Dove si andrà? Le canzoni di Franco Fortini

InCanto 2017
Rassegna del canto di tradizione orale e di nuova espressività
XXIIª edizione: InCanto tutto l’anno

Dove si andrà?
Le canzoni di Franco Fortini
nel centenario della sua nascita

Franco Fortini - Centenartio

Sabato 30 settembre 2017, ore 21,
presso la sede dell’Istituto Ernesto de Martino

Concerto con Alessio Lega (voce e chitarra), Rocco Marchi (percussioni e tastiere), Rocco Rosignoli (mandolino, violino, voce), Guido Baldoni (fisarmonica e voce), Francesca Baccolini (contrabbasso)

INGRESSO LIBERO

L’Istituto Ernesto de Martino ha aderito al Comitato nazionale, coordinato dall’Università di Siena, per il centenario della nascita di Franco Fortini (1917-1994). La poesia e l’attività critica e letteraria di Franco Fortini, inscindibili dal suo impegno civile e politico, rappresentano un baluardo di valori e di esperienze che da sempre accompagnano la vita del nostro Istituto, che già nel ’94 dedicò un numero monografico della rivista «Il de Martino» al grande poeta appena scomparso. Sin dai tempi delle Edizioni Avanti! dirette da Gianni Bosio troviamo Fortini, con i suoi Tre testi per film (1961), tra i collaboratori di quella straordinaria avventura editoriale e politica, ma è in occasione dello spettacolo cult Bella Ciao del 1964 che le parole di Fortini lasceranno una impronta indelebile nella memoria collettiva di molte generazioni:

Qualche volta, dagli affreschi e dai quadri, i loro visi ci fissano. Ma dai libri quasi mai ne intendi la voce. Le loro generazioni hanno formato la lingua che parliamo, la sintassi dei nostri pensieri, l’orizzonte delle città, il presente. Ma la coscienza che anno dopo anno, mietitura dopo mietitura e pietra dopo pietra, essi formavano ai signori e ai padroni, quella coscienza non li riconosceva. Li ometteva. Confondeva le loro voci con quelle degli alberi o degli animali da cortile. Questi canti sono stati uditi – quando sono stati uditi – tutt’al più come voce di una cultura separata e arcaica; ma noi oggi sappiamo che essi esprimono un mondo di dominati in contestazione e in risposta.

Grazie a Ivan Della Mea e alla sua struggente ed epica interpretazione dell’Internazionale rielaborata e attualizzata da Franco Fortini, le sue parole e la sua poesia hanno continuato fino a oggi ad accompagnarci nelle nostre iniziative pubbliche. In occasione del centenario, l’Istituto ha proposto ad Alessio Lega, voce critica e poetica del nostro presente e straordinario interprete del canto sociale e politico, di allestire assieme ad altri artisti un concerto speciale dedicato alle canzoni scritte da Fortini, un repertorio poco noto e ricco di sorprese che ascolteremo, in anteprima nazionale, a Sesto Fiorentino, il 30 settembre.

Franco Fortini, pseudonimo dello scrittore Franco Lattes (Firenze 1917 – Milano 1994). Rifugiatosi durante la guerra, per ragioni razziali, in Svizzera, partecipò alla Resistenza in Val d’Ossola. La sua opera poetica, nata all’insegna dell’ermetismo, riuscì negli anni a conferire alla scontrosa severità di una ispirazione civile e politica una classica “misura”. Nel ruolo di coscienza inquieta degli intellettuali di sinistra, dai tempi del «Politecnico» di Vittorini, del quale fu redattore, fino ai «Quaderni piacentini», Fortini costituì un sicuro punto di riferimento per le giovani generazioni, applicando l’intelligenza penetrante del saggista a temi non soltanto letterari ma anche politici e culturali. Tradusse Proust, Éluard, Brecht e Goethe; del 1990 è l’ampia silloge di Versi scelti: 1939-1989, in cui Fortini riunì il meglio della sua produzione poetica. Si devono inoltre ricordare la raccolta degli scritti in versi e in prosa di carattere epigrammatico e satirico L’ospite ingrato: primo e secondo, 1985, il recupero di due racconti rimasti a lungo inediti (La cena delle ceneri & Racconto fiorentino, 1988) e alcune raccolte di saggi (Nuovi saggi italiani, 1987; Non solo oggi: cinquantanove voci, a cura di P. Jachia, 1991; Attraverso Pasolini, 1993). Nel 1994 apparve il suo ultimo libro di poesie, Composita solvantur.

