Martedì 19 maggio 2020: riapriamo

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Facendo seguito al Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 17 Maggio 2020 che, in allegato, contiene le disposizioni sanitarie in merito alla riapertura di Musei, Archivi e Biblioteche, il Presidente della Giunta Regionale Toscana, sempre in data 17 maggio, ha emanato l’Ordinanza n° 57 che conferma, per la Toscana, la riapertura di Biblioteche e Archivi, pubblici e privati.
Dunque, dopo due mesi di chiusura e ancora in assenza di iniziative pubbliche (concerti, presentazioni di libri e quant’altro), riapre la sede del nostro Istituto. Ovviamente dovremo tenere ben presenti le indicazioni contenute nel DPCM del 17 maggio, a cominciare da quelle di contenimento del virus e dalle informazioni precise a soci e fruitori dei nostri spazi interni ed esterni.
Ecco alcune informazioni importanti:

  • a partire da Martedì 19 Maggio, la sede dell’Istituto Ernesto de Martino sarà aperta al pubblico tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì dalle ore 15,30 alle 19,00 solo su appuntamento e non più di due persone per volta. I visitatori dovranno obbligatoriamente indossare la mascherina; noi metteremo a disposizione guanti monouso e gel per l’igiene delle mani. Coloro i quali devono consultare i nostri Archivi per le loro ricerche, nel momento della prenotazione, sono pregati di indicare l’argomento che interessa. Per prenotare potete inviare una mail a iedm[chiocciola]iedm.it oppure telefonare
    allo 0554211901 oppure al cellulare 3319861781 e risponderà Stefano Arrighetti;
  • i soci dell’Istituto sono invitati a venire in sede durante gli orari di apertura per il rinnovo delle Tessere alla nostra Associazione: saranno i benvenuti dopo questi mesi di distacco e non presenza;
  • tutti i materiali (libri, documenti, supporti audio video) in entrata e/o di ritorno all’Istituto saranno messi in isolamento e non disponibili alla consultazione per un periodo di 10 giorni.

Vogliamo infine ringraziare tutti quei soci e amici e compagni che in questi mesi ci sono stati vicino seguendoci sul sito o con le loro mail e il telefono. Ora proveremo a ripartire dalla sede aperta, in attesa di poter definire un programma per le nostre iniziative pubbliche, a partire dal nostro InCanto 2020.

Vi aspettiamo.

Stefano Arrighetti

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Lettere dall’Italia

Alcuni giorni fa Maurizio Geri, bravissimo chitarrista manouche, già con Caterina Bueno e ora protagonista con Riccardo Tesi del gruppo Banditaliana, ci ha inviato questo suo progetto/video, pensato e realizzato in questo tempo sospeso, con il contributo e la partecipazione di molti volti e voci del canto popolare italiano. Lettere dall’Italia. Mille fiori sulle barricate è una linea melodica unitaria in cui si inseriscono tutti i dialetti italiani e tutte le storie delle nostre Regioni e territori. Il risultato evidenzia la complessità e le differenze, non solo nella lingua, di questo nostro paese; la speranza è quella di una nuova unità. Viene in mente il titolo di un vecchio libro di Giovanna Marini, Italia quanto sei lunga, e quanto è lungo il viaggio e quanti gli incontri necessari. Molti dei musicisti che vedrete e sentirete cantare nel video sono nostre vecchie conoscenze, hanno partecipato a tante nostre iniziative promosse dal de Martino. L’auspicio è quello di ritrovarci tutti insieme nel cortile di Villa San Lorenzo il prima possibile, e sarà sempre tardi.

