Canzone di marzo (i giorni del coronavirus)

Marco Chiavistrelli, operaio e cantautore pisano, scrive canzoni di protesta e impegno civile dal 1973.
Nel 2002 un suo brano è stato inserito nel cd collettivo Piazza Carlo Giuliani ragazzo.
Le sue canzoni parlano dell’ambiente e in particolare della salute in fabbrica, delle disuguaglianze sociali ed economiche, del razzismo; è un compagno di strada che incontri alle manifestazioni e, spesso, alle iniziative dell’Istituto de Martino a Sesto Fiorentino e a Firenze.
Marco non poteva fare a meno di esprimere i suoi sentimenti e le sue emozioni di questi giorni.

Canzone di marzo (i giorni del coronavirus)

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Ricordi?

Da Bergamo Sandra Boninelli ci ha inviato un testo che è un inno alle piccole cose pensate, cantate e vissute. Sandra ci informa che questa Ricordi? era in origine un frammento di canzone che aveva iniziato a comporre suo fratello Mimmo e che lei ha completato inserendo sul finale una preghiera che sua nonna recitava prima di addormentarla. Il testo, in bergamasco con traduzione, è preceduto da queste poche righe che ci riportano a questi giorni terribili per la sua città:

Si parte di notte, soli
siamo lunghe file di camion;
solo la luna segue il cammino affannoso per tutti.
“Ci sentiamo domani, vedrai, starò meglio!”
Ti lascio un pensiero per la notte; anzi; una fola o un canto come piace a te.

Ricordi?

Lonedè de sul, coi pagn de laà
li sbandèra de culur, ol curtìl che l’è dre a sugà.
Martedè de grass, ol carnèal de strass,
am cambierà la èsta, am cambierà ’l scosàl,
e rierà ai cancèi, i storie che an se diss,
cuntade so de sira, sòi pianerotòi iff.
Mercoldè l’è ùra: “Dai mama, n’ dom a cà
che l’è ùra de fa ’l disnà”.
Po’ ’l ria ol Gioedè, an va tòcc a pregà,
un’orasiù per te e l’otra a la sità.
Venerdì ghe ’l nono che ’l cunterà ’na storia
del “Gioanì senza pùra”, per fa insognà i s-cietì.
Ol Sabat de matina, col lacc e i sbrofadèi,
an cumincia la giurnada, con tòcc i nos fradèi.
Duminica la festa, ol pà ’n de la minestra,
col prêt che ’l pregherà: “Sti atènc de fa mia pecàt”.
Ma intànt te va in lecc, col angel benedèt,
col angel magiur e la passiù del Signur;
tri angei ai pè, tri angei al cò, la Madona l’è che,
la te diss: “Dorma e posa, che pense me a tòtt”.

Lunedì di sole, i panni da lavare,
sbandiera di colori il cortile che li fa asciugare.
Martedì di grasso, lo straccio di carnevale
ci farà cambiare la veste, ci farà cambiare il grembiule.
Mercoledì è ora, “Dai mamma, andiamo a casa,
è l’ora di preparare il pranzo”.
Poi arriva giovedì, andiamo tutti a pregare,
un’orazione per te e l’altra per la tua città.
Venerdì c’è il nonno, racconterà una storia
di “Giovannino senza paura” per far sognare i bambini.
Il Sabato mattina, col latte e il pane cotto,
cominciamo la giornata con tutti i nostri fratelli.
Domenica la festa, il pane nella minestra,
col prete che pregherà: “State attenti di non fare peccati”.
Ma intanto tu vai a letto con l’angelo benedetto,
con l’angelo maggiore e la passione del Signore;
tre angeli ai piedi, tre angeli sopra la testa, la Madonna è qui
e ti dice: “Dormi e riposa, penso io a tutto”.

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Il morbo infuria

Francesco “Ciccio” Giuffrida è un ricercatore di musica popolare e cantastorie siciliano. Negli anni ’70 ha fatto parte del “Canzoniere del vento rosso” e ha partecipato anche alla riedizione del Ci ragiono e canto di Dario Fo. Continua a scrivere canzoni; è un amico carissimo e socio dell’Istituto Ernesto de Martino. Ci ha segnalato questo suo brano che ci sembra perfetto per raccontare questi nostri giorni di incertezza, sgomento e paura.

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“Vita di Giovanni Pirelli” ha vinto il Premio Matteotti

Con grandissima emozione vi comunichiamo che il libro di Mariamargherita Scotti (socio ordinario e membro del Comitato Scientifico del nostro Istituto) sulla Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante (Donzelli, 2018) ha vinto la XV edizione del Premio Giacomo Matteotti nella sezione saggistica.

Mariamargherita Scotti premiata al Matteotti

Seguono la scheda del libro e dell’autrice, dal sito della casa editrice Donzelli.