Alessio Lega (1972), è uno dei cantautori più conosciuti e stimati della sua generazione, vincitore della Targa Tenco nel 2004 con Resistenza e Amore, ma è anche uno scrittore e militante anarchico (Bakunin, il demone della rivolta, Eleuthera 2015, Canta che non ti passa, Stampa Alternativa 2008)). Dicono di lui:

Artista che disdegna i palchi troppo illuminati, si è creato una solida fama tutta fondata sulla coerenza stilistica e di contenuti, e su un talento che nessuno oserebbe discutere. Il suo problema – per alcuni – è l’essere un convinto militante libertario, che in musica traduce le sue convinzioni senza attenuarle, o renderle potabili a un pubblico generico. (Valerio Evangelisti)

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Convegno su Luciano Della Mea

Luciano Della Mea

Il 29 settembre 2017 si terrà a Pisa, nella Gipsoteca di Arte antica di piazza San Paolo all’Orto 20, il convegno di studi Luciano Della Mea. Un inquieto intellettuale nell’Italia del secondo ‘900, organizzato dalla Biblioteca Franco Serantini in collaborazione con la Fondazione di studi storici “Filippo Turati” di Firenze e l’Istituto Ernesto de Martino di Sesto Fiorentino.

Il convegno, che ha il patrocinio dell’Università di Pisa, fa parte del programma Pisa e il 68, un ciclo di iniziative dedicate ad approfondire il contesto del ’68, curate da Università di Pisa, Comune di Pisa, Biblioteca Franco Serantini, Cinema Arsenale, Scuola Normale Superiore.

— Programma completo —

29 settembre, Gipsoteca, sessione mattutina, ore 9-13

  • Apertura e interventi di saluto.
    Adriano Prosperi (Comitato scientifico della Biblioteca Franco Serantini), Paolo Mancarella (Rettore dell’Università di Pisa), Maurizio Degl’Innocenti (Presidente della Fondazione di studi storici “F. Turati”), Antonio Fanelli (Membro della Giunta esecutiva dell’Istituto Ernesto de Martino)
  • Paolo Mencarelli, Della Mea giornalista e militante. 1949-1964 tra cronaca, inchiesta e denuncia
  • Mauro Stampacchia, Della Mea scrittore
  • Pausa
  • Mariamargherita Scotti, Per un «socialismo di sinistra»: Luciano della Mea tra PSI e Nuova Sinistra
  • Marco Cini, Politica di piano e programmazione economica nell’Italia degli anni 60: il contributo di Della Mea

Sessione pomeridiana, ore 14,30-19

  • Michele Battini, «Andai perché ci si crede». Come e perché morì Franco Serantini
  • Franco Bertolucci, Il ricordo di Serantini tra memoria e impegno civile: il contributo di Della Mea
  • Pausa
  • Vinzia Fiorino, Chiudere i manicomi, aprire le comunità: tra Franco Basaglia e Mauro Rostagno
  • Alfonso Maurizio Iacono, Una rivista di frontiera: «Il Grandevetro»

Info e Contatti

Telefono: 050.9711432
E-mail: segreteria@bfs.it

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Bosio, indagine aperta sulle classi subalterne

Di Michele Nani, da «il manifesto», 14 settembre 2017

Novecento. «Il trattore ad Acquanegra»: la riedizione di un lavoro di ricerca incompiuto che scandagliava le classi operaie e raccontava la fine delle comunità di campagna

