«Il de Martino» 40/2025

Copertina del numero 40 della rivista «Il de Martino. Storie voci suoni» (2025). La copertina è divisa in due rettangoli; in quello superiore, a destra di una piccola illustrazione grigia raffigurante un magnetofono, c'è la scritta «Il de Martino»; sotto quella, in rosso, «Storie voci suoni». Al piede del rettangolo superiore c'è il numero «40» in nero e, a destra di quello, girato di 90 gradi in senso antiorario, il numero «2025».
Il rettangolo inferiore è costituito da una fotografia in bianco e nero che ritrae una barca che galleggia nell'acqua di un fiume a poca distanza dalla riva da cui la foto è stata scattata e su cui sono presenti tante persone, soprattutto donne, di spalle, che guardano verso la barca. Al centro della barca c'è una scultura che ritrae un santo seduto su uno scranno di foggia barocca. Davanti alla statua c'è un prete con le mani alzate in segno di benedizione, attorniato da altri prelati e chierichetti. Sullo sfondo, oltre il fiume, c'è l'altra riva, con tanti pioppi davanti al cielo.

La rivista si può scaricare gratuitamente in PDF da qui o dal sito dell’editore e si può acquistare in forma cartacea al prezzo di 20 euro scrivendo a iedm@iedm.it.

Finalmente è disponibile il n. 40 della rivista Il de Martino. Storie voci suoni.

Per questo secondo numero del 2025, come è stato per il primo, l’Ottantesimo della Liberazione resta al centro della proposta editoriale, rappresentando un’occasione civile che consente di rigenerare la riflessione su guerre, fascismi, resistenze. Lo fa il contributo di Cecilia Furioso Cenci dedicato a contenuti e metodi degli archivi orali della Resistenza in Friuli-Venezia Giulia, e lo fa un ulteriore contributo del sociologo Marco Cerri (dopo quello ospitato nel n. 39) dedicato alla vita quotidiana dei partigiani negli aspetti meno indagati dalla ricerca. Qui, al cuore della narrazione, c’è un inedito partigiano ludens con le sue beffe, mentre nel contributo precedente, in modo quasi speculare, della vita partigiana Cerri aveva messo a fuoco il tempo di inattività e noia.

Nel 2025 cade un altro anniversario, meno cospicuo dell’Ottantesimo della Liberazione e anche per questo a rischio di passare inosservato. Sono trascorsi cinquant’anni dalla “vacanza femminista” organizzata nel 1975 a Carloforte, sull’Isola di San Pietro, a cui parteciparono circa 200 donne provenienti da tutta Italia e dall’estero. Adelisa Malena è andata a raccogliere le testimonianze di molte di loro, e ne ha curato la rielaborazione critica e la contestualizzazione. Il suo lungo articolo è solo una parte di una più estesa ricerca appena conclusa che non si limita a ricostruire questo happening ma lo colloca in un’articolata cornice di senso, che a sua volta connette le trasformazioni di quel decennio e le attese e le progettualità che quelle donne portavano allora con sé all’oggi in cui la loro memoria è sollecitata.

Come il fascicolo 39 aveva anticipato proponendo un’intervista a un prete contadino e operaio nel Veneto del secondo dopoguerra, nel n. 40 Il de Martino approfondisce l’analisi del dissenso cattolico nell’Italia della seconda metà del Novecento. Sceglie una prospettiva di genere, ascoltando, e trasformandone la parola parlata in parola scritta, voci trascurate, marginali o silenziate di donne nella chiesa cattolica. Si parte dalla vita di una partigiana la cui vicenda consente di indagare anche la componente religiosa dell’antifascismo (nel contributo di Valentina Ciciliot su Giovanna Faè), si seguono le traiettorie di perpetue, sorelle, collaboratrici di preti militanti nell’area bergamasca post-conciliare (nel contributo di Tiziana Danelli), si riconosce il ruolo delle donne nei movimenti cattolici di base di alcune città italiane (nell’articolo di Ottone Ovidi). Il tema si estenderà al prossimo numero, nella forma di un’intervista in profondità: la testimonianza di una donna che di un prete è stata anche compagna di vita dagli anni Cinquanta a questo nostro secolo.