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Primo Maggio 2020

Primo Maggio 2020

dall’Istituto Ernesto de Martino
alle nostre case (ahi noi)

 

Nostra patria è il mondo intero

STORIA DI UNO STRISCIONE

Nel 2011, nel quadro delle celebrazioni per il 150° della nascita dello Stato unitario, l’Amministrazione Comunale di Sesto Fiorentino decise di issare una grande, grandissima bandiera tricolore in cima all’edificio civile più alto presente nel territorio: la scelta cadde sulla torre medioevale della Villa San Lorenzo, proprio sopra le nostre teste. I compagni del de Martino di Sesto decisero che si doveva fare qualcosa: ci furono varie proposte che non vi dirò, perchè ho il dubbio che alcune avrebbero potuto incorrere nel penale; alla fine decidemmo di fare uno striscione che ribadisse la nostra natura internazionalista e zero incline al tricoloreggiamento. Nacque così, su un grande drappo di stoffa rossa, fatto a mano, lo striscione “Nostra patria è il mondo intero”. Dal Primo Maggio 2011 quella scritta accompagna non solo la nostra Festa ma tutte le iniziative pubbliche dell’Istituto, concerti, presentazioni di libri, convegni; spesso lo portiamo con noi a Firenze, a Roccatederighi; è apparso anche in qualche controcopertina di CD di gruppi e artisti che, sotto di lui, si sono esibiti e fatti foto; in sintesi è diventato il nostro, richiestissimo, biglietto da visita.
In questo 2020 lo striscione non sarà esposto nel cortile chiuso di una villa chiusa; per fortuna però non sarà inoperoso; farà, anzi sta facendo, il suo dovere sulla terrazza della Casa del Popolo dell’Impruneta, paese sulle colline fiorentine, molto ben visibile e proprio accanto a un negozio Coop. Almeno lui non avrà una presenza virtuale; starà all’aria aperta e fisicamente lancerà il suo messaggio per ricordare una canzone e un pensiero forte, anche in questo tempo sospeso.
Ho l’impressione che lui stia molto meglio di noi, chiusi nelle nostre case, magari attaccati a uno schermo o a un telefono e pensare così di festeggiare il Primo Maggio: fuori, fuori il prima possibile, ovviamente con lo striscione.

Stefano Arrighetti,
presidente dell’Istituto Ernesto de Martino

 

UN SALUTO DI STEFANO ARRIGHETTI

 

RIBELLI IN COR

«In questo difficile momento storico cerchiamo di rilanciare la lotta per un mondo migliore attraverso la musica e la sua forza travolgente. Per questo il nostro coro […] avrà l’importante compito di raccontare la lotta, la Resistenza e la speranza con il canto». Queste parole, trovate sul loro profilo Facebook, sono la dichiarazione d’intenti di questo coro, nato appena un anno fa all’interno di un Circolo ARCI di Firenze, quello dei Lavoratori di Porta al Prato, e diretto da Camilla Caparrini. È composto da sole donne. I video che abbiamo scelto sono il primo e l’ultimo. Il primo è una testimonianza della loro prima esibizione pubblica, proprio al de Martino, lo scorso Primo Maggio (guardatelo perché viene il magone a vedere il cortile pieno di persone) e il secondo è un video girato dalle loro case, in una dimensione corale ma molto diversa. In ambedue i video riecheggia, tra gli altri, lo stesso brano: un canto partigiano ligure, Sutt’a chi tucca, scritto da Giovan Battista Canepa sull’aria di un canto rivoluzionario bolscevico, che diventa, nella loro versione, un canto per l’oggi.

Ribelli in cor
Live @ IEdM, Primo Maggio 2019

Ribelli in cor
Sutt’a chi tucca

 

PIETRO SABATINI & CO.

Pietro Sabatini è stato chitarrista e voce storica dei Whisky Trail, gruppo portabandiera in Italia del folk irlandese; di quel gruppo, Pietro rappresentava l’anima blues, emersa poi con forza nella sua carriera da solista. Proprio l’anno scorso ci portò in anteprima al de Martino il suo ultimo lavoro: un doppio CD dal titolo Passato e Presente/Past & Present. In questa produzione Sabatini ci porta nelle sue passioni: la musica anglosassone e una canzone d’autore “pensante e di impegno sociale” che trova nella Via Aurelia maremmana il luogo d’origine di tante storie raccontate.
Accompagnato da Paolo Carniani e Maurizio Costantini avrebbe cantato sicuramente, tra le altre, Norma e Le belle partigiane, due sue canzoni dedicate alle donne che hanno partecipato alla Resistenza.

