18 luglio: con gli Yo Yo Mundi parte InCanto 2020

InCanto, rassegna di canto di tradizione orale e nuova espressività, compie 25 anni. Nel rispetto delle norme di sicurezza, comincerà il suo percorso con una serie di concerti dal vivo, tra canzone d’autore, rock-folk, un omaggio a Pasolini e molto altro, ancora da definire.

Yo Yo Mundi

Sabato 18 luglio, dalle ore 21.15
presso la sede dell’Istituto
Concerto con gli Yo Yo Mundi in Canzoni e narrazioni
Presenteranno brani dal prossimo CD La rivoluzione del battito di ciglia

Prima del concerto
Dopo (?) la tempesta
Saluti di Gianni Tamino, dell’Università di Padova,
e Lorenzo Falchi, Sindaco di Sesto Fiorentino

Ingresso 5 euro
Attenzione: abbiamo a disposizione 99 posti a sedere
e la prenotazione diventa necessaria.
Per prenotare mandaci una mail o telefona allo 05.542.119.01
Ricordiamo che durante la serata sarà possibile
iscriversi all’Istituto Ernesto de Martino

I prossimi appuntamenti di InCanto
30 luglio: ospitiamo lo spettacolo teatrale Firenze secondo novecento
22 agosto: Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi in concerto
29 agosto: spettacolo dedicato a Pasolini:
Linguamadre con il duo Bottaso, Elsa Martin e Davide Ambrogio
19 settembre: i Gang presentano l’ultimo CD Ritorno al fuoco

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InCanto ci sarà anche nel 2020!

Siamo molto felici e anche emozionati nel comunicarvi che dopo la riapertura dell’archivio e della biblioteca ripartiremo con le nostre iniziative dal vivo. Abbiamo deciso di non fermarci e di realizzare anche quest’anno il nostro festival InCanto 2020. Rassegna del canto di tradizione orale e di nuova espressività. XXVª edizione: Incanto tutto l’anno. Vi aspettiamo, come sempre, a Villa San Lorenzo a Sesto Fiorentino, nella sede dell’Istituto Ernesto de Martino. Siamo tutti un po’ acciaccati e provati dal lockdown e speriamo che il ritorno alla socialità possa aiutarci a ritrovare forza ed energie per affrontare le sfide enormi del presente e del futuro prossimo. Il nostro programma cerca, anche quest’anno, e come sempre, di coniugare la memoria storica con l’impegno civile e la creatività artistica. Abbiamo ricevuto sostegno e incoraggiamento da molti soci e da tanti amici, musicisti, ricercatori e compagni di strada. Ripartiamo il 18 luglio! Vi aspettiamo per l’apertura del festival con gli Yo Yo Mundi e una comunicazione di apertura affidata al dialogo con Gianni Tamino (Biologo dell’Università di Padova, già deputato ed europarlamentare dei Verdi) e Lorenzo Falchi (Sindaco di Sesto Fiorentino).

Le nostre iniziative si atterranno a tutte le norme di sicurezza previste per assicurare agli ospiti, ai musicisti e al pubblico la massima accoglienza e la massima sicurezza. È importante precisare subito che avremo un limite numerico di accesso di 99 posti a sedere. Pertanto vi invitiamo a scriverci via mail (alla nostra casella di posta elettronica: iedm@iedm.it) e a chiamarci al telefono (0554211901) per prenotare.
A breve tutte le informazioni più precise sul distanziamento e le modalità di ingresso nella Villa. Grazie per la collaborazione!

Programma

– Sabato 18 luglio, ore 21:15 –
Concerto Canzoni e narrazioni
Yo Yo Mundi presentano La rivoluzione del battito di ciglia
Ingresso € 5

– Giovedì 30 luglio, ore 21:15 –
InCanto 2020 ospita il Teatro del Legame
con lo spettacolo teatrale Firenze secondo novecento
ispirato a storie vere dalla Ricostruzione al Miracolo Economico
Testo di Daniele Locchi, regia di Daniele Lamuraglia
Ingresso € 10

– Sabato 22 agosto, ore 21:15 –
Concerto con Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi
per la prima volta all’Istituto Ernesto de Martino
Ingresso € 5

– Sabato 29 agosto, ore 21:15 –
Giornata dedicata a Pier Paolo Pasolini e al suo
Canzoniere italiano. Antologia della poesia popolare
recentemente ristampato. Spettacolo Linguamadre
con il Duo Bottasso, Elsa Martin e Davide Ambrogio
Ingresso € 5

– Sabato 19 settembre, ore 21:15 –
Concerto con i Gang (band al completo) in Ritorno al fuoco
Le canzoni del nuovo album in anteprima
Ingresso € 5

Il programma è provvisorio e suscettibile di modifiche.
Tutte le iniziative si svolgeranno presso la sede dell’Istituto Ernesto de Martino.

