O caro Ivan…

Dobbiamo ringraziare gli amici e i compagni del Circolo Arci “Amici del Po” di Monticelli per aver pensato e organizzato un’intera giornata in ricordo di Ivan Della Mea.

Sabato 8 ottobre 2022, dalle 17:30 alle 24,
presso il Circolo Arci “Amici del Po”
di Monticelli d’Ognina (Piacenza),
in Via Meucci 30

O caro Ivan…
Parole, scritti, poesie, libri e canzoni a ricordo di Ivan Della Mea

Ivan Della Mea in concerto

Con i loro banchetti saranno presenti l’Istituto Ernesto de Martino, gli Archivi della Resistenza di Fosdinovo e la Lega di Cultura di Piadena; con la sua testimonianza ci sarà Giancarlo Nostrini di Radio Popolare; con le loro canzoni e musiche ci saranno Alessio Lega e Rocco Marchi, Marco Rovelli, Davide Giromini, I giorni cantati, Marina Corti e Bruno Podestà.

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“Il de Martino. Storie voci suoni” 33 / 2022

Il de Martino 33 - Copertina

La rivista si può ordinare in libreria e scrivendo all’indirizzo iedm@iedm.it. I nostri abbonati la riceveranno presto a casa. Per i soci dell’Istituto Ernesto de Martino è possibile richiederne copia al 50% di sconto. È possibile, inoltre, scaricarne una versione in PDF qui.

Con questo fascicolo la rivista «Il de Martino. Storie voci suoni» entra nel secondo anno della sua nuova vita. Alle spalle, un anno e mezzo di intenso lavoro redazionale, scambi proficui, discussioni fertili di idee e di prospettive per il futuro, culminate nella bella riunione – finalmente in presenza! – a Sesto Fiorentino, il 10 aprile scorso. Le presentazioni pubbliche dei numeri 31 e 32 hanno contribuito, inoltre, a stimolare il nostro impegno in una direzione aperta e dialogante con le molte comunità e i molti soggetti che si sono mostrati interessati alla proposta di guardare al contemporaneo «rimettendo occhi e orecchie sui territori», come scrivevamo un anno fa.
A questo obiettivo rispondono senz’altro le preziose poesie di Fabio Franzin, poeta-operaio e operaio-poeta che ci porta la voce del distretto del mobile dell’Alto Livenza. «Una voce piena della rivoluzione deindustriale», la definisce Gilda Zazzara nella sua illuminante e altrettanto preziosa introduzione, mettendo sull’avviso il lettore: «può essere un po’ urticante la sua opera per chi cerchi l’impegno, l’anelito di liberazione o anche una più tiepida fierezza del mestiere», ma questa è la cultura operaia della “periferia industriale” tra Veneto e Friuli. Il tema delle scritture – poetiche e letterarie – torna nel dialogo tra Luisa Passerini e Graziella Bonansea a partire dal romanzo di quest’ultima, Più che la notte, dedicato alla vicenda di Massimiliano Maria Kolbe: una densa conversazione tra due studiose, due storiche, intorno al tema cruciale del “dare parola” al passato, tra memoria, storia orale e letteratura.
Il dossier tematico è dedicato al Vademecum per il trattamento delle fonti orali, presentato il 27 ottobre 2021 a Roma, con il contributo decisivo di Aiso: frutto di un lungo confronto interdisciplinare, il Vademecum – introdotto da Alessandro Portelli e presentato nei suoi punti qualificanti da Alessandro Casellato, Maria Francesca Stamuli e Silvia Calamai – è uno strumento fondamentale per tutti coloro che lavorano con le fonti orali e si occupano di archivi orali, e rappresenta un importante passo in avanti nella costruzione della “cassetta degli attrezzi” utile alla produzione e conservazione di fonti dalla forte complessità storica, metodologica e ontologica. Il ruolo rilevante degli archivi e, in particolare, la loro relazione con le fonti orali e sonore acquista un posto rilevante nella riflessione della nostra rivista grazie all’articolo di Virginia Niri sul progetto “Voci d’archivio”: intervistare donatori e donatrici di alcuni fondi presenti presso l’Archivio dei movimenti di Genova per valorizzare il portato identitario, politico e militante, degli stessi fondi e dei loro soggetti produttori.
E proprio al valore politico e militante del fare archivio ci introducono i racconti di Alessandro Grassi pubblicati nella rubrica Storie con i “controcanti” di Antonio Fanelli e Mariamargherita Scotti. Alessandro è stato una figura fondamentale della vita dell’Istituto Ernesto de Martino, un “archivista-attivista” dalle straordinarie doti di analisi delle pratiche dell’ordinare e del descrivere, maturate nel suo paziente lavoro di sistemazione della nastroteca dell’Istituto. Ci ha lasciato improvvisamente, l’aprile scorso, proprio mentre aspettavamo di pubblicare questo suo contributo, che assume oggi un significato di profonda gratitudine per tutto quello che ha saputo essere e fare.
A un uso “aperto” degli archivi si richiama, infine, anche Leila Harkat nel suo racconto dell’esperimento di labour public history realizzato dalla Fondazione Valore Lavoro a Pistoia nel settembre 2021: un video mapping sulla facciata del palazzo comunale con la proiezione di immagini provenienti dal patrimonio fotografico della Camera del lavoro della città. Immagini di feste del lavoro e manifestazioni che hanno riportato la storia negli stessi spazi in cui “è stata fatta”, con lo scopo di coinvolgere i passanti nel “montaggio” narrativo dell’artista Jacopo Rachlik.
Le interviste di Paola Stelliferi ad Anastasia Barone e a Teresa Bertilotti sulle traiettorie e le eredità del femminismo segnano per parte loro un doppio inizio: l’apertura di un cantiere di riflessione sul genere, sui femminismi e sulla storia (e il presente) delle donne e la pubblicazione di interviste in versione integrale.
Il saggio di Caterina Mongardini – molte le voci femminili, come si vede, in questo fascicolo – ci porta invece per le strade di un piccolo borgo d’Abruzzo, Pescocostanzo, sulle tracce della «memoria debole» dell’internamento fascista: una ricerca spinta da ragioni autobiografiche che fa ricorso alla storia orale come strumento per scardinare o almeno provare a spiegare una (apparente?) amnesia collettiva.
Nella rubrica dedicata al lavoro, infine, Monica Dati affronta il tema della formazione con un articolo sulle 150 ore attraverso le testimonianze dei lavoratori e delle lavoratrici della Toscana: grazie alle interviste, Dati ci presenta, vivo, «il clima di partecipazione, aggregazione e impegno civile» di questa esperienza, che invita a riflettere, nel presente, sul significato e sul valore dell’educazione degli adulti.
Merita un accenno, in chiusura, la rubrica delle Note e recensioni, che appare in questo numero particolarmente ricca di stimoli e di contributi, a ulteriore concreta testimonianza della rete di relazioni che la rivista sta costruendo nel suo farsi.

