Paolo Ciarchi, “Cent’anni di moltitudine”

Paolo Ciarchi
Cent’anni di moltitudine
a cura di Alessio Lega, Claudio Cormio e Rocco Marchi
(Archivi della Resistenza-Istituto Ernesto de Martino, 2019)

Questo CD è un progetto pensato all’indomani della improvvisa scomparsa di Paolo Ciarchi, prodotto da due realtà culturali: Istituto Ernesto de Martino e Archivi della Resistenza di Fosdinovo. Luoghi e realtà dove Ciarchi era profondamente radicato e animatore di tante serate importanti sia musicalmente sia per l’impegno sociale e artistico. “Il Ciarchi” era un compagno di vita per tante persone di queste comunità, ripercorrendo la sua lunga carriera ci si accorge della molteplicità delle situazioni che ha attraversato a partire dal Nuovo Canzoniere Italiano, La Comune di Dario Fo, il Cabaret milanese, l’ambiente jazz improvvisato, il leggendario gruppo degli Area. Lo si ricorda anche come attore in film e spettacoli teatrali. Nel libretto che accompagna il CD Stefano Arighetti, presidente dell’Istituto Ernesto de Martino, parla di lui in un contributo dal titolo Paolo e noi in cui tra le altre cose cita il film di Davide Ferrario Tutta colpa di Giuda, dove Paolo era “lo zingaro”, e riporta moltissime sue partecipazioni, proprio perché sapeva inserirsi in modo straordinario in variegate esperienze artistiche che condivideva con la sua compagna Isabella Cagnardi.
Insieme a Ivan Della Mea e Claudio Cormio ha dato vita a spettacoli indimenticabili che riempiva di suoni, creatività e strumenti improvvisati sul momento estratti da una magica valigia. I suoi bagagli erano un bazar incredibile di oggetti di uso comune e le sue performance più celebri erano per esempio le gambe delle sedie suonate come trombe o le canne da pesca lunghissime da cui riusciva ad estrarre suoni potenti.
Per lui tutto il mondo è avvolto dal suono e la musica, il ritmo, la vibrazione di conseguenza ci avviluppano e circondano. Durante il suo spettacolo capolavoro, che chiamava Microconferenza di musicologia applicata, sviluppava le sue teorie sulla musica e il suono partendo sempre dal corpo che sapeva suonare e usare come cassa di risonanza. Cominciava dalla testa e dalle guance che percuoteva ritmicamente, e poi trasformava in strumenti tutti gli oggetti di vita quotidiana che aveva a portata di mano: piatti, pentole, tubi, rotoli di nastro adesivo, lattine, mattoni, secchi d’acqua, ecc. Uno spettacolo nello spettacolo, sempre diverso, avvincente e unico nel suo genere.
Nella nota che accompagna il CD, intitolata Circo Ciarchi: dieci anni di cene cantate, Alessio Lega racconta il personaggio con le sue idee granitiche e l’impegno di aver scelto un lato preciso della barricata, senza enfatizzazione. Parla della sua completa indifferenza al successo, al punto che non ha mai pubblicato un disco proprio ma ha preferito le collaborazioni con vari artisti. In apertura Alessio Giannanti e Simona Mussini degli Archivi della Resistenza ricordano la lunga collaborazione con Ciarchi, un maestro, uno di quelli più preziosi perché non si metteva mai in cattedra.
Il CD pertanto è un prezioso strumento di conoscenza e divulgazione di questo grande personaggio. Si apre con uno scioglilingua a cui era particolarmente affezionato, contiene brani d’autore come Una cosa già detta (Questo mio amore di F. Amodei), Ho visto un Re (Fo-Ciarchi), Ora si che siam contenti (S. Piccardi-Ciarchi), Lenin’s rock (Della Mea-Ciarchi), Saltarelli (Fo-Ciarchi), Quella sera cascava Pinelli (Fo-Ciarchi), Il comandante della mia banda – La Gap (Fo-Ciarchi), Piccolo uomo (Della Mea-Ciarchi), solo per citarne alcuni, che però danno l’idea del suo vastissimo repertorio, racchiuso qui in 26 tracce. I brani sono accompagnati da frammenti di una lunga intervista rilasciata ad Alessio Lega. Il libretto include le sue note biografiche, alcune immagini dei suoi concerti, molti materiali rarissimi e inediti curati da Claudio Cormio, Alessio Lega e Rocco Marchi, gli stessi che nella vita lo hanno accompagnato fino alla sua scomparsa, avvenuta il 16 maggio scorso. Il curioso titolo del CD nasce dall’affermazione di Paolo che se mai avesse dovuto scrivere la sua autobiografia “altro che Cent’anni di solitudine… la intitolerei Cent’anni di moltitudine”.

