherita Hack

Con
Ginevra Di Marco
Francesco Magnelli
Andrea Salvatori
Marzio Del Testa

Insieme a
Tommaso Novi (Gatti Mezzi)
Peppe Voltarelli
Riccardo Tesi

Durante la serata verrà proiettato il documentario L’anima della terra vista dalle stelle, spettacolo che Ginevra e Margherita hanno portato nelle più belle location italiane.

Ingresso 7 euro

Come ogni anno Ginevra Di Marco e i suoi musicisti, intorno al compleanno della grande Margherita Hack (12 giugno), organizzano una festa per ricordarla. Siamo contenti che in questo 2017 succeda da noi e vi aspettiamo per festeggiare insieme.

InCanto 2017 tutto l'anno

 

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I Gang a Sesto Fiorentino

Dopo il pienone “bagnato” della festa del 1 maggio la prossima iniziativa del nostro InCanto tutto l’anno 2017 sarà una giornata davvero speciale che abbiamo voluto chiamare Buon compleanno 77 e buon compleanno Marino.

I Gang

Programma

Sabato 27 maggio 2017

  • Ore 20:15
    Proiezione del documentario Lo stanamento del ’77. Sfogliando il movimento con il tempo e la luce del maestro Tano D’Amico, alla presenza del regista Paolo Di Nicola. Colonna sonora: Gang – Nedludd
  • Ore 21:30
    Concerto: i Gang presentano l’ultimo CD Calibro 77
  • Ore 23:30
    Una torta (e non solo) per Marino Severini nel giorno del suo compleanno

Ingresso 7 euro

Una nota sul film

«Quegli anni hanno visto salire in scena l’insieme del Proletariato giovanile che fino ad allora non sembrava esistere, e qualcuno ha raccolto quelle urla trasformandole in un canto. Come nel caso del Maestro Tano D’Amico, al quale mi sono affidato per la narrazione, concepita come un racconto intorno a un fuoco sfogliando il suo libro d’immagini. È il ’77, le sue foto irrompono e le sue parole echeggiano durante lo svolgimento del film. Le immagini di Tano, i materiali di repertorio si fondono insieme ai racconti in prima persona, dai quali fuoriescono storie di ragazzi e ragazze che rincorrevano un sogno attraverso la pratica quotidiana. Ho scomodato alcuni cantori – da Zavattini ad Andrea Pazienza a Dario Fo -, forzando nel caso di Zavattini con un accostamento di cui mi auguro non se ne avrà a male. I racconti le letture, le canzoni e anche i ricordi personali si mescolano e si frullano e ancora lasciano un profumo che dopo tanti anni mi affascina e mi sorprende. Non un film nostalgico ma un film di “Rincorsa”, perché ora come allora il futuro dipende da noi» (Paolo Di Nicola)

Una nota sul CD Calibro 77

Ancora un CD dei Gang realizzato con il crowdfunding e dedicato agli anni 70.
Le canzoni dei più importanti cantautori italiani per raccontare un passaggio cruciale della nostra storia: Eugenio Finardi, Gianfranco Manfredi, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Giorgio Gaber, Claudio Lolli, Fabrizio De Andrè, Ricky Gianco, Edoardo Bennato e i “nostri” Paolo Pietrangeli e Ivan Della Mea.

Una nota sulla “torta”

I Gang sono nostri compagni di tante sere, qui a Sesto Fiorentino come in tante altre parti d’Italia. Siamo quindi onorati che Marino abbia scelto il giorno del suo compleanno per passarlo insieme a noi: per questo lo festeggeremo.

