Bando di selezione progetto La Casa del Rione Sanità

Rione Sanità

Vi segnaliamo che l’AISO, con altri, ha indetto un Bando di selezione per l’ammissione di 25 destinatari alla Scuola-laboratorio per “narratori di comunità” che si inserisce nel progetto La Casa del Rione Sanità. Racconti di orgoglio e giustizia sociale.
Per maggiori informazioni vedi qui.

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Campagna di crowdfunding per “ilPartito”

ilPartito - Logo

Da ieri, domenica 14 marzo 2021, ha avuto inizio la campagna di crowdfunding sostenuta dall’associazione Rosso un fiore per il finanziamento del progetto ilPartito, spettacolo teatrale e musicale messo in scena in occasione del Centenario della fondazione del Partito Comunista d’Italia divenuto poi PCI.

Protagonista in scena sarà il Coro Inni e Canti di Lotta che con Giovanna Marini da oltre 30 anni presso la Scuola di Musica Popolare di Testaccio testimonia la memoria del canto politico e popolare che ha accompagnato le lotte sociali in Italia fino al nostro presente.

Questo progetto parte da un’opera musicale di Fausto Amodei, importante musicista e autore di canti divenuti patrimonio di molti. Nel lontano 1974 mise in musica la storia della fondazione del PCI ispirandosi al Diario di trent’anni (1913-1943) di Camilla Ravera, una fondatrice del partito, poi deputata e senatrice a vita. In occasione del Centenario Amodei ha pensato di affidare alle sapienti mani di Giovanna Marini la messa in scena dell’opera.

Contemporaneamente alla preparazione dello spettacolo proseguono i lavori per l’iniziativa editoriale: un almanacco del centenario, volume di circa 200 pagine. Partendo dalla struttura dell’opera di Amodei, cercherà di descrivere la situazione sociale, politica e culturale in cui 100 anni fa avvennero i fatti narrati. Sarà allegato anche un doppio CD registrato durante le prime repliche in teatro.

Il processo di realizzazione dello spettacolo va avanti da oltre un anno con impegno e caparbietà dei cantanti e dei professionisti coinvolti nonostante la pandemia. Un lavoro il cui compimento è determinato anche dai fondi che Rosso Un Fiore riuscirà a raccogliere attraverso questa campagna di finanziamento.

Altre info

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ilpartito@rossounfiore.it

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Torna in libreria “Morte e pianto rituale”

Il 2 febbraio torna in libreria Morte e pianto rituale di Ernesto de Martino, a cura di Marcello Massenzio, Einaudi, 2021.

Morte e pianto rituale - Copertina

La riedizione del capolavoro demartiniano consente di riscoprire in tutta la sua complessità, al di là dell’interpretazione convenzionale che enfatizzava la portata della componente meridionalista, un impianto teorico eccezionale, frutto del concorso di molteplici saperi.
In questo libro Ernesto de Martino risale alle radici dell’esigenza umana di rifiutare la morte nella sua scandalosa gratuità e, di riflesso, procurare al defunto una «seconda morte» culturalmente definita, mediante il ricorso a determinate pratiche rituali. Tra queste, l’istituto del lamento funebre, rivolto ai vivi non meno che ai defunti, poiché la piena del dolore rischia di compromettere l’integrità della presenza dei sopravvissuti. Qui sta la funzione più profonda del pianto rituale, che non cancella la crisi del cordoglio ma l’accoglie in sé, trasformandola in disciplina culturale capace di mantenere il pathos al riparo dall’irruzione della follia. In ciò risiede la sua umanissima sapienza, il cui valore trascende i limiti storici di diffusione del fenomeno, e alla quale s’abbandona persino la Madonna al cospetto della morte del Figlio, nonostante l’accesa polemica cristiana contro il costume pagano. Dall’analisi del fenomeno, ridotto allo stadio di «relitto folklorico», scaturisce il bisogno di estendere l’analisi alle antiche civiltà agrarie del Mediterraneo, al cui interno l’istituto del lamento funebre visse la stagione del suo massimo splendore, fino al progressivo declino, causato dallo scontro con il cristianesimo trionfante. De Martino si interroga infine sul problema della risoluzione laica della crisi del cordoglio, e l’Atlante figurato del pianto riflette mediante un sapiente uso delle immagini l’affascinante itinerario dell’Autore, che sollecita un confronto con l’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg.

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1940, la catastrofe

1940, la catastrofe

Vi segnaliamo l’uscita del video-racconto 1940, la catastrofe, realizzato dall’Anpi nazionale e ora disponibile online su Vimeo.

Come spiega Lara Crinò su «Repubblica»: «L’Associazione nazionale partigiani aveva previsto, proprio per lo scorso giugno, un grande convegno sulla ricorrenza, ideato in collaborazione con l’ufficio Storico dello stato maggiore dell’esercito, l’Istituto Ernesto de Martino, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio e con il sostegno del Mibact. Il convegno non si è potuto svolgere, ma quel progetto non è stato abbandonato: si è trasformato invece in un videoracconto, intitolato 1940, la catastrofe, visibile gratuitamente sul sito dell’Anpi e sui suoi canali social. Nei prossimi mesi, la prospettiva è di diffonderlo nelle scuole (nell’ambito dell’accordo quadro che l’Anpi ha con il ministero dell’Istruzione) e nelle accademie militari, perché i primi destinatari dell’iniziativa sono proprio i giovani. Spiega infatti Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Anpi, che il docufilm vuole contrastare la «riabilitazione postuma del fascismo e una conseguente delegittimazione della Resistenza, ma anche mettere in luce i valori della Costituzione repubblicana che dal buio della guerra è nata» (vedi l’articolo integrale).

