Convocazione assemblea dei soci 2021

Ai Soci dell’Istituto Ernesto de Martino

Prot. N° 198/2021 IEdM SA

OGGETTO: Convocazione Assemblea Ordinaria annuale dei Soci

Caro/a Socio/a,
anche quest’anno, causa le vicende legate alle disposizioni per affrontare l’emergenza COVID-19, la nostra assemblea si svolgerà nel mese di settembre: ti comunico che DOMENICA 26 SETTEMBRE 2021 presso la sede dell’Istituto Ernesto de Martino in Via Scardassieri 47 a Sesto Fiorentino, avrà luogo l’ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI della nostra Associazione. Prima convocazione ore 08:00. SECONDA CONVOCAZIONE ORE 10:00.

Ordine del giorno

  1. Lettura e approvazione del BILANCIO CONSUNTIVO 2020 e PREVENTIVO 2021.
  2. Rinnovo triennale delle cariche sociali; nomina nuovo presidente, collegio dei revisori dei conti, consulta scientifica.
  3. Nomina di nuovi Soci Ordinari.
  4. Relazione del Presidente eletto sull’attività dell’Istituto.
  5. Varie ed eventuali.

Ti ricordo che la partecipazione all’Assemblea è consentita a chi è in possesso della tessera dell’anno 2020.

Ovviamente se ci saranno nuove disposizioni che limitano la possibilità di spostamenti e dunque la partecipazione, riceverete nuove comunicazioni.

Saluti,
Sesto Fiorentino 01/09/2021
IL PRESIDENTE
Stefano Arrighetti

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Tessera dell’Istituto Ernesto de Martino per il 2021

Cari compagni e compagne, continua l’emergenza sanitaria che rende più difficili incontri e iniziative pubbliche ma che, lo avete visto, non ci ha impedito di produrre riviste, libri, filmati, e di partecipare a iniziative online. Stiamo allestendo il programma di InCanto 2021 e presto lo pubblicheremo. Dovrebbe partire, speriamo, dal prossimo 29 maggio, con un pomeriggio dedicato al 150° anniversario della Comune di Parigi.
Nel frattempo, dal primo maggio, è partito il tesseramento all’Istituto. Nell’immagine qui sopra vedete la tessera 2021 con tanto di “trombino” mascherato: iscrivetevi. Potete fare un bonifico di 30 euro (15 per gli studenti) a favore di Istituto Ernesto de Martino, IBAN IT48I0306918488100000002638 (BIC SWIFT per l’estero BCITITMM), oppure un versamento sul conto corrente postale 23726201, sempre intestato a Istituto Ernesto de Martino.
Questo è anche il tempo delle dichiarazioni dei redditi. Vi ricordiamo che quest’anno sarà possibile devolvere il 2×1000 alle associazioni culturali e vi chiediamo di scegliere l’Istituto Ernesto de Martino e di indicare il codice fiscale 01612280154.
Invece il 5×1000 potete donarlo a Io sto col de Martino onlus indicando il codice fiscale 94255380480.
Grazie e un grande abbraccio.
Stefano Arrighetti

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Voci e canti dell’arditismo

Un video dell’Istituto Ernesto de Martino, a cura di Stefano Arrighetti e Antonio Fanelli, regia di Antonio e Tommaso Chiavacci (Hastavideo, 2021). Realizzato in occasione della ricorrenza del 25 aprile, per il convegno online Cento anni dopo. La prima organizzazione antifascista: gli Arditi del popolo (martedì 20 aprile 2021, ore 17), organizzato dall’Istituto sardo per la storia dell’antifascismo e della società contemporanea – Issasco, l’Istituto Della Resistenza Lucca – Isrec, e l’Istituto Ernesto de Martino. Il video presenta una fonte sonora inedita: la voce di Giuseppe Raffaelli, anarchico di Montignoso, ardito del popolo, esule in Francia e combattente della guerra civile spagnola, artefice e creatore con Giuseppe Del Freo del canto Figli dell’officina, un brano fondamentale del patrimonio musicale antifascista, ancora oggi. Raffaelli, intervistato da Gianni Bosio il 7 maggio del 1970, racconta la genesi del canto e intona Figli dell’officina, mai incisa finora su disco. Il documento sonoro è conservato nella nastroteca dell’Istituto Ernesto de Martino, nel Fondo Ida Pellegrini. Vedi il breve resoconto: Gli autori di Figli dell’officina, in Il Nuovo Canzoniere Italiano, nov-dic. 1970, pp. 78-80.