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La festa del primo maggio

La festa più bella dove tutto si tiene: l’impegno e la consapevolezza, il piacere dell’incontro e della scoperta di nuovi amici che arrivano da lontano.
Come ogni anno ci ritroviamo nella splendida cornice di Villa San Lorenzo per fare festa e per dare il via al Festival InCanto dedicato alla tradizione orale e alla nuova espressività.
Con il primo maggio inizia anche il tesseramento all’Istituto Ernesto de Martino per il 2017. Quest’anno ci sarà una novità: il festival ci farà compagnia lungo tutto l’anno, con tanti eventi, musica, libri, incontri, dibatti, praticamente un “Incanto tutto l’anno”.
L’altra novità del 2017 è la possibilità di donare il 5×1000 all’associazione “Io sto col de Martino – Onlus” (codice fiscale 94255380480).
Sono davvero tanti i musicisti e arrivano da tanti posti diversi: i Suonatori Terra Terra, perché non esiste il primo maggio al de Martino senza questa banda della Val di Sieve; Fabio Balzano che canta la rabbia di Rosa Balistreri; l’immancabile Coro Novecento da Fiesole; il Coro Garibaldi d’assalto da Livorno; LeMusiQuorum, un coro tutto femminile da Firenze; il canto anarchico di Roberto Bartoli al contrabbasso e la voce di Paola Sabbatani; le irresistibili De’ Soda Sisters in duo; le voci di Peto e Leo da Piadena; il Collettivo Folcloristico Montano da Pistoia, un grande ritorno; le percussioni urbane dei giovani Pulsar; Umberto Rinaldi dalla Romagna; il Teatro Contadino Libertario che presenta lo spettacolo Recinzioni; Resistenza Acustica col nostro Marco Pulidori; le Scigghiate, duo musicale dalla Puglia e un prezioso compagno di strada e di avventure musicali e politiche: Alessio Lega (cantautore e scrittore), tra le voci più acute e impegnate nel nostro panorama musicale.
Ospiti speciali dell’edizione 2017: Riccardo Tesi, Maurizio Geri e Claudio Carboni.

Il pranzo dalle ore 12:30

È veramente popolare e non c’è bisogno di prenotazione. Quest’anno promettiamo una drastica riduzione della coda grazie al raddoppiamento della griglia e all’aiuto di tre compagni del Circolo Ho Chi Minh di Pistoia.
Saranno disponibili piatti per vegetariani.

Come arrivare

  • In auto: vedi qui  (consigliamo a tutti coloro che hanno il navigatore di impostare come destinazione Via Cino da Pistoia).
  • In autobus da Firenze: linea 28, fermata Ariosto 5.
  • In treno: scendere alla stazione di Sesto Fiorentino; uscire dalla stazione dal lato Viale Ariosto, opposto rispetto all’edificio della stazione; girare a sinistra e seguire il Viale Ariosto fino al giardino grande sulla destra dove noterete il grande edificio e la torre di Villa San Lorenzo.

Programma completo

Ore 12.30: pranzo sociale.

Dalle ore 15 i canti e le musiche con Tesi-Geri-Carboni trio, Suonatori Terra Terra, Fabio Balzano, Coro Novecento, Coro Garibaldi d’Assalto, LeMusiQuorum, Roberto Bartoli e Paola Sabbatani, Dé Soda Sisters, Peto e Leo, Collettivo Folcloristico Montano, Pulsar, Umberto Rinaldi con Gigi Tartaull e Ivano Corbari, Teatro Contadino Libertario, Resistenza Acustica, Scigghiate, Alessio Lega, Adolfo e la sua armonica.

Interventi di Antonello Lamanna e Lucia Gismondi da Umbria Folk, Gianfranco Azzali della Lega di Cultura di Piadena, un rappresentante degli Archivi della Resistenza.

Presentazione del progetto Caterina, documentario su Caterina Bueno, con proiezione in anteprima del trailer. Una produzione Kinè.

