
Venerdì 29, sabato 30 e domenica 31 agosto, presso la Piazza del Grano di Asciano (Siena), si svolgerà la quarta edizione del Festival di Musica Popolare “Altraterra”, organizzato dall’associazione culturale Altramente in collaborazione con l’Istituto Ernesto de Martino. “Ciò che noi pensiamo è che un certo tipo di musica, quella popolare, non possa essere recuperato e divulgato fra pochi eletti, nel chiuso di un locale intellettualeggiante senza l’esatta comprensione della sua natura. Essa realizza la sua vera dimensione in piazza, nel contatto vivo con la gente da cui è nata e da cui è stata ispirata”: è questo lo spirito da cui nasce e si sviluppa il festival.
Canti e musiche della tradizione toscana e non solo daranno vita ad una rassegna che sta riscuotendo sempre più attenzione anche fuori dalla provincia di Siena.
Ogni sera si esibirà un gruppo diverso: venerdì 29 suoneranno i Musicanti di Bacco con un viaggio nel Sud, con tarantelle, serenate, stornelli accompagnati dal suono del tamburello e del mandolino; sabato 30 si esibirà il Collettivo Folcloristico Montano, che ci farà fare un tuffo nella memoria raccontando la toscana contadina con le ottave, i canti del lavoro e di lotta; domenica 31 sarà la volta del Coro dei Cardellini del Fontanino, il coro dei minatori dell’Amiata che ha fatto la storia di questo genere.
I concerti inizieranno dalle 21.00 mentre dalle 19.00 sarà attivo un punto di ristoro a Km zero, con prodotti provenienti dalle campagne attorno ad Asciano, e saranno presenti banchetti con prodotti locali e di artigianato. Inoltre per tutte e tre le serate sarà possibile visitare la mostra fotografica dal titolo “I 4 Elementi in Toscana”, che verrà realizzata proprio negli spazi adiacenti alla festa. Sabato 30, in collaborazione con i volontari del Servizio Civile Regionale, verrà organizzata una passeggiata alla riscoperta dei luoghi nascosti di Asciano. Domenica 31 invece, una divertente dimostrazione di ricerca del tartufo si terrà presso la Lama, in collaborazione con l’Associazione Tartufai.


Ginevra Di Marco (Firenze, 1970). Giovanissima fa parte nei primi anni ’90 di una esperienza cult nella musica italiana: è la voce femminile dei CSI e poi dei PGR. Nel 2004 inizia una nuova avventura musicale con le Stazioni Lunari, un progetto itinerante ricco di incontri e di sperimentazioni musicali che portano Ginevra verso la musica popolare, con arrangiamenti e rivisitazioni (realizzati con il fondamentale apporto di Francesco Magnelli) volti a coinvolgere il pubblico con il calore ed il sapore delle feste di paese, delle danze, della musica cantata dalla gente … e così è arrivato anche l’incontro con il de Martino.
Gualtiero Bertelli (1944) inizia sin da giovanissimo a suonare la fisarmonica e diventa uno dei cantori della protesta politica degli anni Sessanta-Settanta con Il Canzoniere Popolare Veneto e poi con Il Nuovo Canzoniere Veneto, entrambi collegati alle attività dell’Istituto de Martino e pubblicati nella collana I Dischi del Sole. La sua Nina diventa un inno d’amore e di lotta del ’68. Negli anni Novanta e Duemila riprende a cantare le storie d’amore, di lotta, di emigrazione, in italiano e in dialetto veneto, con il gruppo La compagnia delle acque e grazie a un sodalizio artistico e culturale con il giornalista Gian Antonio Stella del Corriere della Sera e con Edoardo Pittalis, vicedirettore del Gazzettino di Venezia.
Peppe Voltarelli (Cosenza, 1969). Autore, interprete, attore. Nel 1990 fonda il “Parto delle Nuvole Pesanti”, una band di grande successo. Dalla “tarantella punk” passa nel 2006 all’attività da solista. Scrive e canta per il cinema e a teatro, e nel 2010, con Ultima notte a Mala Strana, vince il Premio Tenco per il miglior album dialettale. Voce, chitarra e fisarmonica, attraverso la canzone italiana di celebri artisti e tramite la sua canzone Peppe racconta la sua storia, l’emigrazione dal Sud al Nord dell’Italia e in tutto il mondo. Il suo impegno sociale sottolinea la strada di un artista che descrive il Sud con sguardo ironico, sospeso tra amarezza e surrealismo.
«Impressions nasce attraverso una compagine eterogenea d’interpreti via via diversi che per vari motivi si sono avvicinati a un modo di affrontare – senza nessun paracadute – un cine-concerto, ma decisamente (ci siamo) scelti in quanto addicted dell’immagine cinema e non primariamente per il modo singolare di utilizzare il suono. Da questo comune sentire verso il cinema come spartito visivo istantaneo si è chiarita l’idea di impressionare live films, documentari, animazioni, ecc., ecc… scelti da terzi… spartiti visivi che restano sconosciuti fino al momento dell’interpretazione… consegnando definitivamente a un gesto senza rinvii l’immagine sonora sul gesto fotogrammatico. Come mi ha suggerito un amico, Impressions è come il tentare di copiare a mano libera un disegno di Maurits Cornelis Escher. La deriva di tutto deriva dalla tensione che depositerà la traccia, un flirtare con l’istante allo stato nascente».