Pietro Sabatini & Co.
Norma

Pietro Sabatini & Co.
Le belle partigiane

 

NUOVA BRIGATA PRETOLANA

La Nuova Brigata Pretolana nasce nel 2010 a Pretola, piccolo borgo sul Tevere, vicino a Perugia.
In quello stesso luogo, alla fine degli anni ’50, era nata la Brigata Pretolana, gruppo maschile, operai e artigiani, che interpretava canti di tradizione e di paese. Il gruppo non utilizzava strumenti musicali veri e propri ma solo oggetti di uso comune come cucchiai, bottiglie, vassoi o mattoni. La Brigata partecipò anche alla seconda edizione del Folk Festival di Torino, nel 1966.
Tanti anni dopo i figli, i parenti e i conoscenti dei componenti originari del gruppo hanno raccolto il testimone e, con la Nuova Brigata, hanno recuperato quei canti riproponendoli senza perdere lo spirito originario.
Tante volte La Nuova Brigata è venuta a trovarci durante la Festa del Primo Maggio e tante volte l’abbiamo incontrata a Piadena. Nel 2018 è stata protagonista di una nostra iniziativa a Firenze, Canzoni contro la guerra, con uno spettacolo dedicato ad Aldo Capitini; di quella serata vi proponiamo la loro Bella ciao e poi, dal canzoniere tradizionale, Le ragazze pretolane.

Nuova brigata pretolana
Bella ciao

Nuova brigata pretolana
Le ragazze pretolane

 

JACOPO BELLI E I 101 SENSI

Jacopo Belli, con chitarra, arrivò da Prato al de Martino un pomeriggio di qualche anno fa: aveva scritto delle canzoni e voleva farcele sentire. Ci raccontò la sua storia. Nato nel 1983, si definiva artista multidisciplinare, attivo nell’ambito teatrale e musicale. Da quella volta non ci ha mai fatto mancare informazioni sul suo procedere: con il teatro ha lavorato soprattutto nelle carceri e, in campo musicale, ha pubblicato due CD, uno come solista e l’ultimo, nel 2019, Supermondiale!, con la band dei 101 sensi. Lo scorso anno chiuse, quasi a buio, il nostro Primo Maggio. Sicuramente quest’anno avrebbero presentato le due canzoni che vi proponiamo: Dall’io al noi e Il lavoro liquido.

Jacopo Belli e i 101 sensi
Dall’io al noi

Jacopo Belli e i 101 sensi
Il lavoro liquido

 

LE MUSIQUORUM

Questo coro tutto femminile nasce nel 2011, durante la campagna elettorale per i due Referendum per l’acqua pubblica: un gruppo di donne militanti di partiti e associazioni pensarono che il canto avrebbe potuto essere un efficace strumento per accompagnare presidi, banchetti di propaganda, manifestazioni, così cominciarono e poi continuarono. Da allora Le MusiQuorum sono nostre complici: sempre al Primo Maggio; insieme organizziamo, sin dalla prima edizione, la rassegna Canzoni contro la guerra; ci hanno regalato un canto anche nel CD sulla Guerra Civile spagnola. Hanno preparato questo video proprio in questi giorni, da sole, ognuna nelle proprie case.

Le MusiQuorum
Il partigiano (Il bersagliere ha cento penne)

 

MARCO ROVELLI

Per tutti quelli che seguono le attività del de Martino, Marco Rovelli non ha bisogno di tante parole: cantautore massese, scrittore, da quella prima volta con Les Anarchistes (era il 2003) sono decine le volte che lo hanno visto protagonista con noi di concerti, produzioni e progetti speciali: un vero compagno di strada. Quest’anno, nella nostra iniziativa più partecipata avrebbe dovuto presentare il suo ultimo album Portami al confine, appena uscito con Squilibri: avremo un’altra occasione. Intanto ci ha concesso due video di due canzoni tratte proprio da quest’ultimo lavoro: Beckett e Tempo rubato, montato in occasione di questo 1 Maggio.