Il taglio di genere attraversa, in questo fascicolo, anche il tema del lavoro, con un saggio di Alice Mandracci che fa emergere le voci delle donne dal settore dell’automotive, con un affondo sul caso Lancia. Il lavoro si staglia in altri due interventi molto diversi fra loro. Nel primo, Monica Dati intervista un cavatore delle Alpi Apuane, acrobatico addetto alla pulizia delle pareti di roccia che dal 1977 scrive poesie che mettono a tema la cava, il lavoro in cava, le sue lotte e le comunità apuane che attorno alle cave faticano. Nel secondo, Carlotta Maria Vaglieri analizza, fondendo evidenza quantitativa, pratica etnografica e osservazione partecipante, le trasformazioni economiche, sociali e territoriali di un’area dell’hinterland a est di Milano nella sua transizione dalla vocazione manifatturiera del secondo dopoguerra all’arrivo della logistica e della manodopera migrante che alla logistica consente di funzionare.

La storia della musica e della sua produzione, da sempre al centro degli interessi del de Martino, incontra qui la voce del cantautore Rudi Assuntino, intervistato da Tommaso Rebora e Lorenzo Urbano nel contesto di una più larga ricerca sulla discografia antagonista in Italia.

Ultima ma non ultima resta una delle Storie che Il de Martino si propone di pubblicare per raccontare il presente in alcuni dei meandri in cui la ricerca umanistica e sociale non arriva o dove non può ancora spingersi con gli strumenti che le sono propri. Si tratta di un processo svoltosi presso la Corte d’assise d’appello di Firenze, concluso nel 2024 con la condanna all’ergastolo per Gianluca Paul Seung, riconosciuto colpevole dell’omicidio della psichiatra Barbara Capovani, di cui Seung era paziente. Questa “storia” è affidata alla narrazione di un antropologo, Luigigiovanni Quarta, e al “controcanto” di un altro antropologo, Roberto Beneduce, il quale fa leva sul “rumore” mediatico generato dalle udienze per ricordare quanto si attagli a un caso come questo l’espressione di Ernesto de Martino riguardo allo «scandalo dell’incontro etnografico», la cui consapevolezza — conclude Beneduce — non deve cessare di accompagnarci.

SOMMARIO

  • Editoriale
  • Simona Pezzano
    Copertina
  • Monica Dati
    Dalla tecchia alla penna. Intervista a Sauro Mattei, poeta cavatore
  • Tiziana Danelli
    «T’andarì a servì tò fradèl». Testimonianze di due “perpetue” della Val Seriana a ottant’anni dalla Liberazione
  • Marco Cerri
    Buche, travestimenti e beffe partigiane
  • Valentina Ciciliot
    Una donna difficile da ricordare. La memoria di Giovanna Faè (1892-1945) dagli anni Ottanta a oggi
  • Cecilia Furioso Cenci
    Archivi di fonti orali sulla Resistenza in Friuli-Venezia Giulia

Interviste

  • Tommaso Rebora, Lorenzo Urbano
    «Registravamo veramente “buona la prima”: i dischi nascevano così». Intervista a Rudi Assuntino

Saggi

  • Adelisa Malena
    Istantanee con voci asincrone. Memorie e immagini della vacanza femminista a Carloforte del 1975
  • Ottone Ovidi
    Tra teologia e femminismo: le donne delle comunità cristiane di base in Italia
  • Alice Mandracci
    «Se chiudo gli occhi, sento ancora l’odore delle macchine nuove che uscivano dalla fabbrica». Memorie femminili in Lancia

Storie

  • Luigigiovanni Quarta
    La voce del mostro
  • Roberto Beneduce
    L’arte dimenticata dell’avvicinarsi

Il lavoro si racconta

  • Carlotta Maria Vaglieri
    Lavorare nella logistica nei territori della deindustrializzazione: voci dall’Adda Martesana