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Ciao Alberto

Ci ha lasciato Alberto D’Amico. Aveva 76 anni ed era stato uno dei protagonisti della canzone politica e di protesta sociale. Per i Dischi del Sole aveva inciso due LP: Ariva i barbari e So’ nato scorpion e nella serie sperimentale era uscito Il mio partito saluta Mosca. Inoltre aveva partecipato allo spettacolo teatrale del Nuovo Canzoniere Italiano su La grande paura, dedicato al biennio rosso e alla occupazione delle fabbriche nel 1920. Abbiamo chiesto un ricordo di Alberto D’Amico a Gualtiero Bertelli e ne è venuto fuori un ritratto davvero intenso che ci piace condividere con voi.

Alberto D’Amico

Alberto D’Amico
Un veneziano al sole di Cuba

Alberto D’amico, concepito a Trapani, ma nato a Venezia, è morto nella notte tra il 18 e il 19 giugno, all’età di 76 anni, a Cuba, dove viveva con la moglie cubana, sposata venticinque anni fa.
Una vita in mezzo al mare, su tre isole diverse per clima, storia e cultura che hanno contribuito in modo differente, ma sostanziale, a plasmare il carattere e il pensiero, a guidare i comportamenti di Alberto.
Benché avesse trascorso gli anni della sua infanzia e della prima adolescenza alla Giudecca, non avevo mai avuto occasione di conoscerlo.
Non era neanche probabile che potesse succedere in quella lunghissima spina che chiude il bacino di San Marco e il largo canale che indirizza le navi verso Marghera. Vivevamo in due quartieri separati, situati agli estremi, simili nella miseria di case popolari e casermoni e nelle storie vissute dai loro abitanti.
Molte di queste storie si ritrovano nei canti di Alberto, ancor più che nei miei poiché ancor più urbana è la poetica che pervade le sue canzoni. In esse ha raccolto un campionario di umanità che oggi può apparire improbabile, ma che era il prodotto di scavi profondi nelle vite di buona parte dei dodicimila isolani degli anni cinquanta.
La sua attenzione è stata fortemente attratta da vite al limite, da giochi infantili crudeli, da pianti adulti tra le mura di un carcere.
Da queste vite fa anche emergere elementi di una religiosità popolare che da del tu alla “Mama Madona”, che costruirà una chiesa che arriverà al cielo (quella del SS. Redentore di Palladio) per fermare la tremenda peste che nel quattordicesimo secolo falcidiò gli abitanti della città e dell’intera Europa.
Alberto ha questo sguardo lungo sulla storia di questa sua terra e riesce ad intrecciarla con vicende che arrivano dirette ai nostri giorni, perfino a quelli che stiamo vivendo.
Questa sensibilità si esplicita in un canto che a mio parere non è la sua composizione più bella, ma certamente la più popolare, la più amata, la più cantata da gruppi e singole persone: Ariva i barbari, un’epopea che parte da “i barbari” che arrivano a cavallo ed hanno “do corni par capèo” e giunge alle elezioni amministrative della seconda metà del secolo scorso quando la sinistra riconquista il Consiglio Comunale di Venezia. Una cavalcata davvero barbarica, piena di veemenza e coraggio, regalando spaccati della condizione di vita più misera (dormiremo sotto da prova, magnaremo poenta e pesse, coversi el fio che tosse…) e di esistenze dorate al di sopra di ogni immaginazione. C’è qualche cedimento alla storia scolastica ed aneddotica, ma anche una sincera esigenza di lettura non convenzionale dell’arco storico dello Stato tra i più longevi e identitari d’Europa.