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Ciao Alberto

Ci ha lasciato Alberto D’Amico. Aveva 76 anni ed era stato uno dei protagonisti della canzone politica e di protesta sociale. Per i Dischi del Sole aveva inciso due LP: Ariva i barbari e So’ nato scorpion e nella serie sperimentale era uscito Il mio partito saluta Mosca. Inoltre aveva partecipato allo spettacolo teatrale del Nuovo Canzoniere Italiano su La grande paura, dedicato al biennio rosso e alla occupazione delle fabbriche nel 1920. Abbiamo chiesto un ricordo di Alberto D’Amico a Gualtiero Bertelli e ne è venuto fuori un ritratto davvero intenso che ci piace condividere con voi.

Alberto D’Amico

Alberto D’Amico
Un veneziano al sole di Cuba

Alberto D’amico, concepito a Trapani, ma nato a Venezia, è morto nella notte tra il 18 e il 19 giugno, all’età di 76 anni, a Cuba, dove viveva con la moglie cubana, sposata venticinque anni fa.
Una vita in mezzo al mare, su tre isole diverse per clima, storia e cultura che hanno contribuito in modo differente, ma sostanziale, a plasmare il carattere e il pensiero, a guidare i comportamenti di Alberto.
Benché avesse trascorso gli anni della sua infanzia e della prima adolescenza alla Giudecca, non avevo mai avuto occasione di conoscerlo.
Non era neanche probabile che potesse succedere in quella lunghissima spina che chiude il bacino di San Marco e il largo canale che indirizza le navi verso Marghera. Vivevamo in due quartieri separati, situati agli estremi, simili nella miseria di case popolari e casermoni e nelle storie vissute dai loro abitanti.
Molte di queste storie si ritrovano nei canti di Alberto, ancor più che nei miei poiché ancor più urbana è la poetica che pervade le sue canzoni. In esse ha raccolto un campionario di umanità che oggi può apparire improbabile, ma che era il prodotto di scavi profondi nelle vite di buona parte dei dodicimila isolani degli anni cinquanta.
La sua attenzione è stata fortemente attratta da vite al limite, da giochi infantili crudeli, da pianti adulti tra le mura di un carcere.
Da queste vite fa anche emergere elementi di una religiosità popolare che da del tu alla “Mama Madona”, che costruirà una chiesa che arriverà al cielo (quella del SS. Redentore di Palladio) per fermare la tremenda peste che nel quattordicesimo secolo falcidiò gli abitanti della città e dell’intera Europa.
Alberto ha questo sguardo lungo sulla storia di questa sua terra e riesce ad intrecciarla con vicende che arrivano dirette ai nostri giorni, perfino a quelli che stiamo vivendo.
Questa sensibilità si esplicita in un canto che a mio parere non è la sua composizione più bella, ma certamente la più popolare, la più amata, la più cantata da gruppi e singole persone: Ariva i barbari, un’epopea che parte da “i barbari” che arrivano a cavallo ed hanno “do corni par capèo” e giunge alle elezioni amministrative della seconda metà del secolo scorso quando la sinistra riconquista il Consiglio Comunale di Venezia. Una cavalcata davvero barbarica, piena di veemenza e coraggio, regalando spaccati della condizione di vita più misera (dormiremo sotto da prova, magnaremo poenta e pesse, coversi el fio che tosse…) e di esistenze dorate al di sopra di ogni immaginazione. C’è qualche cedimento alla storia scolastica ed aneddotica, ma anche una sincera esigenza di lettura non convenzionale dell’arco storico dello Stato tra i più longevi e identitari d’Europa.

Quando incontravi Alberto per la prima volta non avevi dubbi su quale potesse essere la sua terra di origine. La pelle, i capelli, la barba neri, la faccia scavata sul legno con un coltello, la struttura brevilinea e asciutta, la statura piuttosto contenuta lo facevano somigliare al “feroce Saladino” dei pupi siciliani. Per questo la sua parlata veneziana sembrava un doppiaggio ben riuscito. Ma in casa parlavano la loro lingua, il siciliano, anzi il trapanese, come amava precisare. Rivendicava la sua doppia origine come un bene prezioso e ogni occasione che gli si presentava per scendere nel mezzogiorno era la promessa di una boccata d’aria di famiglia.
Aveva un carattere forte e combattivo, difendeva le proprie idee in modo molto determinato, specialmente quando le coglieva un po’ deboli o sotto accusa.
Entrò a far parte del Canzoniere Popolare Veneto, che Luisa Ronchini ed io avevamo fondato alla fine del 1964, nella primavera dell’anno successivo. Si presentò in compagnia del pittore Romano Perusini, che ci ospitava per le prove nel suo studio veneziano, e ci disse che gli piaceva cantare. Non sapeva suonare nulla e non aveva la minima idea di che cosa noi cantassimo. Si era incuriosito alle descrizioni di Romano e voleva provare. Si portò a casa un po’ di dischi e tornò dopo una quindicina di giorni facendoci ascoltare i canti della Resistenza che aveva imparato.
La voce era molto piena ed aveva una discreta padronanza della stessa.
Ci disse che i canti gli piacevano e che si sarebbe procurato una chitarra.
Dopo un altro paio di settimane eseguiva i primi accordi e aveva scritto la sua prima canzone. Come spesso accade all’inizio, era un brano che peccava di ingenuità sia nel testo, che raccontava la vita di un panettiere, che nella musica, ma il ragazzo si era impegnato sul serio.
Iniziava così un percorso che, non senza discussioni e dissidi, lo porterà ad essere considerato cantore della Venezia proletaria con pieno merito.
Poi la partenza per Cuba, i brevi rientri estivi con qualche concerto da solo o con musicisti provenienti da antiche frequentazioni, qualche serata a due con me e una produzione che, a mio avviso, si andava impoverendo di quella che era stata la sua forza: aderenza alla città ed alla sua gente.
L’ultimo suo lavoro, Flores registrato e mixato a Cuba, mette insieme idee datate con folklore cubano. Malgrado i bravi musicisti e un delizioso coretto di ragazze, il nostro Alberto stava dando segni di smarrimento. Ma nessuno ci ha fatto caso. I suoi appassionati cultori hanno continuato e continueranno ancora a cantare Ariva i barbari a cavalo, Giudeca nostra abandonada, la spendida Cavarte dal fredo e cantando ritroveranno Alberto D’Amico accanto, con il suo sorriso furbo, le sue battute talvolta caustiche, la sua bella voce calda e la faccia da Feroce Saladino.