Note e recensioni

  • Gli alberghi riminesi, la famiglia, la domesticità e il lavoro. Una nota a partire da Zoe Battagliarin, A ognuna la sua stagione. Il lavoro delle donne negli alberghi a gestione familiare del riminese dagli anni Ottanta a oggi, Firenze, editpress, 2025 (di Olimpia Capitano)
  • Theorizing the Artist Interview, a cura di Lucia Farinati e Jennifer Thatcher, New York, Routledge, 2025 (di Angela Maderna)
  • Amy King, Politica e martirio. Il rogo di Primavalle tra storia e memoria, prefazione di Alessandro Portelli, Roma, Donzelli, 2025 (di Jessica Matteo)
  • Alessandro Barile, La protesta debole. I movimenti sociali in Italia dalla Pantera ai No global (1990-2003), Sesto San Giovanni, Mimesis, 2024 (di Alberto Pantaloni)
  • Francesco Cutolo, «Uomini come noi». Il nemico nelle scritture dei soldati italiani (1915-18), Pisa, Pacini, 2025 (di Angelo Agosti)
  • Sara Bardini, C’era una volta il Petriccio, Siena, Betti Editrice, 2024 (di Luca Santangelo)

Dentro “A floresta” di Luigi Nono e Giovanni Pirelli

Un fotogramma dal documentario in bianco e nero «Dentro “A floresta”», che mostra Luigi Nono e Giovanni Pirelli mentre discorrono seduti su due sedie davanti a una piccola scrivania piena di libri e carte, con due bicchieri d'acqua, uno semipieno e uno vuoto, in un prato montano davanti a una boscaglia fitta, declinante verso un laghetto.

Siamo molto felici di invitarvi a un evento organizzato da Agon in collaborazione con la Fondazione Archivio Luigi Nono e il nostro Istituto, dedicato alla collaborazione tra Giovanni Pirelli e Luigi Nono.

Dentro “A floresta” di Luigi Nono e Giovanni Pirelli
Racconti di un’esperienza

Giovedì 18 dicembre 2025, ore 18:30
Agon, viale Sarca 336 ed. 15, Milano

Con Mariamargherita Scotti (Istituto Ernesto de Martino), Veniero Rizzardi (Fondazione Archivio Luigi Nono), Pietro Pirelli.

A seguire: Luigi Nono – A floresta é jovem e cheja de vida (1965-66), realizzazione acusmatica multicanale di Veniero Rizzardi e Alvise Vidolin.

Verranno esposte le copie dei testi manoscritti originali di Giovanni Pirelli per A floresta e dei testi inediti per un ulteriore progetto comune sul Vajont mai realizzato.

L’incontro intende ricostruire la collaborazione tra Luigi Nono e Giovanni Pirelli che diede vita a una delle opere-chiave di tutta la vicenda creativa di Nono: A floresta é jovem e cheja de vida («La foresta è giovane e piena di vita»). Composto tra il 1965 e il 1966, nel pieno della guerra del Vietnam, è uno dei suoi primi lavori esplicitamente politici, ed è dedicato ai guerriglieri del fronte di liberazione nazionale di quel paese. È anche la seconda fase della collaborazione di Nono con Pirelli, dopo Il canto sospeso del 1956, la cantata che Nono compose su Lettere di condannati a morte della Resistenza europea, che Pirellì curò e pubblicò con Einaudi.
A floresta è anche il primo esempio maturo di un modo di fare musica allora del tutto nuovo per Nono: senza partire da un progetto elaborato per mezzo di materiale convenzionalmente notato, il compositore lavora sulla materia viva del suono, la elabora direttamente nello studio elettroacustico (lo Studio di Fonologia della RAI di Milano) e la mette in forma secondo un piano formale e narrativo che fa anch’esso a meno di una notazione. Alle attrici, all’attore e a una cantante, vengono inizialmente sottoposti dei testi, brevi e secchi, non letterari: semplici testimonianze, da tutto il mondo, di lotta anticapitalista e antimperialista, selezionate a partire da una grande quantità di testi raccolti da Pirelli secondo una precisa articolazione programmatica. (Veniero Rizzardi)

Ingresso libero con prenotazione sul sito di Agon, dove trovate anche altre informazioni e il libretto di sala.