Volantino primo maggio 2017

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Il Novecento in un nastro con le voci dei partigiani

Mobilitazione per salvare l’enorme patrimonio di registrazioni raccolte da uno storico novarese [il nostro Cesare Bermani], dalla Resistenza ai canti popolari

Vincenzo Amato
da «La Stampa», “Cultura, società & spettacoli”,
Torino, 16 marzo 2017, pp. 24-25

Cesare Bermani e Marco Philopat

In questa casa affacciata sul Lago d’Orta c’è un ar­chivio unico al mondo. Mezzo secolo di voci regi­strate. Di tutto e di tutti. Le lotte partigiane, ma anche cultura popolare e tradizioni, storie di risaia e di sopravvi­venza nelle terre alte. Voci vi­ve, finite sui nastri prima e sui moderni strumenti di regi­strazione poi. Un prezioso pa­trimonio in cerca di un futuro.

A 80 anni Cesare Bermani, storico, artista, musicista e ri­cercatore novarese, con il suo ar­chivio è un’enciclopedia vivente. Qui a Orta c’è la nostra memoria storica del XX secolo e in parti­colare delle vicende partigiane. In un’epoca in cui tutti parlano, ha passato la vita ad ascoltare, registrare, archiviare.

«L’ho fatto per raccontare la Storia vista dalla parte dei semplici, di chi è stato anche sconfitto», dice guardando dal­la finestra il lago che si tinge dei colori del tramonto. «So­prattutto ho cercato di testi­moniare quel che è accaduto negli ultimi 150 anni attraver­so la storia orale trasmessa da operai e contadini, uomini che hanno fatto la guerra, chi ha vinto e chi ha perso. Perché so­lo così si ricostruisce l’altra storia, che non si trova sui libri di scuola ma nella mente e nel cuore delle persone».

In oltre cinquant’anni Bermani ha percorso tutta l’Italia con il suo registratore. Rac­conti popolari e canti sociali: da quelli dei pastori calabresi alle canzoni religiose del­l’Abruzzo, dalle mondine delle risaie piemontesi agli inni par­tigiani. Ai canti religiosi abruzzesi è stato dedicato l’ul­timo lavoro, Il paese di San Donato, in cui è raccolta la genui­na fede popolare, quella di chi pregava e sperava nel miracolo e poi a volte lo otteneva, o alme­no così pensava. È la cultura orale che sale a bordo in questa specie di zattera di salvataggio di Bermani, la sua casa, i suoi di­schi, i suoi libri, ma soprattutto le sue registrazioni. Questa la teoria base: «I ragazzi a scuola studiano la storia antica, ma di quanto hanno fatto nonni e bi­snonni sanno qualcosa?». Poco, forse nulla. La casa, un museo che passa dai ritratti di Garibaldi e Mazzini alle immagini di Lenin, Stalin e Berlinguer per fini­re con un presepe calabrese e un’immagine di Gesù Cristo so­cialista, è ricca di oltre 50 mila volumi e nastri. Un patrimonio che rischia di andare disperso.

«Noi, però, speriamo che ciò non avvenga», dice Mario Montalcini, presidente del Salone del Libro di Torino e fondatore con Mario Comba di Brains Heritage. «Siamo disponibili a mettere tutta la sua collezione in una filiera che aiuti a valorizzare quanto da lui raccolto e do­cumentato». Sarebbe un modo per rendere un servizio al mondo di ieri e agli eroi della Liberazio­ne che hanno creato l’Italia di oggi. «Ho pubblicato, tra libri, ricerche, raccolte di interventi in convegni e dischi di canti po­polari, più di 2000 opere», ricor­da lo storico novarese. «Non vo­levo si dimenticasse ciò che siamo stati nel recente passato, perché se dimentichiamo il passato ritorna». Bermani ha origini in una famiglia borghese, ma fieramente antifascista: suo nonno, Ernesto, ufficiale di ca­valleria, è ricordato perché di fronte a un ragazzo ucciso a Novara dai nazisti si mise in alta uniforme e andò a portare un mazzo di fiori sulla salma.