SOMMARIO

Editoriale

Gilda Zazzara, L’inverno scuro del lavoro: cinque poesie di Fabio Franzin

Leila Harkat, L’immagine e la memoria: un esperimento di labour public history

Virginia Niri, Voci d’archivio. Fonti orali e storia pubblica: alienazione, restituzione e accessibilità

Luisa Passerini e Graziella Bonansea, Mimesis e rappresentazione. Una conversazione su storia, memoria e letteratura

Archivi orali: un Vademecum per la conservazione

Alessandro Portelli, Vita e morte della parola

Alessandro Casellato, Vademecum per il trattamento delle fonti orali: i punti qualificanti – Definizioni e presupposti legali

Maria Francesca Stamuli, Produzione e conservazione della fonte orale

Silvia Calamai, Acquisizione e valorizzazione degli archivi orali

Interviste

Paola Stelliferi, «Un legame che non si sa bene da dove venga, però c’è». Due interviste sul femminismo, con Anastasia Barone e Teresa Bertilotti

Saggi

Caterina Mongardini, Pescocostanzo, 1940-1943. La memoria carsica dell’internamento fascista

Storie

Alessandro Grassi, Piccola storia di una nastroteca errante / Le Olive di Ivan

Antonio Fanelli, I “churinga” di Sesto Fiorentino e il corteo del Primo maggio

Mariamargherita Scotti, Contro il potere degli archivi

Il lavoro si racconta

Monica Dati, 150 ore: voci ed esperienze dalla Toscana

Note e recensioni

Alessandro Portelli, Il disco e la voce. A partire dall’articolo di Fanelli e Tomatis

Claudio Rosati, L’archivio di Sergio Landini presso la Fondazione pistoiese Promusica