Reggio Emilia, 29 novembre: “La canzone anarchica tra storia sociale e impegno politico”

Copertina di un disco dei Dischi Del Sole, "Canti anarchici": virata a un colore tra il rosa e l'arancione abbastanza scuro, c'è una illustrazione in bianco e nero che raffigura un uomo in vestiti dimessi che, brandendo un pugnale e salendo il primo gradino della scaletta di un calesse guidato da due guardie, sta per accoltellare un altro uomo, vestito molto elegantemente, in piedi, che lo guarda con terrore, mentre un quarto uomo, ancora seduto sul sedile del calesse, sembra volerlo proteggere.

Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà.
La canzone anarchica in Italia tra storia sociale e impegno politico

Giornata di studi promossa da Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa, Amici dell’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa, Istoreco e Istituto Ernesto de Martino, a cura di Enrico Acciai, Gemma Bigi, Mariamargherita Scotti, Claudio Silingardi

Fin dalle origini del movimento, il canto ha accompagnato l’evoluzione storica dell’anarchismo italiano tra innologia, canto sociale e canto politico, dialogando e contaminandosi con altre esperienze politiche e culturali del panorama italiano tanto che, nel dopoguerra, ha avuto non infrequenti richiami nella popular music e nel cantautorato d’autore. Dato il carattere transnazionale del movimento, non poche sono state inoltre le intersezioni con altre tradizioni, come nel caso delle canzoni rivoluzionarie francesi o dei canti di lotta della Guerra di Spagna.

Il seminario intende tracciare un profilo di lungo periodo sul ruolo e le caratteristiche che il canto anarchico ha avuto nell’alimentare i movimenti collettivi e le cosiddette subculture che hanno attraversato la storia del nostro paese dalla fine dell’Ottocento alla fine del Novecento, con particolare attenzione ai momenti di repressione e di isolamento, quando ha talvolta fornito identità e sentimenti all’impegno individuale e collettivo dei libertari, interpretando e dando voce a rabbie, ingiustizie, rivendicazioni.

Programma

  • Ore 9.30
    Saluti istituzionali

  • I sessione, ore 9.45-13
    Presiede Claudio Silingardi, Comitato scientifico Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa

    • Stefano Pivato, Canzoni e politica in Italia. Un profilo storico
    • Franco Schirone, Il racconto di una ricerca: i canti anarchici in Italia
    • Marco Manfredi, Pietro Gori e il canto anarchico. Emozioni, cultura popolare e politica fra Otto e Novecento
    • Stefano Arrighetti, Il canto di opposizione negli archivi dell’Istituto Ernesto de Martino.
      A seguire: proiezione del documentario a cura di Stefano Arrighetti e Antonio Fanelli Voci e canti dell’arditismo, dedicato al canto Figli dell’officina, con intervista inedita all’autore Giuseppe Raffaelli
    • Alessio Lega, L’internazionale del canto anarchico. Le canzoni italiane, francesi e catalane nell’antifascismo e nella guerra civile spagnola

  • II sessione, ore 14.30-18
    Presiede Arturo Bertoldi, presidente Istoreco

    • Chiara Ferrari, Il recupero del canto anarchico tra Cantacronache e Nuovo canzoniere italiano
    • Matteo Palombi, Tra la via Emilia e il West: il folk revival tra controcultura e anarchismo
    • Enrico Franchini, Memorie militanti: Piazza Fontana e Giuseppe Pinelli nel canto antagonista
    • Alessia Masini, Anarchismo e punk nell’esperienza italiana e inglese (1977-1984)
    • Marco Rovelli, Il contro in testa. L’esperienza di un musicista e scrittore nel recupero e trasmissione delle memorie individuali e collettive

  • Dibattito e conclusioni
    A seguire visita guidata alla mostra curata da Istoreco Banditi e ribelli. La guerra partigiana in Italia 1943-1945. La mostra è comunque visitabile nell’arco della giornata