«Mi piace ascoltare e pensare che il mondo in cui viviamo sia nato grazie ai sogni», svela Cesare Bermani. «Tra i sognatori mi vengono in mente personaggi come Dario Fo, con il quale ho collaborato nell’opera Ci ragiono e canto, o Pietro Nenni. Soprattutto ricordo una figura che il nostro Paese dovrebbe rivalu­tare: Giovanni Pirelli. Era desti­nato a diventare un grande in­dustriale, lasciò tutto al fratello minore Leopoldo per dedicarsi ai libri, alla cultura popolare».

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I racconti dimenticati che hanno fatto la storia

La storia orale e le sue fonti. Una raccolta di scritti di Bruno Cartosio

Cesare Bermani
Da «Il Manifesto», Roma, 9 marzo 2017, p. 10

Parole scritte e parlate - CopertinaCredo importante, in questo periodo di pericolosa accademizzazione della cosiddetta storia orale, che la Società di mutuo soccorso Ernesto de Martino di Venezia abbia pubblicato Parole scritte e parlate, un volumetto denso di contenuti di Bruno Cartosio nel quale tra l’altro si ricorda come l’allargamento delle fonti storiche alle fonti orali sia stato a lungo avversato proprio dagli accademici (mi è ritornato in mente l’orale di un concorso dove venni sottoposto a un fuoco di fila di domande su chi praticasse la cosiddetta storia orale, quasi fossero stati criminali. Un interrogatorio da fare impallidire l’unico interrogatorio di polizia cui fui sottoposto nel ’69).
Grande merito della nostra generazione di storici è stato proprio questo allargamento delle fonti storiche, sviluppatosi quasi integralmente fuori dalle università.
Il volume prende in considerazione gli intrecci tra fonti scritte e narrazioni orali, i rapporti tra identità e memoria, tra memoria e storia.
Lo storico deve fare uso di tutte le fonti possibili e della loro comparazione. Spesso, per esempio, è difficile stabilire la datazione esatta delle cose che vengono narrate senza l’ausilio delle fonti scritte, benché qualche volta siano queste ad avere datazioni sbagliate. D’altra parte sarebbe difficilissimo ricostruire delle storie di gruppi o organizzazioni se non si fosse ricorsi per tempo a fissare su carta una cronologia degli avvenimenti che li riguardano, ciò che anche è utile a richiamarli alla memoria di chi narra. La ricerca di narrazioni non avviene in vitro ed esse sono influenzate da tutto quello che le circonda. E quindi Cartosio prende, tra l’altro, in considerazione come le culture dominanti e la comunicazione di massa agiscano sui meccanismi collettivi o individuali del ricordo. Le narrazioni, siano fissate con apparecchi audio o video, sono condizionate dal momento e dal luogo in cui vengono fatte, da chi le fa, alla presenza o assenza di determinate persone, dalla maggiore o minore fiducia che si instaura nel rapporto tra chi registra e chi si lascia registrar, ecc.
Identità e memoria sono inoltre cose che, entrambe, si modificano incessantemente nel tempo, in modo diverso da individuo a individuo. Ci sono casi emblematici di mutamento di identità come quelli di Benito Mussolini, da socialista a fascista, o di Nuto Revelli e Giovanni Pirelli, giovani fascisti e ufficiali degli alpini, che la spaventosa esperienza della ritirata di Russia renderà antifascisti e poi partigiani. Ma a volte può essere anche solo la lettura di un libro a modificare il proprio modo di guardare a fenomeni centrali della propria vita. Sono stato sin da giovanissimo comunista ma il mio modo di esserlo si è modificato in senso radicalmente libertario dopo avere letto Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge. Queste grosse o piccole modificazioni della propria identità portano quasi sempre più o meno coscientemente a mutamenti anche della propria memoria.
