Istituto Ernesto de Martino
Ateneo Libertario Fiorentino
Sacco and Vanzetti Commemoration Society
Cristoforo Beggiami Savigliano
Cooperativa Sociale CAT
presentano
Sacco & Vanzetti & noi oggi
Venerdì 22 agosto 2014 presso l’Istituto Ernesto de Martino

Programma
- Dalle ore 18
Apertura della sede del de Martino - Ore 18.30
Presentazione dell’iniziativa e incontro con Luigi Botta - Ore 20
Cena buffet a sottoscrizione libera e generosa - Ore 21.30
Proiezione in anteprima del film inedito I funerali di Sacco e Vanzetti - A seguire
Concerto con Coro Garibaldi d’assalto accompagnato da Davide Giromini e Alessio Lega
«Il 22 d’agosto / a Boston in America…» veniva eseguita la condanna a morte per Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, ingiustamente accusati di rapina e omicidio. Era il 1927. Furono uccisi perché anarchici e italiani immigrati. Oggi sarebbero chiamati sovversivi e terroristi, clandestini e stranieri.
Spesso, ancora oggi, il potere usa le armi della menzogna, della repressione e della violenza per soffocare ogni forma di contestazione, comprese quelle scaturite dalle ingiustizie sociali.
A quasi novant’anni da quei giorni vogliamo presentare in pubblico un documento visivo “eccezionale”, in quanto girato clandestinamente il giorno dei funerali di Sacco e Vanzetti, il 28 agosto, grazie alla mobilitazione del “Comitato di Difesa” coordinato da un altro italiano, Aldino Felicani, anarchico originario di Vicchio.
Su ordine del governo americano tutti i filmati sul caso dei due italiani furono distrutti. Questi spezzoni di pellicola si sono salvati e ora, grazie al lavoro di pulitura e montaggio eseguito da Jerry Kaplan e alla disponibilità della “Sacco e Vanzetti Society” di Boston, possono essere visti in Italia.
Grazie allo studioso Luigi Botta, da anni impegnato nella ricostruzione della vicenda; grazie ai musicisti che interverranno per cantare l’eterna storia di ingiustizie e riscatto; grazie a tutti coloro che sfideranno l’estate per partecipare a questa serata, per Sacco e Vanzetti, per tutti noi, per non dimenticare.

Ginevra Di Marco (Firenze, 1970). Giovanissima fa parte nei primi anni ’90 di una esperienza cult nella musica italiana: è la voce femminile dei CSI e poi dei PGR. Nel 2004 inizia una nuova avventura musicale con le Stazioni Lunari, un progetto itinerante ricco di incontri e di sperimentazioni musicali che portano Ginevra verso la musica popolare, con arrangiamenti e rivisitazioni (realizzati con il fondamentale apporto di Francesco Magnelli) volti a coinvolgere il pubblico con il calore ed il sapore delle feste di paese, delle danze, della musica cantata dalla gente … e così è arrivato anche l’incontro con il de Martino.
Gualtiero Bertelli (1944) inizia sin da giovanissimo a suonare la fisarmonica e diventa uno dei cantori della protesta politica degli anni Sessanta-Settanta con Il Canzoniere Popolare Veneto e poi con Il Nuovo Canzoniere Veneto, entrambi collegati alle attività dell’Istituto de Martino e pubblicati nella collana I Dischi del Sole. La sua Nina diventa un inno d’amore e di lotta del ’68. Negli anni Novanta e Duemila riprende a cantare le storie d’amore, di lotta, di emigrazione, in italiano e in dialetto veneto, con il gruppo La compagnia delle acque e grazie a un sodalizio artistico e culturale con il giornalista Gian Antonio Stella del Corriere della Sera e con Edoardo Pittalis, vicedirettore del Gazzettino di Venezia.
Peppe Voltarelli (Cosenza, 1969). Autore, interprete, attore. Nel 1990 fonda il “Parto delle Nuvole Pesanti”, una band di grande successo. Dalla “tarantella punk” passa nel 2006 all’attività da solista. Scrive e canta per il cinema e a teatro, e nel 2010, con Ultima notte a Mala Strana, vince il Premio Tenco per il miglior album dialettale. Voce, chitarra e fisarmonica, attraverso la canzone italiana di celebri artisti e tramite la sua canzone Peppe racconta la sua storia, l’emigrazione dal Sud al Nord dell’Italia e in tutto il mondo. Il suo impegno sociale sottolinea la strada di un artista che descrive il Sud con sguardo ironico, sospeso tra amarezza e surrealismo.
«Impressions nasce attraverso una compagine eterogenea d’interpreti via via diversi che per vari motivi si sono avvicinati a un modo di affrontare – senza nessun paracadute – un cine-concerto, ma decisamente (ci siamo) scelti in quanto addicted dell’immagine cinema e non primariamente per il modo singolare di utilizzare il suono. Da questo comune sentire verso il cinema come spartito visivo istantaneo si è chiarita l’idea di impressionare live films, documentari, animazioni, ecc., ecc… scelti da terzi… spartiti visivi che restano sconosciuti fino al momento dell’interpretazione… consegnando definitivamente a un gesto senza rinvii l’immagine sonora sul gesto fotogrammatico. Come mi ha suggerito un amico, Impressions è come il tentare di copiare a mano libera un disegno di Maurits Cornelis Escher. La deriva di tutto deriva dalla tensione che depositerà la traccia, un flirtare con l’istante allo stato nascente».
