L’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia custodisce un ricco patrimonio librario e documentario che abbraccia circa un secolo di storia, ricca di fatti e di episodi ignoti, o perduti nella memoria, dell’anarchismo e del movimento operaio. L’ampia documentazione relativa all’attività politica e pubblicistica di Camillo Berneri, uno dei principali protagonisti del movimento anarchico internazionale, consegnata dalla famiglia Berneri ad Aurelio Chessa, ha costituito il nucleo più significativo di un archivio-biblioteca che lo stesso Chessa ha poi curato ed arricchito con un impegno che divenne per lui ragione di vita. Oggi l’Archivio è diventato un punto di riferimento fondamentale per gli studiosi dell’anarchia e del movimento operaio, ai quali può offrire una biblioteca specializzata e fonti documentarie di straordinario interesse. L’archivio ha sede a Reggio Emilia in via Tavolata 6.

Canzoni contro la guerra 2025

Siamo alla vigilia dell’edizione 2025 di Canzoni contro la guerra, il tradizionale appuntamento promosso da parte del mondo pacifista fiorentino la prima domenica del mese di novembre. Quest’anno sarà dedicato a Gaza e alla solidarietà al popolo palestinese.

Canzoni contro la guerra

Domenica 2 novembre, alle 16 e 30,
presso il Teatro Affratellamento,
in via G.P. Orsini, 73, a Firenze

GAZA MON AMOUR

Canti e musiche con: LeMusiQuorum, Coro Canaglie Pezzenti, Piero Nissim e Francesco Guarnieri, Kabil’a (Italia-Libano-Palestina)

Interventi: Abed Daas (comunità palestinese fiorentina), Manuela Giugni (comitato fiorentino “Fermiamo la guerra”), Antonella Pino (Diwan. Una goccia per Gaza – Donne insieme per la pace)

Ingresso gratuito

Manifesto di “Canzoni contro la guerra” 2025. Il testo è uguale a quello nel post. C'è una foto con tante persone che sorreggono una grande bandiera palestinese con una riproduzione del quadro “Guernica” di Pablo Picasso.

«Il de Martino» 39/2025

Copertina del numero 39 (2025) della rivista "Il de Martino - Storie voci suoni". In alto, su sfondo bianco c'è il titolo, preceduto da una piccola illustrazione raffigurante un vecchio grammofono a manovella. Nella metà bassa della copertina c'è una foto in bianco e nero che ritrae da dietro una donna e un uomo accucciati su un terreno coltivato, impegnati a raccogliere ortaggi.

La rivista si può scaricare gratuitamente in PDF da qui o dal sito dell’editore e si può acquistare in forma cartacea al prezzo di 20 euro scrivendo a iedm@iedm.it.

Questo numero della nostra rivista esce con qualche mese di ritardo.

Il numero doppio del 2024 si era appena chiuso quando la perdita improvvisa e dolorosa di Valerio Strinati ci ha colpito come un fulmine, lasciandoci orfani della sua intelligenza, del suo entusiasmo, della sua amicizia.

A lungo consigliere parlamentare del Senato della repubblica, fino al 1990 Valerio aveva lavorato presso il Servizio studi, occupandosi dell’attività della VII commissione permanente (Istruzione). Successivamente era stato impegnato presso il Servizio delle commissioni permanenti e, dal 1997 al 2008, aveva ricoperto il ruolo di responsabile dell’ufficio di segreteria della XI commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale). Direttore dell’Ufficio di studi di legislazione comparata presso il Servizio studi (2008-2010), è stato capo segreteria della Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito e incaricato del coordinamento degli eventi culturali della biblioteca del Senato.

Una carriera nel cuore delle istituzioni che Valerio ha vissuto con serietà e passione, qualità che riversava nella ricerca storica, nell’organizzazione della cultura, nell’impegno politico e civile.