Sulla pagina nazionale dell’Anpi trovate il resoconto della conferenza stampa, con stralci degli interventi del prof. Paolo Pezzino (presidente dell’Istituto nazionale «Ferruccio Parri») e di Gianfranco Pagliarulo (presidente nazionale dell’Anpi) e il messaggio del ministro della cultura Dario Franceschini.

All’organizzazione del convegno ha contribuito Valerio Strinati, membro del comitato scientifico dell’Istituto Ernesto de Martino, e al min. 1.57 del video-racconto vi segnaliamo l’intervento di Jacopo Tomatis su Guerra, musica e spettacoli nel 1940.

Inoltre è possibile scaricare la locandina del docu-film.

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Luciano Della Mea: un inquieto intellettuale nell’Italia del secondo ’900

Con molto piacere vi segnaliamo la pubblicazione degli Atti del convegno Luciano Della Mea. Un inquieto intellettuale nell’Italia del secondo ’900, organizzato dall’Università di Pisa, dalla Fondazione “F. Turati” di Firenze, dalla Biblioteca “F. Serantini” di Pisa e dall’Istituto Ernesto de Martino (Gipsoteca di Arte antica di Pisa – 29 settembre 2017).

Luciano Della Mea: un inquieto
intellettuale nell’Italia del secondo ’900

a cura di M. Cini, Pisa University Press, 2020, 18 euro
Altre info

INDICE

Introduzione

Della Mea giornalista e militante (1949-1962) tra cronaca, inchiesta e denuncia, Paolo Mencarelli

Per un “socialismo di sinistra”. Luciano Della Mea tra Psi e Nuova Sinistra, Mariamargherita Scotti

Luciano Della Mea, Raniero Panzieri e il neocapitalismo, Marco Cini

Luciano Della Mea scrittore, Mauro Stampacchia

Il ricordo di Serantini tra memoria e impegno civile: il contributo di Della Mea, Franco Bertolucci

Chiudere i manicomi, aprire le comunità: Luciano Della Mea tra Franco Basaglia e Mauro Rostagno, Vinzia Fiorino

Luciano Della Mea, la cultura popolare e i “senzastoria”: le osservazioni critiche di un “panchinaro dell’Istituto Ernesto de Martino”, Antonio Fanelli

Tra i marosi della vita e della politica, Alfonso Maurizio Iacono

Appendice I

Antologia di scritti
La ricerca di base nel lavoro delle Edizioni Avanti! [1986]
Il socialismo di sinistra [1989]
La riunione di via Sansovino [1992]
Il duo Panzieri-Libertini [1993]
Parlando di rivoluzioni (intervista a Luciano Della Mea a cura di Roberto Niccolai) [1998]

Appendice II

Gli archivi di Luciano Della Mea
Fondazione Filippo Turati: Fondo archivistico Luciano Della Mea
Biblioteca Franco Serantini: Fondo archivistico di Luciano Della Mea

QUARTA DI COPERTINA

Nel movimento socialista italiano degli anni ’50 e ’60 Luciano della Mea (1924-2003) ha ricoperto un ruolo affatto originale, segnalandosi fra gli esponenti più attivi di quell’ambito politico-culturale che si è soliti identificare con l’espressione “socialismo di sinistra”. Una categoria, quest’ultima, che non si estrinseca unicamente entro i confini dell’esperienza del socialismo partitico dei primi decenni del dopoguerra, come ben dimostra l’esperienza di Della Mea. Giornalista, organizzatore e ispiratore di riviste, scrittore e saggista, autore di inchieste, costruttore di reti sociali e politiche – ma anche volontario e attivista dentro le esperienze di frontiera della politica, quelle del disagio mentale e della tossicodipendenza – Della Mea è stato protagonista in stagioni politiche tra loro assai diverse, varcando il confine tra gli anni ’50-’60 e gli anni ’70, tra la sinistra tradizionale e la “nuova sinistra”. Tale percorso gli ha consentito di costruire una “narrazione” in grado di rendere esplicito il legame tra quei socialisti che, negli anni ’50, hanno tentato di elaborare una “terza via” tra stalinismo e riformismo e le nuove generazioni che si stavano facendo strada tra movimento studentesco e lotte operaie. Da qui la funzione di “mediatore” ricoperta da Della Mea nel corso dei decenni e per diverse generazioni, ma anche la ragione dell’influenza che i suoi scritti hanno esercitato, e continuano a esercitare, sugli studi dedicati alle culture politiche italiane del secondo Novecento.

Luciano Della Mea: un inquieto intellettuale nell’Italia del secondo ’900 - Copertina

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