Quando incontravi Alberto per la prima volta non avevi dubbi su quale potesse essere la sua terra di origine. La pelle, i capelli, la barba neri, la faccia scavata sul legno con un coltello, la struttura brevilinea e asciutta, la statura piuttosto contenuta lo facevano somigliare al “feroce Saladino” dei pupi siciliani. Per questo la sua parlata veneziana sembrava un doppiaggio ben riuscito. Ma in casa parlavano la loro lingua, il siciliano, anzi il trapanese, come amava precisare. Rivendicava la sua doppia origine come un bene prezioso e ogni occasione che gli si presentava per scendere nel mezzogiorno era la promessa di una boccata d’aria di famiglia.
Aveva un carattere forte e combattivo, difendeva le proprie idee in modo molto determinato, specialmente quando le coglieva un po’ deboli o sotto accusa.
Entrò a far parte del Canzoniere Popolare Veneto, che Luisa Ronchini ed io avevamo fondato alla fine del 1964, nella primavera dell’anno successivo. Si presentò in compagnia del pittore Romano Perusini, che ci ospitava per le prove nel suo studio veneziano, e ci disse che gli piaceva cantare. Non sapeva suonare nulla e non aveva la minima idea di che cosa noi cantassimo. Si era incuriosito alle descrizioni di Romano e voleva provare. Si portò a casa un po’ di dischi e tornò dopo una quindicina di giorni facendoci ascoltare i canti della Resistenza che aveva imparato.
La voce era molto piena ed aveva una discreta padronanza della stessa.
Ci disse che i canti gli piacevano e che si sarebbe procurato una chitarra.
Dopo un altro paio di settimane eseguiva i primi accordi e aveva scritto la sua prima canzone. Come spesso accade all’inizio, era un brano che peccava di ingenuità sia nel testo, che raccontava la vita di un panettiere, che nella musica, ma il ragazzo si era impegnato sul serio.
Iniziava così un percorso che, non senza discussioni e dissidi, lo porterà ad essere considerato cantore della Venezia proletaria con pieno merito.
Poi la partenza per Cuba, i brevi rientri estivi con qualche concerto da solo o con musicisti provenienti da antiche frequentazioni, qualche serata a due con me e una produzione che, a mio avviso, si andava impoverendo di quella che era stata la sua forza: aderenza alla città ed alla sua gente.
L’ultimo suo lavoro, Flores registrato e mixato a Cuba, mette insieme idee datate con folklore cubano. Malgrado i bravi musicisti e un delizioso coretto di ragazze, il nostro Alberto stava dando segni di smarrimento. Ma nessuno ci ha fatto caso. I suoi appassionati cultori hanno continuato e continueranno ancora a cantare Ariva i barbari a cavalo, Giudeca nostra abandonada, la spendida Cavarte dal fredo e cantando ritroveranno Alberto D’Amico accanto, con il suo sorriso furbo, le sue battute talvolta caustiche, la sua bella voce calda e la faccia da Feroce Saladino.

Gualtiero Bertelli
Mira, 19 giugno 2020

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Martedì 19 maggio 2020: riapriamo

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Facendo seguito al Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 17 Maggio 2020 che, in allegato, contiene le disposizioni sanitarie in merito alla riapertura di Musei, Archivi e Biblioteche, il Presidente della Giunta Regionale Toscana, sempre in data 17 maggio, ha emanato l’Ordinanza n° 57 che conferma, per la Toscana, la riapertura di Biblioteche e Archivi, pubblici e privati.
Dunque, dopo due mesi di chiusura e ancora in assenza di iniziative pubbliche (concerti, presentazioni di libri e quant’altro), riapre la sede del nostro Istituto. Ovviamente dovremo tenere ben presenti le indicazioni contenute nel DPCM del 17 maggio, a cominciare da quelle di contenimento del virus e dalle informazioni precise a soci e fruitori dei nostri spazi interni ed esterni.
Ecco alcune informazioni importanti:

  • a partire da Martedì 19 Maggio, la sede dell’Istituto Ernesto de Martino sarà aperta al pubblico tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì dalle ore 15,30 alle 19,00 solo su appuntamento e non più di due persone per volta. I visitatori dovranno obbligatoriamente indossare la mascherina; noi metteremo a disposizione guanti monouso e gel per l’igiene delle mani. Coloro i quali devono consultare i nostri Archivi per le loro ricerche, nel momento della prenotazione, sono pregati di indicare l’argomento che interessa. Per prenotare potete inviare una mail a iedm[chiocciola]iedm.it oppure telefonare
    allo 0554211901 oppure al cellulare 3319861781 e risponderà Stefano Arrighetti;
  • i soci dell’Istituto sono invitati a venire in sede durante gli orari di apertura per il rinnovo delle Tessere alla nostra Associazione: saranno i benvenuti dopo questi mesi di distacco e non presenza;
  • tutti i materiali (libri, documenti, supporti audio video) in entrata e/o di ritorno all’Istituto saranno messi in isolamento e non disponibili alla consultazione per un periodo di 10 giorni.

Vogliamo infine ringraziare tutti quei soci e amici e compagni che in questi mesi ci sono stati vicino seguendoci sul sito o con le loro mail e il telefono. Ora proveremo a ripartire dalla sede aperta, in attesa di poter definire un programma per le nostre iniziative pubbliche, a partire dal nostro InCanto 2020.

Vi aspettiamo.

Stefano Arrighetti

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