Gianni Bosio, Lucignano, luglio 1967 - Foto di Clara Longhini

Da qualche tempo aveva rimesso mano a una ricerca alla quale teneva molto, ma si ritrovò ricoverato all’ospedale di Mantova per un pericoloso attacco di peritonite. Non sarebbe stato dimesso: Gianni Bosio non aveva ancora compiuto 48 anni quando morì il 23 agosto del 1971. Alcuni capitoli del libro al quale stava lavorando, che avrebbe dovuto tracciare la storia del suo paese natale dal Settecento al Novecento, come processo di dissoluzione della comunità contadina e delle sue culture, erano stati pubblicati nel corso degli anni Sessanta, altri erano dattiloscritti e restavano molti quaderni, materiali e documenti. Grazie allo straordinario lavoro di Cesare Bermani Il trattore ad Acquanegra fu dato alle stampe, per i tipi baresi di De Donato, nel 1981, a dieci anni dalla scomparsa dell’autore. La copia anastatica della prima edizione, integrata da altri scritti e immagini, viene ora riedita per il meritorio impegno di un sodalizio culturale mantovano, l’Associazione Postumia di Gazoldo degli Ippoliti, un paese a pochi chilometri da Acquanegra.

Figlio di un fabbro socialista, Bosio aveva partecipato da giovane alla Resistenza e poi si era impegnato nel partito socialista e in un’attività culturale inesauribile. Nel 1949 aveva fondato la rivista Movimento operaio, che divenne subito la più autorevole sede della ricerca storica sulle classi subalterne italiane. Estromesso nel 1953 dalla direzione del periodico, dopo una polemica con gli storici comunisti che avrebbero voluto una maggiore attenzione alla storia generale, cioè nazionale, Bosio non rinunciò all’indagine circostanziata sulle culture di classe, che gli era valsa le accuse di corporativismo e filologismo.
Sodale di Raniero Panzieri, dal 1957 si allontanò da un Psi in via di convergenza con la Dc verso il «centro-sinistra», ma continuò la ricerca e l’organizzazione culturali: con Il Nuovo canzoniere italiano (dal 1962, con Roberto Leydi), le Edizioni del Gallo (dal 1964), l’edizione di fonti storiche e infine nel 1966 la costituzione dell’Istituto Ernesto De Martino, tuttora attivo, come allora, «per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario». Il trattore ad Acquanegra è prodotto delle stesse inclinazioni e polemiche: mostrare il farsi del presente attraverso la storia di una vicenda localissima, indagata con un novero allargato di documenti. Alle fonti a stampa e d’archivio, Bosio univa le testimonianze orali e i testi della cultura popolare, pazientemente raccolti con ricerche bibliografiche, interviste e registrazioni. Ne usciva un quadro ricchissimo, lasciato incompiuto dalla morte dell’autore. I capitoli sulla Resistenza e sull’«integrazione nella società di massa» sono appena abbozzati, ma delineano i capisaldi interpretativi della ricerca.

L’aporia finale della società contadina dopo il 1945, priva di una sua «civiltà» e «cultura», apriva a un quadro a noi familiare: l’agricoltura serva delle logiche del capitale e quasi residuale; l’emigrazione e l’inurbamento che spopolano le campagne; il governo locale, quand’anche di sinistra, senza progetto alternativo e capace al più di smorzare le contraddizioni più dolorose.

Il libro in realtà prende le mosse dalla «belle époque» primo-novecentesca di un paese divenuto socialista grazie alla lunga resistenza della piccola proprietà contadina e alle trasformazioni artigianali e commerciali postunitarie, coronate infine da un’effimera industrializzazione. La radicalizzazione, massimalista e poi comunista, apportata da guerra e dopoguerra andò incontro a contraddizioni interne, alla crisi industriale e all’incursione degli squadristi dai paesi vicini. L’amministrazione fascista depauperò le risorse comunali e tagliò i servizi, accompagnando l’emigrazione verso le città. Acquanegra tornava agricola e recuperava, in chiave di sopravvivenza ma anche di sorda opposizione, modi di vita e culture contadine, estranee all’universo socialista.
La sopravvivenza di questi elementi spinse Bosio a rintracciarne il profilo all’indietro, sulle fonti sette e ottocentesche che restituivano l’immagine di un paese composto di famiglie possidenti, di piccola e piccolissima proprietà, caratterizzato da un sostanziale autogoverno e da una cultura autonoma, radicata nei processi produttivi agricoli e nelle relazioni sociali rurali.