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Ivan Della Mea, “Ho male all’orologio”

Ivan Della Mea
Ho male all’orologio
(Istituto Ernesto de Martino, 2019)

Ivan Della Mea - Ho male all'orologio - Copertina

A 10 anni dalla sua scomparsa abbiamo realizzato una ristampa del disco realizzato da Ivan Della Mea nel 1997 per le edizioni musicali de «Il Manifesto». Un prezioso lavoro musicale che contiene brani memorabili come Rosso un fiore e Canto di vita, L’Internazionale di Franco Fortini, Cara moglie incisa dalla Banda degli ottoni a scoppio, A jatta, ovvero El me gatt in una splendida versione napoletana di Daniele Sepe, Disperanza con i Mau Mau e Basta y hasta con Alberto Cesa e i Cantovivo. Un disco realizzato da Ivan Della Mea con i preziosi e sodali compagni di una vita (Paolo Ciarchi e Claudio Cormio) e con la collaborazione di musicisti del calibro di Paolino Dalla Porta, Riccardo Luppi e Federico Sanesi.

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Ivan Della Mea, “Venne maggio”

Ivan Della Mea
Venne Maggio
(Nota, 2019)

Ivan Della Mea - Venne maggio - Copertina

Due dischi leggendari del 1969 e del 1972, da allora mai ristampati, vedono nuovamente la luce in un’edizione critica con introduzioni e note di Alessio Lega. Negli anni fra il 1968 e il 1972 Ivan Della Mea – già considerato la figura di maggior livello della Canzone Politica – abbandona in seguito a una profonda crisi il Nuovo Canzoniere Italiano e incide due vinili con l’etichetta Zodiaco. In particolare il primo, Il rosso è diventato giallo, è destinato a fare storia: nelle ballate di Venne Maggio le inquietudini personali e collettive di tutta una generazione si rispecchiano. Si tratta del romanzo di formazione poetica del popolo delle barricate, l’ultimo ad aver creduto nella possibilità di cambiare se stesso e il mondo, anche con le canzoni. Il secondo disco, La balorda, fotografa una fase più interlocutoria, dove l’ironia diventa arma di denuncia negli anni della strategia della tensione.

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Nino Garau: partigiano e testimone

Nino Garau: partigiano e testimone

Lunedì 18 novembre 2019, ore 16.30
Biblioteca del Senato, Sala Atti Parlamentari, piazza della Minerva 38, Roma

Serata dedicata al partigiano cagliaritano Nino Garau, comandante della brigata partigiana “Aldo Casalgrandi” che il 23 aprile 1945 liberò Spilamberto.

– Saluti istituzionali –
Sen. Gianni Merlotti, Presidente per la commissione per la Biblioteca e l’Archivio Storico del Senato

– Introduce e coordina –
Valerio Strinati, Istituto Ernesto de Martino

– Intervengono –
Claudio Silingardi, Istituto Storico di Modena
Vincenzo Maria Vita, Aamod
Vincenzo Calò, ANPI
Walter Falgio, Issasco
Francesco Bachis, Università di Cagliari

– Conclude –
Dino Garau

Sarà proiettato il film Geppe e gli altri. Storia di vita di un comandante partigiano sardo, regia Francesco Bachis.