Studioso di socialismo, di storia del lavoro e delle istituzioni parlamentari, tra le sue pubblicazioni più importanti ricordiamo il pionieristico Politica e cultura nel Partito socialista italiano (1945-1978) (Napoli, Liguori, 1981) – a cui tanto devono tutti gli studiosi e le studiose di storia del socialismo nel secondo dopoguerra –, la curatela insieme ad Antonio Fanelli del numero monografico de «Il de Martino» dedicato a Emilio Lussu (2018) e Le barricate e il palazzo. Pietro Nenni e il socialismo italiano nel dialogo con Gianni Bosio (Firenze, Editpress, 2022).

Collaboratore dell’Anpi nazionale, responsabile formazione dell’Anpi provinciale di Roma e redattore di «Patria Indipendente», Valerio era Segretario generale dell’Aici (Associazione delle istituzioni di cultura italiane), membro del Comitato direttivo dell’Istituto storico della resistenza di Pistoia e del comitato editoriale degli Annali di storia e studi della Fondazione Valore Lavoro. E molto altro.

Quello che più di ogni altra cosa non trova parole, ancora oggi, è il racconto dell’uomo e del compagno che è stato Valerio: l’amico sempre attento e curioso, generoso e presente, affidabile e concreto; lo studioso in continua evoluzione, entusiasta, pieno di progetti e di soluzioni ai problemi; l’instancabile tessitore di relazioni, capace di mettere in comunicazione le persone, le istituzioni culturali e le idee con una grande naturalezza e una stupefacente efficacia.

Per ricordarlo, pubblichiamo su questo numero un suo lungo articolo sulle leggi memoriali, un tema che – al confine tra competenze professionali e impegno civile – lo aveva appassionato molto negli ultimi anni.

Pochi giorni prima di Valerio, il 14 novembre 2024, ci ha lasciati anche Giuseppe Morandi, protagonista, con l’amico-fratello Gianfranco “Micio” Azzali, della straordinaria esperienza della Lega di Cultura di Piàdena, una delle anime di questa rivista. Morandi è, fin dal primo numero della nuova serie, autore delle fotografie che accompagnano le copertine de «Il de Martino. Storie voci suoni». Simona Pezzano, in apertura del fascicolo, ci presenta uno dei suoi scatti più significativi, che abbiamo scelto per ricordare la sua arte e il suo impegno.

Il 14 marzo 2025 l’esondazione del torrente Rimaggio, a Sesto Fiorentino, ha colpito la sede dell’Istituto de Martino, e parte del suo prezioso archivio. Una vicenda che ha travolto ancora una volta i programmi di molti di noi, e convogliato le energie nella messa in sicurezza di libri e documenti. Grazie all’aiuto e al sostegno giunti da numerose istituzioni e da un numero impressionante di volontari e volontarie, il processo di salvaguardia e restauro delle carte e dei nastri alluvionati è a buon punto, e possiamo finalmente tornare a pensare a nuovi progetti e iniziative.

L’Ottantesimo della Liberazione che ricorre nel 2025 rappresenta un’occasione che «Il de Martino» non poteva eludere. Entrambi i fascicoli dell’anno accoglieranno contributi che consentono di elaborare nuove prospettive e nuove domande sul significato di questo anniversario. La nostra rivista mette in campo anche in questo caso i propri strumenti di prospezione, a partire da interviste, documenti, testimonianze, suoni. In nessun caso sarebbe stato possibile dimenticarsi del 25 aprile, ma nella congiuntura storica di guerre, autoritarismi e minacce crescenti alla democrazia e alla libertà che viviamo nel presente lo è ancora meno. Il contributo di Stefano Bartolini e Martina Lopa sulle bandiere della pace delle donne lavoratrici degli anni Cinquanta risuona ugualmente di temi e pratiche che oggi è più che mai necessario conoscere e discutere.

La storia orale è molte cose e tra queste un impegno a fare “più storia”, che significa anche fare emergere più voci della storia. Questo numero ci propone un’intervista di Alfiero Boschiero a un prete operaio nel Veneto del secondo dopoguerra. La intendiamo come un primo carotaggio di un terreno di indagine da battere: quello del dissenso cattolico in questo caso, quello delle voci trascurate o silenziate di donne nella chiesa (compagne, sorelle, collaboratrici di preti, attiviste nei movimenti cattolici di base, partigiane) che i prossimi numeri accoglieranno in contributi inediti.