Marco Rovelli & l’Innominabile
Beckett

Marco Rovelli
Tempo rubato

 

L’ALBERO DELLA LIBERTÀ

Con questo ensemble Sara Modigliani, storica voce femminile della prima formazione del Canzoniere del Lazio, accompagna da protagonista le iniziative del Circolo Gianni Bosio di Roma. In maniera particolare, è l’anima musicale del Calendario Civile, prima un libro e ora un doppio CD pubblicato da Nota di Udine, un progetto che scandisce le date della memoria laica, democratica e civile del nostro paese. Sara Modigliani è stata ospite molte volte all’Istituto e ci piace ricordare la presenza di questo gruppo a una edizione (2017) del nostro Canzoni contro la guerra, presso il Teatro Affratellamento di Firenze. In quel caso era uno spettacolo di canti sulla e contro la Grande Guerra mentre, in questo Primo Maggio 2020, avrebbero presentato canzoni e musiche sul tema del lavoro. Ci hanno inviato questo montaggio fotografico con tre canzoni: Montesicuro, L’armata della terra e La leggera.

L’albero della libertà
Montesicuro, L’armata della terra, La leggera

 

LASTANZADIGRETA

Lastanzadigreta è un collettivo di cinque musicisti torinesi che scrive canzoni e sviluppa progetti culturali; segnaliamo il loro Manifesto della Musica Bambina, incentrato sull’ascolto reciproco, sulla collaborazione e sugli aspetti pratici del fare musica. Nel 2017 il loro primo album, Creature selvagge, ha vinto la Targa Tenco per la migliore Opera Prima. Il secondo lavoro, Macchine inutili, è previsto per il 2020 e, anzi, doveva essere presentato in anteprima proprio sulla pedana del nostro Primo Maggio. Erano molto contenti ed emozionati: sarebbe stata la loro prima volta al de Martino. Ci hanno comunque inviato questi loro contributi; avremo un’altra occasione.

Lastanzadigreta
Dante Di Nanni

Lastanzadigreta
Creature selvagge

 

CORO DELLA CASA DEL POPOLO DELL’IMPRUNETA

Un altro coro che nasce all’interno di un Circolo ARCI, a dimostrazione che ancora questi storici presidi possono svolgere un ruolo di aggregazione ma anche politico. Il coro, condotto da Camilla Caparrini, nasce a fine novembre dello scorso anno con l’intento di promuovere, trasmettere e tener vivo il canto di tradizione orale in tutte le sue accezioni: canti sociali, canti di lotta e Resistenza, ma anche canti d’amore e narrativi. Sarebbe stata la loro prima volta al de Martino; sono riusciti però a preparare questa Bella ciao tra i boschi intorno a Firenze. Avremo altre occasioni per l’incontro e la conoscenza più approfondita.

Coro della Casa del Popolo dell’Impruneta
Bella ciao

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“ilnostromaggio”

ilnostromaggio

L’Istituto Ernesto de Martino ha accolto con molto piacere l’invito a collaborare alle iniziative della Cgil per festeggiare il 1° maggio 2020. Abbiamo partecipato a una mostra virtuale sul 1° maggio nel pistoiese, a cura della Fondazione Valore Lavoro, e siamo tra i collaboratori, assieme all’Aiso e al Circolo Gianni Bosio, della mostra “ilnostromaggio” promossa della rete degli archivi storici della Cgil.
All’interno della mostra nazionale troverete un messaggio di Maurizio Landini (segr. Cgil) e numerosi documenti, testi, fotografie e video; vi segnaliamo inoltre la sezione dedicata alle musiche del 1° maggio con una audio-lezione di Alessandro Portelli e poi un video di Antonio Fanelli di commento ai brani selezionati e un video di Stefano Arrighetti sulla festa del 1° maggio a Sesto Fiorentino.
Su facebook trovate una pagina dedicata alla mostra e un breve testo di lancio, e su «Repubblica» on line c’è un servizio dedicato alla mostra.