Maria do Carmo Piçarra e Giulia Strippoli, La mostra “Augusta Conchiglia nei sentieri del Fronte Est. Immagini (e suoni) della lotta di liberazione in Angola”, a cura di Maria do Carmo Piçarra e José da Costa Ramos, Museu do Aljube, Lisbona, luglio-dicembre 2021

Simona Bertacco, Valeria Luiselli e le ragioni della letteratura. Valeria Luiselli, Dimmi come va a finire. Un libro in quaranta domande, Roma, La Nuova Frontiera, 2017; Ead., Archivio dei bambini perduti, Roma, La Nuova Frontiera, 2019

Cristina Lavinio, Alla riscoperta delle fiabe orali. Una nota a partire da Glauco Sanga, La fiaba. Morfologia, antropologia e storia, Padova, CLEUP, 2020 e Alberto M. Cirese e Pietro Clemente, Raccontami una storia. Fiabe, fiabisti e narratori, Palermo, Edizioni Museo Pasqualino, 2021

Luca Des Dorides, Disability Studies. Una nota a partire da The Routledge Handbook of Disability Activism (1st ed.), a cura di Maria Berghs, Tsitsi Chataika, Yahya El-Lahib, Kudakwashe Dube, London, Routledge, 2020, Crip Camp – disabilità rivoluzionarie, regia di James LeBrecht, Nicole Newnham, Usa, 2020 e Matteo Schianchi, Disabilità e relazioni sociali: temi e sfide per l’azione educativa, Roma, Carocci, 2021

Jessica Matteo, Carlo Costa e Gabriele Di Giuseppe, Corpo estraneo. Storia di Giorgio Vale (1961-1982), Milano, Milieu edizioni, 2021

Luigigiovanni Quarta, Anna Maria Bruzzone, Ci chiamavano matti. Voci dal manicomio (1968-1977), a cura di Marica Setaro e Silvia Calamai, Milano, Il Saggiatore, 2021

Ilaria Bracaglia, Brunella Basso e Raffaella Bosso, Non solo storie per ragazzi, in La pagina che non c’era, a cura di Diana Romagnoli, Maria Laura Vanorio, Paolo Trama, Milano, Zanichelli, 2022, pp. 556-229; Gabriele Proglio, I fatti di Genova. Una storia orale del G8, Roma, Donzelli, 2021; Gianluca Staderini, Di tutti i colori. Un bambino di nome Carlo, Roma, Red Star Press, 2021

Tommaso Rebora, Ilaria Bracaglia ed Eddy Olmo Denegri, Un ingranaggio collettivo. La costruzione di una memoria dal basso del G8 di Genova, Milano, Edizioni Unicopli, 2020

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InCanto 2022, 24 settembre:
Mistery train, un viaggio
nell’immaginario americano

Sabato 24 settembre, alle 21:15,
presso Villa San Lorenzo,
in via Scardassieri 47,
a Sesto Fiorentino

Mystery train
Un viaggio nell’immaginario americano
Una lezione di storia in musica

Ingresso 5 euro

Mistery train - Locandina

Salirete in carrozza su un treno alla scoperta del territorio e della musica degli Stati Uniti d’America con una lettura/lezione/concerto che entra sopra e sotto quel treno, accompagnati dai canti di un’America altra, da Woody Guthrie a Bruce Springsteen.

Con Alessandro Portelli, Margherita Laterza, Matteo Portelli e Gabriele Amalfitano.
In collaborazione con il Circolo Gianni Bosio di Roma.
Produzione: Laterza Editore.

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Pastasciutta antifascista

Domenica 24 luglio, dalle ore 20
ai giardini dell’Auser
in Via Pasolini, 105
a Sesto Fiorentino

torna la

Pastasciutta antifascista
per festeggiare il 25 luglio:
la caduta del regime di Mussolini

Totò si abbuffa di pastasciutta

Il 25 luglio 1943, quando Mussolini venne arrestato, fu grande festa a Casa Cervi, come in tutto il Paese. La Liberazione avverrà solo 20 mesi dopo, al prezzo di molte sofferenze, ma quel 25 luglio c’era solo la voglia di festeggiare.
Da Casa Cervi partì uno degli eventi spontanei più originali, con una grande pastasciutta offerta a tutto il paese, distribuita in piazza a Campegine dalla famiglia per festeggiare, come disse Papà Cervi, “il più bel funerale del fascismo”.
Tutti in fila per quei maccheroni conditi a burro e formaggio che, in tempi di guerra e di razionamenti, erano prima di tutto un pasto di lusso.