Gualtiero Bertelli
Mira, 19 giugno 2020

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Martedì 19 maggio 2020: riapriamo

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Facendo seguito al Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 17 Maggio 2020 che, in allegato, contiene le disposizioni sanitarie in merito alla riapertura di Musei, Archivi e Biblioteche, il Presidente della Giunta Regionale Toscana, sempre in data 17 maggio, ha emanato l’Ordinanza n° 57 che conferma, per la Toscana, la riapertura di Biblioteche e Archivi, pubblici e privati.
Dunque, dopo due mesi di chiusura e ancora in assenza di iniziative pubbliche (concerti, presentazioni di libri e quant’altro), riapre la sede del nostro Istituto. Ovviamente dovremo tenere ben presenti le indicazioni contenute nel DPCM del 17 maggio, a cominciare da quelle di contenimento del virus e dalle informazioni precise a soci e fruitori dei nostri spazi interni ed esterni.
Ecco alcune informazioni importanti:

  • a partire da Martedì 19 Maggio, la sede dell’Istituto Ernesto de Martino sarà aperta al pubblico tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì dalle ore 15,30 alle 19,00 solo su appuntamento e non più di due persone per volta. I visitatori dovranno obbligatoriamente indossare la mascherina; noi metteremo a disposizione guanti monouso e gel per l’igiene delle mani. Coloro i quali devono consultare i nostri Archivi per le loro ricerche, nel momento della prenotazione, sono pregati di indicare l’argomento che interessa. Per prenotare potete inviare una mail a iedm[chiocciola]iedm.it oppure telefonare
    allo 0554211901 oppure al cellulare 3319861781 e risponderà Stefano Arrighetti;
  • i soci dell’Istituto sono invitati a venire in sede durante gli orari di apertura per il rinnovo delle Tessere alla nostra Associazione: saranno i benvenuti dopo questi mesi di distacco e non presenza;
  • tutti i materiali (libri, documenti, supporti audio video) in entrata e/o di ritorno all’Istituto saranno messi in isolamento e non disponibili alla consultazione per un periodo di 10 giorni.

Vogliamo infine ringraziare tutti quei soci e amici e compagni che in questi mesi ci sono stati vicino seguendoci sul sito o con le loro mail e il telefono. Ora proveremo a ripartire dalla sede aperta, in attesa di poter definire un programma per le nostre iniziative pubbliche, a partire dal nostro InCanto 2020.

Vi aspettiamo.

Stefano Arrighetti

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Lettere dall’Italia

Alcuni giorni fa Maurizio Geri, bravissimo chitarrista manouche, già con Caterina Bueno e ora protagonista con Riccardo Tesi del gruppo Banditaliana, ci ha inviato questo suo progetto/video, pensato e realizzato in questo tempo sospeso, con il contributo e la partecipazione di molti volti e voci del canto popolare italiano. Lettere dall’Italia. Mille fiori sulle barricate è una linea melodica unitaria in cui si inseriscono tutti i dialetti italiani e tutte le storie delle nostre Regioni e territori. Il risultato evidenzia la complessità e le differenze, non solo nella lingua, di questo nostro paese; la speranza è quella di una nuova unità. Viene in mente il titolo di un vecchio libro di Giovanna Marini, Italia quanto sei lunga, e quanto è lungo il viaggio e quanti gli incontri necessari. Molti dei musicisti che vedrete e sentirete cantare nel video sono nostre vecchie conoscenze, hanno partecipato a tante nostre iniziative promosse dal de Martino. L’auspicio è quello di ritrovarci tutti insieme nel cortile di Villa San Lorenzo il prima possibile, e sarà sempre tardi.

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