#ILNOSTROMAGGIO ONLINE!

Dal 29 aprile sarà online il sito dedicato a #ilnostromaggio, di cui questa pagina è una sorta di anteprima. Per la prima volta dal 1945, quest’anno il Primo Maggio non ci saranno le piazze piene delle nostre bandiere. Un’altra grave perdita, sia pure simbolica, determinata di una situazione sanitaria che sta colpendo duramente tutto il paese e particolarmente la Lombardia. È così che dalla Biblioteca di Bergamo è partita la proposta alla rete degli Archivi della Cgil e alla Fondazione Di Vittorio per festeggiare nonostante tutto il nostro Maggio. Stiamo lavorando ad una esposizione virtuale che ci racconti e ci faccia sentire, ancora una volta, parte di una grande famiglia, e che troverà spazio sulle pagine della Fondazione e sul sito #ILNOSTROMAGGIO, dove – dal 29 aprile, appunto – sarà possibile visitare la mostra, che pensiamo in costante incremento, di volti, parole, disegni, documenti su una data che dal 1890, prima come mobilitazione sociale e poi anche come festa repubblicana, ha costruito la nostra appartenenza al movimento sindacale.
Dedichiamo questo racconto corale ai lavoratori e alle lavoratrici che oggi, finalmente, sono stati riscoperti essenziali.
Dedichiamolo ai giovani, ridenti volti che vediamo nelle immagini che pubblichiamo, e che oggi non ci sono più.
Rendiamo insieme onore a una festa di rinnovamento e di speranza, di cui oggi più che mai abbiamo bisogno.

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Arrendersi o perire

25 Aprile 2020: a settantacinque anni dalla Liberazione ci mancheranno le “celebrazioni ufficiali”, figuriamoci quindi il corteo di Milano o il pranzo di Fosdinovo oppure in San Niccolò a Firenze o la giornata di Casa Cervi; ci mancheranno i nostri canti, ci mancherà il nostro incontrarci.
Invece qualcuno non ci ha fatto mancare la sua soddisfazione per il coronavirus che «ci libera della retorica del 25 aprile» (Sallusti).
Anche per questo motivo abbiamo voluto riproporre un vecchio LP dei Dischi del Sole del 1965, curato da Giovanni Pirelli. Nella presentazione di Arrendersi o perire Pirelli scriveva che «[…] ci siamo messi al lavoro per proporre […] qualcosa che riportasse il duro senso, l’aspro sapore di una guerra che fu anche guerra civile, di una lotta che fu anche lotta di classe; da rivivere al presente, perché sempre presente, finché vi saranno oppressi e oppressori, è la necessità di insorgere»; oggi verrebbe da dire risorgere.
Quello che sentirete è un documento sonoro pensato come una «cronologia delle giornate insurrezionali», come se i fatti fossero registrati in diretta; ma è anche un modo per ricordare oggi i protagonisti reali di un evento, la Resistenza, che qualcuno, a ragione, definisce il Natale della nostra democrazia.
Ringraziamo le Edizioni Musicali Ala Bianca/Bella Ciao per averci consentito questa pubblicazione di Arrendersi o perire.
Buon 25 Aprile a tutti e a tutte.