Sarà inoltre compito dello storico indagare le ragioni che portano a sopprimere o a richiamare alla memoria o a non raccontare fatti di cui si è stati partecipi. Cartosio ne esemplifica alcuni ma le ragioni possono essere le più svariate. Ricordo alcuni deportati che si rifiutavano di raccontare le loro esperienze nei lager perché ritenevano che fossero tali da non poter essere credute da nessuno. E in qualche caso avevano veramente cancellato il ricordo di quelle esperienze. Invece Cino Moscatelli mi pregò di non scrivere del fatto che lui avesse sottoscritto una domanda di indulgenza al prefetto di Vercelli nel luglio 1937, cosa che gli era costata l’espulsione dal Partito. Mi raccontò la vicenda e mi disse: “Mi brucia ancora. Preferirei che tu non la raccontassi, almeno finché sono vivo. Quando sono morto raccontala pure”. Rispettai la sua decisione e solo dopo la sua morte parlai di quella vicenda. Un altro militante comunista non volle raccontarmi da vivo ma mi lasciò in eredità dei brevi appunti con il ricordo di avere appiccato un incendio al cascinale di mio nonno Ernesto. E questo mi viene confermato e precisato dalla “Rimembranza da ufficio commerciale per l’anno 1920”, dove in data 20 aprile mio nonno scrive: “Stamane Alle ore 2 durate lo sciopero dei contadini cominciato il 3 marzo scorso fu incendiato alla Barciocchina il portico sull’aia con un danno peritato il lire 390”.
Insomma fonti scritte e narrazioni orali si illuminano a vicenda.
Nel volume di Cartosio si ricorda poi come un patrimonio di memoria che in un certo momento sembra essere forte e condiviso, in altro momento sembra frazionato o inesistente e in altro momento ancora può tornare alla luce. Gli archivi delle sezioni dell’Industrial Workers of the World vennero distrutti città per città dalle polizie tra il 1917 e il 1921. Quindi oggi sarebbe quasi impossibile farne la storia se non ci fossero stati degli storici che hanno intervistato gli antichi militanti che oltre alla memoria avevano conservato documentazione cartacea. E la storia venne fatta quando negli anni Settanta gli IWW tornarono a interessare storici e militanti. Purtroppo credo di non sbagliarmi dicendo che anche se si volesse fare oggi una storia del PCI vista dal basso e non solo dai dirigenti di spicco si dovrebbe procedere nello stesso modo.
Particolarmente interessante è il capitolo in cui Cartosio traccia la storia della sua famiglia nel periodo della seconda guerra mondiale, indagando – come scrive – “quali sono state le strategie di resistenza, finalizzate a conservare la propria vita e identità, messe in atto individualmente o collettivamente da persone comuni, lavoratrici, antifasciste ma non combattenti? In che modo la piccola cerchia del cortile e del vicinato ha vissuto quegli anni duri e in che modo li racconta? Quali sono le scelte linguistiche e i privilegiamenti emotivi nei racconti? E in quale modo il raccoglitore entra nel rapporto dialogico che presiede alla raccolta della memoria degli individui e che problemi incontra?”.
Debbo dire che questa storia di famiglia è quanto di meglio mi sia capitato di leggere, assieme a Il trattore ad Acquanegra di Gianni Bosio (ristampato recentemente da Postumia di Mantova), sui rapporti tra piccola e grande storia.
Credo che questo volume di Cartosio sia una lettura necessaria per chiunque voglia capire le ragioni di quel ciclo di “storia orale”, apertosi all’inizio degli anni Sessanta e conclusosi alla fine degli anni Ottanta.
Ai giovani ricercatori che affronteranno da ora in poi ricerche sul campo, oltre a ricordare che i colloqui con i narratori debbono essere paritetici, vorrei però dare un consiglio: leggete pure quanto la nostra generazione ha prodotto, forse qualcosa la imparerete, ma ricordatevi che rispetto al mondo in cui noi abbiamo operato tutto è cambiato e la realtà di oggi e ben più complicata di quella degli anni Sessanta. Quindi le vostre ricerche poco avranno in comune con le nostre.
A coloro che invece lavoreranno sugli archivi orali consiglio di ricordare, se vogliono capire quelle narrazioni del passato, con che spirito abbiamo fatto ricerca sul campo e con che criteri le abbiamo raccolte.

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