Scheda del libro

Erede di una delle più importanti dinastie industriali d’Italia, Giovanni Pirelli (1918-1973) rifiuta il ruolo di imprenditore nell’azienda di famiglia per intraprendere un’altra strada e dedicarsi alla scrittura. L’esordio narrativo è del 1952, con L’altro elemento, ma il risultato più rilevante è il romanzo A proposito di una macchina, del 1965. È in realtà l’intero mondo della cultura a interessarlo, di cui diventa presto uno dei protagonisti cruciali del Novecento: intellettuale complesso e affascinante, Giovanni imbocca percorsi insoliti e mai scontati, a cominciare dalla pubblicazione delle Lettere di condannati a morte della Resistenza (italiana ed europea, 1952 e 1954), curate insieme a Piero Malvezzi. Ricostruendone la vita, il volume – frutto di una lunga ricerca condotta in numerosi archivi, in particolare nell’archivio personale di Pirelli, per la prima volta accessibile in tutta la sua ricchezza, e attraverso molte testimonianze orali finora inedite – illumina aspetti inediti e originali, a tratti tormentati e controversi, del suo lavoro e dei suoi posizionamenti politici, dalla militanza nel Partito socialista alle esperienze nella Nuova sinistra. Al centro di molteplici iniziative culturali e politiche, curioso ed eclettico, sperimenta teatro, musica e cinema. Dai primi anni sessanta la sua attenzione si focalizza sui movimenti anticoloniali: mediatore delle opere di autori come Frantz Fanon in Italia, intrattiene rapporti con altri leader di quei movimenti, come Neto, Franqui e Cabral, e viaggia molto, in Africa, a Cuba, negli Stati Uniti. Un instancabile impegno culturale, un’incredibile rete di relazioni con gli intellettuali più importanti dell’epoca. La morte improvvisa interrompe bruscamente le attività di Pirelli. Da subito l’eterogeneità dei suoi interessi e rapporti si traduce in una memoria polifonica e contesa, ed è a questa molteplicità di voci e di sguardi che il volume dà spazio, evitando di irrigidire una figura così complessa in una maschera e proponendo invece al lettore, in maniera originale e feconda, nuove scoperte e nuovi interrogativi.

Autrice

Mariamargherita Scotti (Ph.d. Università di Pisa) è archivista e ricercatrice indipendente in Storia contemporanea. Si è occupata dell’ordinamento di archivi privati e istituzionali, tra i quali l’archivio delle edizioni Avanti!-del Gallo-Bella Ciao e del nuovo Canzoniere italiano e l’archivio privato Giovanni Pirelli (Varese). Dal 2011 è curatrice dell’archivio storico Piaggio di Pontedera. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Da sinistra. Intellettuali, Partito socialista italiano e organizzazione della cultura (1953-1960) (Ediesse, 2011) e la curatela del volume collettaneo Giovanni Pirelli intellettuale del Novecento (Mimesis, 2016). Socio ordinario dell’istituto Ernesto de Martino, è membro dei comitati scientifici della Biblioteca Franco Serantini di Pisa e della Fondazione Isec di Sesto San Giovanni.

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Ciao Paolo Ciarchi

Paolo Ciarchi

La notizia arriva come un treno in corsa che ti investe e, subito, la testa si riempie di immagini, suoni, ricordi, facce, corpi. Paolo Ciarchi è morto stanotte, al Policlinico di Milano. L’Istituto Ernesto de Martino perde il suo “piccolo uomo”, uno dei suoi pilastri; il musicista che non ha mai prodotto un long playing tutto suo ma ha suonato e cantato nei dischi di tutti e non solo con i cantori del Nuovo Canzoniere Italiano. Aveva cominciato nella Milano del cabaret, con Jannacci e Dario Fo, con i quali lavorò per anni ne La Comune per poi incontrare, dagli anni ’70, jazzisti e improvvisatori come Paolino Della Porta, Riccardo Luppi, Attilio Zanchi, gli Area; poi musiche e rumori per film e spettacoli; lo ricordiamo anche attore in un film di Davide Ferrario,”Tutta colpa di Giuda”, dove Paolo era lo Zingaro.
Ma non è questa la sede né il momento per ripercorrere la lunga carriera di Paolo. Il Ciarchi è stato un compagno di vita per tante persone della nostra piccola comunità: pensiamo al suo rapporto con Ivan Della Mea e Claudio Cormio ma, davvero, pensiamo a tutti noi, vecchi e giovani, cantanti e musicisti, organizzatori di cultura e compagni incontrati a Milano, Piadena, Fosdinovo, Sesto Fiorentino; pensiamo a lunghe tavolate dove si parla e si mangia lentamente, lui molto lentamente, dove sono nate proposte, intuizioni o semplicemente amicizia e affetto.
Pensiamo a Isabella Cagnardi, sempre insieme e vigile, pensiamo anche a noi, da oggi un po’ più soli, a cominciare dal 14 giugno, quando sarebbe stato a Sesto Fiorentino, per tre giorni, a ricordare Ivan.
L’abbraccio più grande va a Isabella e poi al figlio Giordano e a tutta la sua famiglia.
Il funerale si svolgerà sabato 18 Maggio, a partire dalle ore 10, presso il Teatro Franco Parenti, in via Pier Lombardo 14 a Milano. A nome di tutti i compagni del de Martino, ma proprio tutti.

Stefano Arrighetti

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