Copertina – fronte
(clicca per vederla in alta risoluzione)

Arrendersi o perire - Copertina - Fronte

Copertina – retro
(clicca per vederla in alta risoluzione)

Arrendersi o perire - Copertina - Retro

Un approfondimento a cura di Mariamargherita Scotti

Quando Giovanni Pirelli cura, in collaborazione con Giuseppe Gozzini (per le ricerche), Dante Bellamio, Cesare Bermani e Michele L. Straniero (per le registrazioni), Cesare Bermani e Angelo Ephrikian (per l’allestimento), il disco Arrendersi o perire, è già da tempo noto come curatore, insieme a Piero Malvezzi, dei volumi di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (1952) ed europea (1954), due importanti classici della memoria collettiva sulla seconda guerra mondiale, un “testo sacro” conosciuto, letto, insegnato e citato fino ai giorni nostri. Amico e collaboratore di Gianni Bosio fin dai tempi della rivista «Movimento operaio» – a cui si avvicina dopo aver frequentato, a Napoli, l’Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce – nel corso degli anni ’50, quasi suo malgrado (la sua vera vocazione, allora, è infatti quella di scrittore) e proprio in virtù del successo delle Lettere, Pirelli si accredita all’interno del Partito socialista quale militante provvisto di particolari doti di organizzatore nel campo della cultura. Se molti dei suoi interventi del periodo su riviste e giornali di partito (e non solo) riguardano proprio il tema della Resistenza e della sua storia, già nel 1959, in occasione del primo convegno dedicato alla storiografia sulla Resistenza organizzato dall’Istituto nazionale di storia del movimento di liberazione in Italia, Pirelli si schiera al fianco di quei giovani che insistono per un rinnovamento degli studi del settore. A sette anni dalla prima pubblicazione delle Lettere, Pirelli appare tra i fautori di una storia della Resistenza che si liberi dai “monumenti” per dedicarsi ai documenti e alla loro discussione critica, in totale sintonia con una nuova generazione di storici che mal sopporta di vedere la lotta di Liberazione imbalsamata in un monolite da celebrare senza approfondire, comprendere, documentare e distinguere. La Resistenza, per Pirelli, non si è affatto chiusa con il 25 aprile, e, in quella stessa fine di decennio, sembra ripresentarsi – per lui come per molti altri ex-resistenti – nella lotta del popolo algerino per la sua indipendenza, una causa a cui si dedica quasi a tempo pieno tra la fine degli anni ’50 e i primi ’60 (lavorando, tra le altre cose a un volume di Lettere della Rivoluzione algerina basato, ancora una volta, su documenti scritti in prima persona dagli stessi protagonisti). La convinzione che la Resistenza continua ovunque sopravvivano «oppressi ed oppressori» lo trasforma – anche grazie all’incontro con Frantz Fanon – in uno dei più importanti militanti anticolonialisti italiani, un impegno che dalla Rivoluzione d’Algeria arriva al cuore dei movimenti di decolonizzazione degli anni ’60 e a un “terzomondismo” via via più convinto del legame inscindibile tra lotte di liberazione anticoloniale e lotte operaie. Un approccio che dà forma anche al lavoro editoriale delle Edizioni Avanti! (e, dal 1964, a quello delle ormai autonome Edizioni del Gallo) di Gianni Bosio, che pubblicano in quegli anni numerosi testi di storia e memorialistica della Resistenza e della Seconda guerra mondiale (alcuni dei quali, come quelli dedicati alle stragi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema, anticipano temi in seguito centrali nel dibattito storiografico), ma anche volumi attenti a quanto si muove tra le resistenze del mondo presente, a cominciare proprio dall’Algeria, con il volume Algeria anno 7 di Mario Giovana (su questo si veda il prezioso studio di Paolo Mencarelli, Libro e mondo popolare. Le Edizioni Avanti! di Gianni Bosio 1953-1964, Biblion Edizioni, Milano 2011). È in questo contesto che va inserito il disco Arrendersi o perire, che – come scrive Pirelli a Luigi Nono (20 novembre 1964) – rifiutando «ogni impostazione celebrativa o apologetica» e affidandosi a «una nuda cronaca – registrazione di eventi, disposti in