SOMMARIO

  • Editoriale
  • Simona Pezzano
    Copertina
  • Valerio Strinati
    Memoria pubblica e legislazione: un corto circuito?
  • Ilaria Cordovani
    Raccontare per restare: il museo come spazio di memoria partecipata
  • Cristina Jandelli
    Per un cinema di cura. Il cinema di Margarethe von Trotta visto dall’Italia
  • Piero Brunello
    Socievolezza. Andrea Caffi e i suoi amici (1923-1951)

A ottant’anni dalla Liberazione

  • Marco Cerri
    L’ozio, la noia e i giochi partigiani
  • Chiara Paris
    «Il 25 aprile tricolorato». Il ventennale della Liberazione al magnetofono

Interviste

  • Alfiero Boschiero
    «Quel che manca è la profezia…». Ascoltando Sergio Pellegrini, contadino, operaio e prete
  • Matteo Grasso
    Una storia di vita tra migrazione e costruzione di un’identità familiare. Intervista a Guido Grasso

Saggi

  • Brenda Fedi
    Per una storia culturale del Concerto del primo maggio. Culture del lavoro e linguaggi musicali nell’Italia degli anni Novanta

Storie

  • Mario Spiganti
    Una nota su Lionetto Fabbri
  • Lionetto Fabbri
    Il Sondaggio. Un racconto ritrovato

Il lavoro si racconta

  • Stefano Bartolini, Martina Lopa
    «Era come se si volesse occupà l’azienda». Pacifismo, agentività femminile e lotte del lavoro nelle bandiere della pace delle donne

Note e recensioni

  • Greta Gorzoni
    Parole confiscate e memoria riaccesa: dare voce al silenzio delle immagini. Una nota a partire dal film di Raphaël Pillosio, Les mots qu’elles eurent un jour, Francia, 2024
  • Enrico Ruffino
    Ripartire dagli errori. Una nota a partire dal numero monografico di «Acta Histriae», vol. 31 (2023), n. 3, a cura di Alessandro Casellato e Urška Lampe
  • Bruno Anastasia
    Leggere il “Veneto profondo” attraverso le rivolte contadine del Novecento. Una nota a partire da Livio Vanzetto, Rivolte di paese. Una nuova storia per i contadini del Veneto profondo, Sommacampagna-Verona, Cierre edizioni, 2022
  • Alessandro Casellato, Stefano Cavazza
    Folklore in camicia nera. Studi su fascismo e tradizioni popolari, Pisa, Pacini, 2024; Id., Nazione, nazionalismo e folklore. Italia e Germania dall’Ottocento a oggi, Bologna, il Mulino, 2024
  • Silvia Calamai
    Voci da piccoli mondi. Le eredità toscane di Nuto Revelli, a cura di Caterina Di Pasquale, Pisa, Pacini, 2023
  • Ilaria Bracaglia
    Ma noi non potevamo aspettare più. Memorie e storia della lotta per la casa a Roma, a cura di Bruno Frusciardi con il contributo di Giulia Zitelli Conti, Firenze, Editpress, 2024
  • Elisa Bellè, Alessandra Gissi e Paola Stelliferi
    L’aborto. Una storia, Roma, Carocci, 2023
  • Martina Lopa
    Sindacaliste. La storia della Cgil e delle sue protagoniste, a cura di Maria Paola Del Rossi, Debora Migliucci, Ilaria Romeo, Bologna, Bologna University Press, 2022
  • Eloisa Betti, Primo Sacchetti
    La scalata dell’Everest in ciabatte. Saga Coffee, una lotta lunga 100 giorni, Roma, Futura editrice, 2022
  • Stefano Bartolini, Sian Lazar
    How We Struggle. A Political Anthropology of Labour, London, Pluto Press, 2023