Con i canti antifascisti e le testimonianze della Nuova Compagnia

Interverrà Jacopo Madau, Assessore alla Cultura del Comune di Sesto Fiorentino

La pastasciutta, rigorosamente gratis per tutti,
chi vorrà potrà accompagnarla con piatti di carne o vegetariani

Ricordatevi di prenotare ai seguenti numeri

331.986.17.81 (Istituto de Martino)
375.646.83.02 (Auser)
340.242.17.81 (Spi)

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InCanto 2022, 23 luglio:
concerto con Massimo Ferrante

Sabato 23 luglio, ore 21:15
presso Villa San Lorenzo,
in Via Scardassieri 47,
a Sesto Fiorentino
[Come arrivarci]

Concerto con Massimo Ferrante in quartetto
Presentazione del suo ultimo album, Canzuni

Massimo Ferrante - Canzuni - Copertina

Sabato 23 luglio 2022, alle 21:25, Massimo Ferrante presenta a InCanto 2022 il suo nuovo disco Canzuni. In concerto a Sesto Fiorentino con Francesco Di Cristofaro, Giacomo Pedicini e Francesco Paolo Manna, uno dei principali protagonisti della scena musicale napoletana, già collaboratore di Daniele Sepe e degli ’E Zezi, nelle vesti di un moderno suonatore ambulante tra brani classici della tradizione popolare e il canto di protesta.

Per Massimo Ferrante, Canzuni nasce dal desiderio di cimentarsi in un lavoro solo chitarra e voce, nello stile dei vecchi cantori tradizionali.
Ed è così che Canzuni è diventato una raccolta del suo miglior repertorio solista con l’inserimento di alcuni brani mai pubblicati prima d’ora.

Questa raccolta di brani nasce da una precisa selezione che crea e recupera il filo di congiunzione con l’antica tradizione dei cantastorie meridionali cui Massimo a pieno titolo appartiene. Cantore, cantautore, trovatore mediterraneo, la sua voce e la sua lunga esperienza ci conducono in un interessante percorso attraverso i generi e gli stili diversi del canto popolare nelle varietà regionali del sud d’Italia. Dal ritmo sostenuto e coinvolgente delle tarantelle a quello cupo delle canzoni di sdegno; canti di taverna e di emigrazione, canzoni politiche, ma anche tenere ninne nanne le cui radici si perdono nel tempo, cantate da intere generazioni e trasformatesi di canto in canto. Serenate ormai lontane dal quotidiano modo di vivere l’amore, che omaggiano l’amata o narrano amori impossibili e la speranza che possano concretizzarsi.

Massimo Ferrante comincia a esibirsi con voce e chitarra già dagli anni ’70 tra la Calabria e la Campania. Risale a questo periodo il sodalizio artistico, tuttora esistente, con Francesco Sansalone, col quale negli anni ’90, insieme a Carlo Lella e Gianni Carcò, costituirà il gruppo vocale Quattro Quatti che nel 1993 partecipa alla realizzazione dell’album Vite perdite di Daniele Sepe.
Negli anni novanta comincia un’intensa attività concertistica che lo porterà fino a oggi in giro in Italia e in Europa, partecipando a importanti festival. Canta la Tarantella calabrese nel film Figli di Annibale di Davide Ferrario, canzone contenuta nell’album Lavorare stanca di Sepe (premio Tenco 1998 come miglior album in dialetto). Partecipa a Totem, uno spettacolo teatrale di Alessandro Baricco e Gabriele Vacis trasmesso dalla Rai, e collabora ai Dieci comandamenti di Raffaele Viviani con la regia di Mario Martone, spettacolo in cartellone nei più importanti teatri italiani, trasmesso anch’esso dalla Rai.
Nel 2005 Massimo Ferrante pubblica ’U ciucciu – Voci e suoni dal Sud Italia (Felmay), il suo primo lavoro da solista, e continua a suonare in numerosi luoghi e festival italiani pubblicando poi Ricuordi (Felmay) nel 2006, Jamu, sempre per la Felmay (distribuzione per l’Italia EGEA) nel 2009 e Populaj kantoj nel 2015.

Ingresso 5 euro

La biglietteria aprirà alle 20:30

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