Le riforme settecentesche e poi postunitarie avevano avviato la progressiva erosione di questa comunità contadina da parte dello Stato e del mercato. Il caso è peculiare: ad Acquanegra non si forma, se non tardivamente, la grande azienda capitalistica che segna altre aree del Mantovano e non si ingrossa il bracciantato protagonista in quelle terre del primo grande movimento sociale nelle campagne italiane, la «boje» degli anni Ottanta dell’800. Invece Società operaia, circoli democratici e poi primo socialismo sono all’origine di un’esperienza «comunalista», nutrita dai primi tasselli di modernità immessi nel contesto locale, poi distrutta dal fascismo e dallo «sviluppo» postbellico.

Quasi mezzo secolo ci separa dalla morte di Bosio, un secolo scarso dalla sua nascita, eppure il suo lascito è ancora vivo per chi si interessa alle storie, alle culture e alla politica delle classi subalterne. Gruppi e associazioni, insegnanti e classi scolastiche, seminari e laboratori universitari possono trovare ne Il trattore ad Acquanegra lezioni di metodo, ragioni politiche e un modello per ricerche locali, che preparino un altro domani attraverso lo studio della formazione del nostro cattivo presente.

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Noi donne. Canti sociali al femminile

Noi donne. Canti sociali al femminile
Laboratorio di canti popolari italiani condotto dai Vincanto,
promosso in collaborazione con il circolo Agorà
e l’Istituto Ernesto de Martino

Canti popolari

Canti di lavoratrici, di madri-mogli-compagne di soldati, minatori… Canti di “resistenza domestica”, che invocano libertà di scelta, che chiedono più libertà sociale e personale.

La musica popolare è sempre stata la voce “di chi non aveva voce” e ci racconta la storia che conosciamo da una prospettiva diversa. C’è un vastissimo repertorio che ci racconta in particolare la condizione delle donne, troppo spesso costrette a tacere e abbassare la testa anche all’interno delle pareti domestiche. Le canzoni ci raccontano la loro vita e testimoniano anche come, in particolare nel novecento, le donne siano diventate protagoniste nelle lotte per i diritti di tutti.

Il laboratorio si svolgerà presso il circolo Agorà, via Giovanni Bovio 48, Pisa.

Programma

  • Mercoledì 4 ottobre
  • Mercoledì 18 ottobre
  • Sabato 21 ottobre
  • Mercoledì 8 novembre
  • Mercoledì 22 novembre
  • Sabato 25 novembre

Orari: il mercoledì dalle 18 alle 20, il sabato dalle 15.30 alle 18.30

Sabato 2 dicembre giornata conclusiva del ciclo, con spettacolo al quale parteciperanno i frequentatori del laboratorio.

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Per Caterina Bueno

Neanche questo agosto torrido ferma “InCanto tutto l’anno 2017”.

Dieci anni fa moriva Caterina Bueno.
Quasi tutto quello che sappiamo del canto toscano di tradizione lo abbiamo imparato da lei, e non lo dimentichiamo.

Caterina Bueno

Domenica 27 agosto 2017, dalle ore 21
presso il cortile dell’Istituto Ernesto de Martino
Villa San Lorenzo, via Scardassieri 47, Sesto Fiorentino

CONCERTO
Ti ricordi Caterina?
A passo lento 10 anni per le vie dei canti con Caterina Bueno

con I disertori (Camilla Fantacci, Monica Tozzi, Eleonora Bagnani, Lucia Fantacci, Monalda Paciotti, Giovanni Bartolomei “da Prato”, Sara Ceccarelli, Jamie-Marie Lazzara e Andrea Fantacci)

e con Marco Rovelli, accompagnato da Rocco Marchi, che presenterà il suo ultimo CD Bella una serpe con le spoglie d’oro

Ingresso 5 euro

La campagna per il tesseramento continua con numeri che ci confortano: fate uno sforzo e rinnovate la vostra tessera o finalmente fatela per la prima volta.
Potete fare un versamento di 30 euro (15 gli studenti) sul nostro CCP numero 23726201 intestato a Istituto Ernesto de Martino, oppure fare un bonifico a favore dell’Istituto Ernesto de Martino: cod. IBAN IT52B0616038100000025068C00; per l’estero il cod. BIC SWIFT è CRFIIT3FXXX. La banca è la Cassa di Risparmio di Firenze – Filiale di Sesto Fiorentino.

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