ordine cronologico – di fatti, i quali di per sé dovrebbero esprimere o suggerire le implicazioni, a vari livelli», fornisce della Resistenza un lettura politicamente orientata a valorizzarne il contenuto di classe. Ricorrendo a un montaggio a un primo ascolto semplice e piano – “realista”, come lo definisce lui stesso – Pirelli compie un’operazione che Nono giudicherà talmente interessante da spingerlo a richiedere la sua collaborazione per un futuro lavoro teatrale (A floresta é jovem e cheja de vida, 1966): la costruzione di una narrazione cronologica degli eventi grazie all’alternarsi della voce di alcuni speaker e di importanti protagonisti del tempo (da Lelio Basso a Nuto Revelli, da Ada Marchesini Gobetti a Luigi Longo, da Pietro Secchia Walter Audisio, da Sandro Pertini a Ferruccio Parri). Scopo dichiarato è quello di ricostuire «una cronologia delle giornate insurrezionali […] come se registrassimo i fatti mentre stanno accadendo, di farla dire da chi, mentre i fatti accadevano, non stava alla finestra». Una cronaca, tuttavia, tutt’altro che neutrale, come dimostra la scelta di aprire il disco con la lettura di una circolare di Rodolfo Morandi che fa esplicitamente riferimento al «diritto al potere della classe lavoratrice»: «l’insurrezione popolare – scandisce lo speaker – non è e non può essere in questo momento la rivoluzione, ma se non può direttamente da essa scaturire il nuovo ordine socialista, essa deve costituire un atto dietro il quale non si torna e non si può tornare». È d’altra parte lo stesso Pirelli, nella breve presentazione del disco – che trovate sulla copertina del disco sul nostro sito – a rivendicare il significato partigiano di questo lavoro, immaginato dal collettivo delle Edizioni del Gallo quale strumento per scardinare la rassicurante narrazione pubblica della lotta di Liberazione quale «episodio della storia d’Italia, la continuazione del nostro glorioso Risorgimento». Un’operazione che ha il fine dichiarato di ricondurre la Resistenza al suo significato originario, senza dimenticare – poco meno di trent’anni prima del celebre saggio di Claudio Pavone Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (1991), come ha notato molto opportunamente Cesare Bermani (Giovanni Pirelli un autentico rivoluzionario, Centro di Documentazione Editrice, Pistoia 2011) – quegli aspetti di guerra civile e di guerra di classe che le commemorazioni ufficiali hanno col tempo annacquato in un ricordo scolorito e monocorde, come denuncia, in quello stesso 1965, Ivan Della Mea in una delle sue canzoni più celebri, Nove maggio (E nei giorni della lotta / rosso era il mio colore / ma nell’ora del ricordo / oggi porto un tricolore // Tricolore è la piazza / tricolori i partigiani / “Siamo tutti italiani” / “Viva viva la nuova unità” […] . Ieri ho fatto la guerra / contro il fascio e l’invasore / oggi lotto contro il padrone / per la stessa libertà // E se vi va bene il liberale / con Andreotti e il tricolore / io vi dico “Siete fottuti / vi siete fatti incastrar”). Un segno della serietà e dell’impegno con il quale Pirelli conduce questo lavoro – nell’importante occasione del ventennale di una lotta a cui ha preso parte in prima persona, seppure per pochi mesi, come commissario politico della 90° Brigata Garibaldi “Zampiero” – si trova ancora una volta nella lettera con cui si rivolge a Luigi Nono per un consiglio sull’opportunità di montare i testi prescelti con rumori, musiche e canti: «Non so se avrai tempo e voglia di rispondere al quesito che – temo malamente – ti ho posto. In ogni caso so che non sei insensibile al mio impegno di pormi, per qualcosa che è destinato alle case del popolo, gli stessi quesiti che mi porrei se questa cosa fosse destinata alla Fenice».
Una testimonianza sintetica ma significativa del modo in cui gli uomini e le donne delle Edizioni Avanti!-Del Gallo-Bella Ciao, dei Dischi del Sole, del Nuovo Canzoniere Italiano e dell’Istituto Ernesto de Martino hanno inteso – e intendono – l’organizzazione del lavoro culturale: perché fare cultura è davvero fare politica.

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