Nino Garau: partigiano e testimone

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“Vita di Giovanni Pirelli” ha vinto il Premio Matteotti

Con grandissima emozione vi comunichiamo che il libro di Mariamargherita Scotti (socio ordinario e membro del Comitato Scientifico del nostro Istituto) sulla Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante (Donzelli, 2018) ha vinto la XV edizione del Premio Giacomo Matteotti nella sezione saggistica.

Mariamargherita Scotti premiata al Matteotti

Seguono la scheda del libro e dell’autrice, dal sito della casa editrice Donzelli.

Scheda del libro

Erede di una delle più importanti dinastie industriali d’Italia, Giovanni Pirelli (1918-1973) rifiuta il ruolo di imprenditore nell’azienda di famiglia per intraprendere un’altra strada e dedicarsi alla scrittura. L’esordio narrativo è del 1952, con L’altro elemento, ma il risultato più rilevante è il romanzo A proposito di una macchina, del 1965. È in realtà l’intero mondo della cultura a interessarlo, di cui diventa presto uno dei protagonisti cruciali del Novecento: intellettuale complesso e affascinante, Giovanni imbocca percorsi insoliti e mai scontati, a cominciare dalla pubblicazione delle Lettere di condannati a morte della Resistenza (italiana ed europea, 1952 e 1954), curate insieme a Piero Malvezzi. Ricostruendone la vita, il volume – frutto di una lunga ricerca condotta in numerosi archivi, in particolare nell’archivio personale di Pirelli, per la prima volta accessibile in tutta la sua ricchezza, e attraverso molte testimonianze orali finora inedite – illumina aspetti inediti e originali, a tratti tormentati e controversi, del suo lavoro e dei suoi posizionamenti politici, dalla militanza nel Partito socialista alle esperienze nella Nuova sinistra. Al centro di molteplici iniziative culturali e politiche, curioso ed eclettico, sperimenta teatro, musica e cinema. Dai primi anni sessanta la sua attenzione si focalizza sui movimenti anticoloniali: mediatore delle opere di autori come Frantz Fanon in Italia, intrattiene rapporti con altri leader di quei movimenti, come Neto, Franqui e Cabral, e viaggia molto, in Africa, a Cuba, negli Stati Uniti. Un instancabile impegno culturale, un’incredibile rete di relazioni con gli intellettuali più importanti dell’epoca. La morte improvvisa interrompe bruscamente le attività di Pirelli. Da subito l’eterogeneità dei suoi interessi e rapporti si traduce in una memoria polifonica e contesa, ed è a questa molteplicità di voci e di sguardi che il volume dà spazio, evitando di irrigidire una figura così complessa in una maschera e proponendo invece al lettore, in maniera originale e feconda, nuove scoperte e nuovi interrogativi.

Autrice

Mariamargherita Scotti (Ph.d. Università di Pisa) è archivista e ricercatrice indipendente in Storia contemporanea. Si è occupata dell’ordinamento di archivi privati e istituzionali, tra i quali l’archivio delle edizioni Avanti!-del Gallo-Bella Ciao e del nuovo Canzoniere italiano e l’archivio privato Giovanni Pirelli (Varese). Dal 2011 è curatrice dell’archivio storico Piaggio di Pontedera. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Da sinistra. Intellettuali, Partito socialista italiano e organizzazione della cultura (1953-1960) (Ediesse, 2011) e la curatela del volume collettaneo Giovanni Pirelli intellettuale del Novecento (Mimesis, 2016). Socio ordinario dell’istituto Ernesto de Martino, è membro dei comitati scientifici della Biblioteca Franco Serantini di Pisa e della Fondazione Isec di Sesto San Giovanni.

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